Lecco, 01 novembre 2018   |  

In memoria di Mauro Panzeri

di Giulio Boscagli

"Di fede ha vissuto le diverse fasi della vita e di questo, sono certo, sta già godendo la ricompensa".

Puccio Boscagli Goria Panzeri 2

Elezioni comunali di Lecco del 1988

La morte di Mauro Panzeri lascia un grande vuoto innanzitutto nella sua famiglia che è sempre stata il suo tesoro più vero. Ma lascia anche un vuoto nella storia di questo territorio così restio a riconoscere il bene che cresce dentro di sé, in particolar modo quando questo bene riguarda l’impegno politico.

Altri hanno ricordato e ancora lo faranno, la sua azione come lungimirante amministratore a Valmadrera e in altri enti pubblici, io vorrei portare l’attenzione su due impegni che lo hanno visto protagonista generoso.

Il primo. Come solo i più anziani ricorderanno, a metà degli anni settanta del secolo scorso, la Democrazia Cristiana, il partito che tradizionalmente raccoglieva la gran parte del voto dei cattolici, stava attraversando un momento di grave difficoltà, incalzata elettoralmente dal più grande partito comunista dell’occidente e provata dalla dimenticanza delle sue motivazioni originali.

In quegli anni prese avvio da Milano per poi diffondersi nel paese, il Movimento Popolare, una aggregazione di persone provenienti da differenti esperienze ecclesiale e laiche che operavano per una rinnovata presenza di cattolici nella società e perché la DC ritornasse ai suoi valori fondanti, cristiani e popolari per ritrovare i suoi smarriti elettori.

Mauro fu tra i primi che condivisero questa iniziativa. Se il Movimento popolare nacque grazie alla forte presenza in quegli anni di Comunione e Liberazione, altre esperienze cattoliche lo rafforzarono e Mauro con molti suoi amici condivise e sostenne questa avventura. In molti a quel tempo eravamo ai primi passi in politica e quando dal Movimento Popolare l’impegno passò direttamente dentro la DC trovammo in Mauro, appena un po’ più avanti negli anni, un amico autorevole che ci aiutò nelle battaglie, non sempre facili né vittoriose, all’interno del partito democristiano.

Ora lui si ricongiunge in cielo con tanti altri amici ma mi piace pensarlo, in particolare, in compagnia di Pietro Scola e Giuliano Amigoni che assieme a lui furono i sapienti piloti di una esperienza di giovani che ha lasciato un segno, certo anche nelle istituzioni politiche, ma soprattutto nella vita di ciascuno di quelli che vi si sono coinvolti.

La seconda osservazione che non può essere taciuta in questo momento è la parte importante che ha giocato, assieme con altri, in presenza della grave crisi e della ristrutturazione delle aziende lecchesi SAE e Badoni: il suo impegno per dare continuità di lavoro a storiche esperienze aziendali lecchesi è stata generosa e senza secondi fini che non fossero quello della attenzione a chi perdeva il lavoro e al conseguente impoverimento del territorio lecchese. Pagando di persona un prezzo non indifferente.

Di fede ha vissuto le diverse fasi della vita e di questo, sono certo, sta già godendo la ricompensa.

A quanti hanno condiviso con lui un lavoro politico intenso e gratificante resta la memoria che non tramonta e una testimonianza che, conosciuta, saprebbe generare nuove analoghe esperienze di impegno.

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