Lecco, 09 ottobre 2017   |  

La città che cambia volto: la storia del Polverificio Piloni

di Rosa Valsecchi

Al posto della storica industria di Bonacina sorgeranno degli appartamenti

polverificio piloni bonacina 4

L'ex polverificio Piloni

Un altro pezzo di storia dell’industria lecchese sta per scomparire. Da giorni gli operai sono al lavoro per la messa in sicurezza dell’area dell’ex polverificio Piloni a Bonacina, dove presto ciò che resta della storica azienda di polveri da sparo lascerà il posto ad un nuovo complesso residenziale. Proprio come era già accaduto qualche anno fa per la vicina struttura dell’ex cartiera Cima, anche quest’area è destinata ad ospitare nuove abitazioni, parcheggi e un piccolo parco pubblico. Per il momento ruspe ed escavatori hanno abbattuto solo le parti pericolanti, dove si erano già verificati alcuni crolli, spianando il terreno che circonda ciò che rimane della grande struttura centrale dell’arsenale Piloni, un edificio industriale della seconda metà dell’ ‘800 che per decenni è rimasto in piedi a silenziosa testimonianza di uno dei capitoli più importanti della storia economica della città. Il polverificio Piloni, insieme alla cartiera Cima e al laminatoio di Malavedo, fu tra i primi esempi di industria moderna a Lecco, con strutture non riadattate ma costruite ex novo nell’ottica di soddisfare tutte le polverificio piloni bonacina 2esigenze produttive.

Una prospettiva inedita in quegli anni per Lecco, che nel caso del polverificio Piloni si concretizzò in un sistema complesso e ingegneristicamente all’avanguardia, di cui rimangono ancora oggi significative tracce tra Bonacina e la località Sant’Egidio, come alcuni canali di scolo e canalizzazione dell’acqua e le rotaie che collegavano la fabbrica con i magazzini posizionati lungo il torrente Caldone. La nascita di questo importantissimo insediamento produttivo è ben ricostruita da Francesco D’Alessio all’interno del volume “Un industrioso cammino”, realizzato qualche anno fa per Confindustria Lecco. Il polverificio venne impiantato a Bonacina da Bernardo Piloni e raggiunse la fama nazionale in seguito, grazie all’opera del figlio Antonio e dei nipoti Bernardo e Corrado, che si specializzarono nella “fabbricazione delle polveri piriche, delle cartucce e degli esplodenti in genere nonché la lavorazione del ferro e dei metalli”.

Insieme alla cartiera Cima divenne il cuore produttivo del rione, dando lavoro a tutti gli abitanti di Bonacina: «C’era un intero paese di forza lavoro, fino ad allora limitata all’agricoltura e alle sporadiche iniziative legate alla lavorazione siderurgica - spiega D’Alessio -. Sia la cartiera Cima che il confinante polverificio Piloni rappresentarono un cardine fondamentale per la piccola comunità di Bonacina, che negli anni seguenti si sviluppò sia dal punto di vista demografico che economico, e se non vi fu il tempo materiale di elevare l’abitato a comune autonomo (al 1923 risale l’unione di tutti i vari comuni della conca lecchese sotto quello unico di Lecco) fu comunque possibile ottenere la costituzione di una propria parrocchia nel 1926, staccandosi definitivamente dalla dipendenza religiosa da Olate». Quella del Polverificio Piloni è però anche una storia costellata di episodi tragici, fra cui spicca la terribile esplosione del 21 giugno 1887 che rase al suolo lo stabilimento causando la morte di sette lavoratori.

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