Lecco, 24 marzo 2020   |  
Cronaca   |  Cultura

In tempi di coronavirus gli insegnamenti del "Cantico dei Cantici"

Nella storia dell’uomo ci sono sempre drammi ricorrenti, episodi di sofferenza, divisioni, morte, incomprensioni e a volte sembrano non esserci via d’uscita … Come il periodo attuale, il tunnel dove, al momento, non riusciamo a vederne la luce d’uscita, ma dove – come leggiamo nel testo biblico – esiste la speranza.

IIimmagine INFERMIERE E MASCHERINE

di Franco Negri. Anno 2020: sono passati appena tre mesi dai festeggiamenti di fine 2019 (con le immagini delle luminarie e dei fuochi lanciati al cielo ma anche, d’altro lato, il canto del ‘Te Deum’ risuonato nelle cattedrali) e già possiamo stilare un giudizio, per i nostri posteri, su questo novello anno così imprevisto e imprevedibile.

Per chi segue lo sport e soprattutto per chi lo pratica (e non solo il basket) ha rappresentato uno shock a Gennaio la notizia della scomparsa di Kobe Bryant, grande personaggio sportivo ma anche uomo di grande generosità ed educatore ai valori dello sport per i giovani di tutto il mondo.

Ma Gennaio non ci stava riservando solo questa ‘sorpresa’: ne stava preparando un’altra, in Italia, in Europa e nel mondo, ben più consistente e drammatica: la pandemia di Covid19. E noi tutti, ma proprio tutti, ne stiamo soffrendo immensamente e, al momento, non stiamo vedendo una auspicata via d’uscita a tale dramma.

Assistiamo al grande dolore (migliaia di deceduti, dramma di moltissime famiglie, limitazione delle nostre libertà, blocco dell’economia, perdita del lavoro …) e siamo testimoni, nel contempo, di grandi atti di generosità, di solidarietà, di dedizione (sia a livello personale, sia nei gruppi di cura e assistenza) negli ospedali e posti di contagio. Siamo testimoni anche, purtroppo, di atti di egoismo, di strumentalizzazione, di speculazione e ciò sia a livello nazionale sia a livello europeo (esempi: mascherine protettive fatte pagare un’esagerazione, dispositivi sanitari negati o bloccati da qualche parte, scarsa o ritardata considerazione dei problemi italiani da parte europea). Siamo spettatori, ma coinvolti necessariamente, in diatribe riguardanti i metodi di come affrontare l’emergenza, complici le diverse visioni scientifiche (ma anche politiche) di come affrontare il mostro invisibile.

Insomma, non un bel panorama. Se la carne è debole e lo spirito è forte – come nel famoso detto e come lasciano intendere i vari slogan coniati per la circostanza (ad esempio, “ce la faremo”) – ci viene spontaneo, in ogni caso, il quesito del perché di questo male (che ci assalta sotto tanti aspetti), della responsabilità per questo male, di come eliminare le conseguenze di questo male … Quesiti per le cui risposte ci affidiamo ai ‘maestri’ e, a seconda del ‘maestro’ a cui noi ci affidiamo, avremo certe risposte.

Questo periodo di quarantena, che ci siamo imposti per arrivare ad una qualche soluzione al fine di interrompere il contagio, è anche un periodo che ci consente, standocene a casa tranquilli (per chi riesce ad esserlo), di dedicarci a letture e approfondimenti.

Abbiamo accennato ai diversi fattori, quello del dolore (di ammalati e deceduti, e quello dei loro familiari), quello della generosità, della solidarietà e della donazione di sé (nell’assistere gli ammalati da parte di medici, infermieri, assistenti), della dedizione (nel prestare vari servizi di presidio pubblico sul territorio), e anche quello della cattiveria, declinata sotto tanti e vari comportamenti, o dell’omissione di aiuto (occorsa a livello personale, con accenno ad esempio a episodi di rifiuto di presenza da parte di certi medici, o a livello di aziende o di Stati nel voltare le spalle a urgenti bisogni dei cittadini italiani).

E dunque, a quale ‘maestro’, nelle nostre letture, possiamo rivolgerci per avere “risposte” in merito a tali esperienze (di grandezza ovvero di degrado) dell’umanità?
Visto che siamo chiamati in questo periodo a starcene soli, distanti e lontani dagli altri, ho voluto riprendere il libro del “Cantico dei Cantici”, dove troviamo invece più volte la parola ‘amore’, un concetto che, in questo particolare periodo, non sembra essere molto in voga se appunto consideriamo la necessità, impostaci, di stare lontani gli uni dagli altri e, indirettamente, temerne il contagio.

Ho ripreso altresì la lettura del commento che il cardinale Gianfranco Ravasi (biblista, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura) ha fatto a questo incredibile libro della Sacra Scrittura. Da lui ho tratto alcuni spunti che qui vorrei riproporre e che mi sembrano coerenti con quelle aspettative di “risposta” alle domande che mi sono posto nelle righe precedenti, domande che hanno un sapore ancor più drammatico in questo periodo.

Problema del male, della solitudine, della vita e della morte, della donazione di sé, del tradimento, della riconciliazione, della sessualità, dell’eros, dell’affetto, della fedeltà, della concretezza, dell’apparenza, dell’infinito, della bellezza (quella fisica, quella spirituale) dell’essere umano, della bellezza della natura (conservata o calpestata), dell’amore umano e dell’amore divino … Tutto ciò … rapportato ai nostri tempi …

Dunque, il Cantico dei Cantici, libro solo apparentemente ‘laico’ e solo apparentemente erotico, ci dà tanti spunti per chiarirci le idee. E per immergerci nell’argomento è utile richiamare una piccola parabola usata dalla tradizione giudaica. Ed è questa. Dio si affaccia sul mondo da lui creato e si sconcerta poiché vede che non c’è armonia (né quella con Lui, né quella tra uomo e donna, né con il creato) e vede che inizia ad incrinarsi il dialogo; in conseguenza di ciò Egli si ritira al primo cielo (Nella tradizione cosmologica antica c’erano sette cieli).

Il tempo passa ed ecco apparire Caino e Abele. Dio si impressiona ancora di più della sua creatura e allora si ritira al secondo cielo. Da qui vede che tra gli uomini si attiva inoltre la vendetta, e allora Egli si ritira al terzo cielo, sempre più distaccato da questa umanità che non riesce più a capire ma che Lui ha voluto ‘libera’, non come una stella che risplenda obbligatoria a meccaniche celesti. E così via, fino a quando Egli si ritira al settimo cielo ed assiste all’oppressione del suo popolo schiacciato dalla superbia del faraone d’Egitto.

Dio si trova solo e decide allora di tornare. Secondo la tradizione rabbinica, Dio dunque decide di “tornare” donando a Israele il “Cantico dei Cantici”. (Qui si chiude il racconto ‘educativo’ della tradizione giudaica, e riprendono i libri della vera Sacra Scrittura, che comprende il “Cantico dei Cantici”). Dio torna al suo popolo come un fidanzato verso la sua fidanzata. Con un ‘linguaggio’ che, nella sacra Scrittura, troviamo anche nel profeta Osea e nella sua drammatica relazione con la sua donna. Ciò diventa una parabola per il rapporto anche con Dio.

La bellezza degli innamorati e la bellezza del cosmo. Il rifiorire della natura, segno dell’innamoramento, e la tenerezza del germogliare della natura, segno della tenerezza del rapporto tra gli uomini e del rapporto tra uomo e donna. La persona umana nella sua relazione. Anche questo rapporto è visto in successivi approfondimenti: dall’iniziale aspetto di ‘sessualità”, istintivo e importante, come capacità di generare, all’altro aspetto di “eros”, come scoperta della bellezza dei sentimenti, della tenerezza, della poesia (cose che non può provare l’animale), fino al terzo livello (a cui ci conduce il “Cantico”) che è quello dell’”amore”, che è ‘donazione’, poiché in tale momento “uno non esiste senza l’altro, e ambedue si sentono intrecciati l’un l’altro!”

Dunque, il “Cantico” contiene i ‘simboli’ delle nostre relazioni, il significato di cosa vuol dire amore, donazione, è rappresentazione della realtà concreta delle nostre persone, carne e spirito, concretezza di corpo e significato, un segnale che ci porta verso l’altro!

Bene, alla fine della lettura del libro del “Cantico dei Cantici”, abbiamo compreso qualcosa in più di come sono e di come dovrebbero essere i nostri rapporti nei confronti degli uomini e nei confronti della natura dove siamo chiamati a vivere. Abbiamo compreso (e ne stiamo facendo esperienza concreta) che nella storia dell’uomo ci sono sempre drammi ricorrenti, episodi di sofferenza, divisioni, morte, incomprensioni e a volte sembrano non esserci via d’uscita … Come il periodo attuale, il tunnel dove, al momento, non riusciamo a vederne la luce d’uscita, ma dove – come leggiamo nel “Cantico” – esiste la speranza.
Il “Cantico” ci insegna che Dio “interviene”, in quanto l’amore tra gli uomini è segno del Suo amore e trasforma (e ci dice come) i rapporti freddi, utilitaristici, esclusivamente economici e ‘solo di pelle’, e li fa diventare incontri convinti, sentiti, ‘donati’, partecipati anche se sofferti. E questo miracolo avviene tra gli uomini stessi. Nei loro concreti comportamenti.

Di fronte alla potenza del mostro (che non è solo il coronavirus, ma sono gli egoismi, le meschinità, le falsità volute, la continua ansia del potere sotto molteplici forme, individuali e delle istituzioni) ci sono uomini e donne che, ad esempio, “donano” se stessi, dimostrano vero “amore” sfidando anche la morte (e quanti medici, infermieri, assistenti, operatori, ecc. hanno lasciato la loro vita nel prendersi cura dei malati!). La vera bellezza esiste: quella che non fa rumore. Nell’enorme dramma stiamo riscoprendo la nostra umanità! Tra i drammi umani e l’amore … c’è intreccio! Siamo in quarantena, come il periodo liturgico della Quaresima in cui ci troviamo, ma è anche il periodo in cui si risveglia la natura, arriva la primavera, la tenerezza dei rapporti, come quello degli innamorati nel biblico “Cantico dei cantici”. C’è speranza … sì, “ce la faremo”! E … a proposito, i veri ‘maestri’ esistono!

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