Lecco, 10 maggio 2017   |  

Io e don Milani

di Gabriella Stucchi

Il libro documenta l’esperienza del prete di Barbiana sulla cui tomba si soffermerà il 20 giugno papa Francesco.

Io e don Milani

Nel libro sono raccolti gli scritti di Ernesto Balducci su don Lorenzo Milani.
Balducci, padre scolopio, noto per le riflessioni sulla rivista “Testimonianze” da lui fondata, ebbe un rapporto molto stretto con il priore di Barbiana, seppure con visioni diverse. Per Balducci si parla di “profezia politica”, per don Milani di “opzione di carità”, che convergono nella fedeltà al Vangelo.

Il primo punto sottolineato è che don Milani ha visto come problema primario quello pedagogico, realizzato nella “Scuola di Barbiana”, ma vissuto sin dagli inizi del sacerdozio, quando nel 1949 fu inviato come cappellano a Calenzano, nella periferia di Firenze. Esperienze Pastorali, il libro in cui espone un quadro della situazione sociale e religiosa, viene subito tolto dalla circolazione dalle autorità della Chiesa, perché non opportuno. Oggi, a distanza di vent’anni, ci sembra anticipatore. Don Milani si era lanciato sulle opere parrocchiali, che non avevano come fine la cultura.
Egli comprende che la vera rivoluzione evangelica e umana consiste nel dare la parola ai poveri. Da qui nasce Lettere a una professoressa, in cui parla di due partiti esistenti in Italia: quello degli analfabeti e quello dei laureati. Occorre una rivoluzione culturale, che propone nella Lettera ai cappellani militari e poi nella Lettera ai giudici, sul tema dell’obiezione di coscienza e della lotta non violenta contro le strutture oppressive.

La rivoluzione di don Milani inizia con la scuola da lui aperta a Calenzano, in cui riesce a portare i suoi ragazzi, provenienti dal ceto contadino, a una capacità di discussione e di interessi. Ma in seguito a un provvedimento ecclesiastico viene trasferito a Barbiana nel novembre 1954 (a 42 anni), dove realizza il suo vero progetto, che cioè i suoi ragazzi ottengano un titolo di studio, perché si inseriscano nel mondo civile, partecipino alla vita sindacale per rinnovare la società. Nella scuola abolisce i testi scolastici e usa il giornale, perché lì c’è la cronaca; coltiva l’interesse per il bene comune.

Per questo, dice Balducci, Don Milani «è morto lapidato, misconosciuto, ma è entrato nella coscienza (e nella storia)…».

Nell’ultimo capitolo “Don Milani e il suo tempo” l’autore propone quanto espresso nella conferenza da lui tenuta presso il Circolo ARCI di Castello (Firenze). Traccia un quadro del mondo cattolico fiorentino e in esso inserisce la figura di don Milani, che comprese che educare è già di per sé evangelizzazione, diffondendo un messaggio umano ed evangelico. «Annunciare la salvezza proposta da Gesù Cristo non ha significato se non c’è innanzitutto una ricostruzione delle condizioni antropologiche», il che presuppone anche una condizione di autonomia critica.

L’esperienza pastorale di don Milani è considerata “teologia della liberazione”: liberare l’uomo dallo stato di passività e dare al ragazzo, all’uomo, la dignità di giudicare con la propria testa.

Il libro documenta l’esperienza del prete di Barbiana sulla cui tomba si soffermerà il 20 giugno papa Francesco: un riconoscimento per una missione non compresa ai suoi tempi, ma tanto profetica.

Ernesto Balducci: “Io e don Milani” SAN PAOLO – euro 10.00

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