Lecco, 07 ottobre 2020   |  

La disabilitá ci rende umani. Dieci passi per una comunitá inclusiva

di Gabriella Stucchi

“Mi piace una Chiesa sempre più vicina ai dimenticati, agli abbandonati, agli imperfetti” (papa Francesco).

La disabilita ci rende umani

Nella Prefazione viene indicato lo scopo del libro: ri-conoscere le situazioni di disabilità, seguendo la Parola evangelica che chiama ad accogliere lo straniero, l’altro, il diverso nei momenti belli e brutti della vita quotidiana.

Nell’Introduzione l’autore Stefano Buttinoni, prete milanese, responsabile Caritas della Zona pastorale V (in particolare per la disabilità), parte dalla testimonianza di Serena, 25 anni, che sulla sedia a rotelle, molto emozionata, dice a papa Francesco che andrà alla GMG di Cracovia, mentre molti ragazzi come lei nella loro parrocchia non ricevono la Comunione e non partecipano alla Messa: chiede il motivo di questa esclusione. L’autore coglie questo come spunto del suo libro: intendere la fragilità nel suo valore profondo; Dio si manifesta proprio dalle membra dei più deboli.

Nei primi capitoli l’autore, prete da oltre vent’anni, la cui famiglia è segnata dalla disabilità del fratello Roberto, si rivolge ai membri di tutta la Chiesa, partendo dagli Atti degli Apostoli 2,42, per sottolineare che “tutti vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme”. Occorre ripensare la Chiesa partendo dai poveri, abbandonando per un poco le esigenze strutturali e organizzative, ascoltando le esperienze di persone fragili ed anche “risorte” per aver accolto la loro infermità con la forza interiore.

L’autore propone una “Teologia della disabilità” come “fonte rivelativa del volto di Dio”. Ogni persona rivela “la bellezza di Dio”, pone domande teologiche importanti. Già i discepoli chiedono a Gesù (Giovanni 9,2) “perché” uno è nato cieco e se ha peccato lui o i suoi genitori. Si creano sentimenti contrastanti, che mettono tutti in una condizione di debolezza. Ma anche il Figlio di Dio è stato crocifisso, dimostrando l’identità trascendente di Dio ed esprimendo la sua pienezza nel banchetto del Regno con la sua bellezza, méta del nostro cammino. Anche nel banchetto della casa dei farisei Gesù vuole che ci siano poveri, ciechi, storpi e zoppi per fare festa.
Questo dovrebbe avvenire anche per tutte le nostre comunità, tenendo lo sguardo su Gesù. L’autore delinea un cammino, suggerendo le tappe e invitando i lettori ad annotare appunti sul nostro comportamento.

Il primo passo è “Presenza”. La comunità deve tenere il contatto con le persone disabili malate attraverso visite, portare l’Eucaristia, aiuti per i bisogni. Se le condizioni fisiche permettono, devono trovare posto sia nell’ambito sociale (scuola, gruppi...), sia nei vari ambiti della vita della comunità cristiana (liturgia, consiglio pastorale, consiglio affari economici, catechisti, ministri straordinari dell’Eucaristia...). Questo richiede l’abbattimento delle barriere architettoniche e dei pregiudizi cognitivi, religiosi, comunitari.

Il secondo passo è “Invitare”. L’autore parte con la citazione della liturgia eucaristica: “beati gli invitati alla cena del Signore”. L’invito deve essere collettivo, frutto di incontro. Invitare la persona con disabilità, come con tutti, deve essere dettato dal desiderio di conoscere, accompagnare la persona nella sua quotidianità, con gratuità e simpatia. L’invito deve nascere dal cuore ed essere accompagnato dalla preghiera.

Terzo passo: Accogliere. L’autore dichiara che l’accoglienza richiede pazienza, ascolto (quindi competenza), capacità di andare incontro agli altri, senza giudicare, condividendo il dolore con premura.

Quarto passo: Conoscere. Il processo di conoscenza dell’altro è lento e disteso nel tempo. Bisogna guardarsi negli occhi, avere pazienza, entrare nell’intimo, con incontri, feste, gite e vacanze, in un clima familiare.

Quinto passo: Accettare. È assolutamente indispensabile agire con empatia, sentendo in se stessi la ferita dell’altro disponendosi alla tenerezza, alla dolcezza, all’apertura, all’accettazione e alla pazienza. Dio ha creato legami tra noi, per cui siamo responsabili l’uno dell’altro; perciò Dio ci aiuterà a rinsaldarli, facendoci riconoscere gli aspetti bui della nostra interiorità, avviando una relazione di fraternità con ogni persona, attraverso il perdono di Dio dato da Gesù. Allora nasce la comunione che ci fa accettare l’altro carico della presenza di Dio.

Sesto passo: Sostenere. L’autore parte dal capitolo 12 della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi per mostrare che la comunità è immagine stessa di Dio, in cui ciascuno si sente amato e custodito dagli altri, quindi le persona con disabilità, più deboli, devono essere trattate con maggior rispetto, con una generosa azione di supporto, vedendole come amici, unendoci ad altri gruppi che operano con gli stessi scopi.

Settimo passo: Prendere in carico. Tempo e denaro possono essere validi per venire incontro alle persone e alle famiglie con disabilità, su cui gravano questioni economiche. In questo caso più che agire personalmente è utile che la comunità si metta in rete con attori diversi, ciascuno dei quali risponde con le competenze proprie. Allora si scorge la bellezza della fede, la potenza della speranza, perché nessuno è escluso negli aspetti sociali, territoriali e civili.

Ottavo passo: Rendere amici. L’autore, riferendosi a un passo del saggio “Pedagogia del dolore” di don Carlo Gnocchi, propone a tutti noi una via di solidarietà umana che vince la solitudine del dolore innocente. La Messa, l’adorazione personale, le forme di culto eucaristico sono fonte di ripensamento e custodia delle nostre amicizie, che con l’amore e il perdono rilevano la festa della vita.

Nono passo: Essere necessari. Scrive l’autore: “Accogliere e rendere necessaria anche la persona più ferita e compromessa apre alla possibilità che la sua presenza sia insostituibile per la nostra umanità. A queste condizioni la disabilità non è più una condanna, ma ci rende umani”.

Decimo passo: Amare. “L’amore - secondo l’autore - ha la possibilità di spalancare la presenza di Dio”, che noi possiamo percepire attraverso la fragilità di un uomo ferito, che riproduce l’evento del pane spezzato, del crocifisso posto tra i commensali di una comunità che cerca di seguire Gesù.

Allora si arriva all’inclusione delle persone con disabilità, degli emarginati e scopriamo la bellezza di una comunità cristiana che diventa immagine della Trinità, cadono le barriere tra noi e le paure del diverso, si apre il cuore a tutta l’umanità.
Ma oltre all’amare, è essenziale rivelare alla persona la sua bellezza, la sua unicità, meritevole di attenzione. Così la persona disabile cresce ed evolve, nella reciprocità.

Un libro molto interessante, che unisce i passi evangelici con testimonianze dirette di persone e gruppi che, mettendo in atto i comportamenti delineati nel testo, riconoscono la piena dignità delle persone con disabilità, membri attivi della comunità cristiana, sociale e civica.

Stefano Buttinoni “La disabilità ci rende umani – Dieci passi per una comunità inclusiva” – IPL - euro 18.00

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