Lecco, 27 dicembre 2017   |  

Invece vorrei giocare

di Gabriella Stucchi

Le vicende narrate sono ispirate a storie vere e riportano il dramma dell’aborto, oggi purtroppo un po’ sottovalutato.

Invece vorrei giocare

Il libro si apre con un acronimo, che può leggersi con due significati: IVG Interruzione Volontaria di Gravidanza. IVG Invece Vorrei Giocare.

Proprio su queste due linee, che si possono riunire in una sola, si svolge tutto il contenuto del libro, che propone la delicata questione dell’aborto, condotta in modo originale dall’autrice comasca Laura Cairoli, insegnante di sostegno nella Scuola Primaria.

Singolare è anche l’impostazione del libro, che nelle parti centrali racconta la storia di un bimbo – o di una bimba – dal suo concepimento alla sua dipartita da questa terra. Nella parte sinistra, in corsivo, raccoglie invece i pensieri del bimbo.

Da una parte la gioia di essere creato, di intravedere un raggio di luce, di sentire il cuore che batte. Dall’altra la consapevolezza di venire generato irresponsabilmente, con un’infernale volontà genocida.

Il percorso micidiale continua: “ucciso, beffato, dileggiato...i resti gettati in latrine o cassoni”, senza nessun dolore”, mentre “vorrei guardarti, vorrei giocare, vorrei gioire”.

Poi l’apostrofe al dottore “che può trucidare”, senza che il bimbo possa replicare.

In forma di domanda, ma non meno efficace, l’attacco alla legge, a cui basta un timbro per intestare una villa a un nascituro, mentre la vita stessa non vale nulla per il futuro.

“Il gioco delle domande” è il titolo dell’articolo in cui sono rappresentate situazioni sconcertanti: un fiorista che si vanta di steli di fiori smozzati; un contadino che strappa un frutticino e guarda il gesto come a un trionfo; il fattore che scaglia pietre sulle uova, rivendicando un diritto di proprietà; il cuoco che, gloriandosi, getta il dolce che sta cuocendo; il pazzo che strappa un assegno non ancora incassato, pur dicendo che gli manca denaro. La domanda è perché quel gesto si impone senza cura a tanti figli.

Ma c’è anche la vittoria della vita: così nella drammatica storia della “Texana” che
subisce violenza durante una serata in un locale, ma pur sapendo che la vita che porta in grembo è frutto di un atto mostruoso, tiene Edith e continua la sua vita faticosa di madre e studentessa.

Anche Morena, nata con sindrome di Down, abbandonata dai genitori e adottata da una famiglia con altri tre figli, con padre medico, pur avendo compiuto a volte gesti sconsiderati, è simbolo di una vita “speciale”, che ama le persone da cui si sente amata.

Annalisa, ventisei anni, lasciata sola dopo due mesi di convivenza, incinta, in difficoltà economiche, trova aiuto in un medico e nella sorella, oltre che negli amici. Matteo è nato! Seguono due filastrocche, la “ninna nanna” in cui Annalisa esprime i sentimenti profondi che Annalisa prova per suo piccolo e il “risveglio”, le sensazioni del piccolo «soffocato nel mio stesso sangue, filo sullo scrimolo dell’esistenza».

Nell’Appendice, la conclusione molto commovente: l’8 marzo 2000, durante una conferenza organizzata dalla scuola sulla legalizzazione dell’aborto, osannata dalle relatrici («le donne ce l’hanno fatta a far valere i propri diritti!») una studentessa liceale, pur con molte incertezze su come sarebbe stato interpretato il suo intervento, ha il coraggio di esporre la sua opinione, segnata dall’ansia, ma chiara nei contenuti:

«L’interruzione di gravidanza è una distruzione». Cerca di spiegarsi, pur nella forte emotività. La cosa più bella è che nessuno dei cinquecento liceali la assale con insulti: solo una ragazzina osa sussurrare «Anch’io sono con te». La studentessa che aveva parlato al microfono è fiera di aver detto la verità.

Le vicende narrate sono ispirate a storie vere e riportano il dramma dell’aborto, oggi purtroppo un po’ sottovalutato. La semplicità e la schiettezza con cui l’autrice espone le varie vicende, i passi poetici interposti, inducono a riflettere sul valore che ha quella piccola vita custodita in grembo, sul rispetto e sulle cure che le sono dovute.

Laura Cairoli INVECE VORREI GIOCARE –Casa Editrice Kimerik – Karme poesie- euro 11,48

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