Lecco, 08 novembre 2017   |  

Il Vangelo e il denaro

di Gabriella Stucchi

André Naud, teologo e filosofo canadese, affronta il delicato problema che porta a riflettere che cosa sono i valori cristiani di fronte ai soldi.

Il vangelo e il denaro

L’autore inizia con un’esegesi teologica sui passi della Scrittura che presentano la povertà come un valore cristiano e un ideale per tutti. Si parte con la prima beatitudine di Matteo (5,3), seguita da quella di Luca (6,20) sui poveri, cui fa eco l’episodio del giovane ricco citato da Matteo. Si specifica che i poveri in spirito e i poveri di cuore di Matteo sono persone che hanno un cuore umile di fronte a Dio, mentre i poveri della beatitudine di Luca sono poveri reali. In entrambi i casi Gesù non indica la povertà reale come un ideale da perseguire, bensì la semplicità e l’umiltà fiduciosa. I veri poveri poi sono invitati a trovare una consolazione nella speranza del Regno.

Nel secondo capitolo l’autore spiega che il denaro in sé non è qualcosa di cattivo, però di pericoloso per l’avidità eccessiva che può suscitare, al punto da creare uno squilibrio nella persona, in quanto richiude su se stessi, rendendo incapaci di restare aperti ai bisogni degli altri e addirittura chiusi a Dio stesso.
Gesù fa l’elogio della previdenza e della prudenza (Mt 25,4) ed esorta a scegliere tra Dio e Mammona (Mt 6,24), condividendo i propri beni e donando a coloro che sono nel bisogno. La parabola del Samaritano con l’evocazione del giudizio finale in Mt 25,31-46 sono i passi più importanti del Nuovo Testamento rispetto ai soldi: è proclamata la necessità del dono in spirito di carità nei confronti di coloro che sono nel bisogno.

L’autore passa quindi a un’analisi della società attuale, evidenziando alcuni aspetti: la promozione del desiderio, suscitato anche dalla pubblicità; l’edonismo, cioè il massimo del piacere; l’egoismo, visto come amore esclusivo di sé. Così si pensa che i problemi degli altri sono di competenza dello Stato.

Tuttavia la vita sociale e politica ci porta a constatare che esiste pure un’attitudine alla generosità, anche nei giovani. Per questo gli educatori devono basarsi sulle tendenze positive e generose che emergono e fare in modo che abbiano il sopravvento.

È essenziale sottolineare il valore della giustizia e il rispetto dei diritti, oltre che lo spirito di condivisione. Da qui sorge l’interesse per il volontariato nei più vari ambiti, che negli ultimi tempi sembra cresciuto, ad esempio nella vita della scuola, negli ospedali, nei servizi per l’infanzia.

L’autore si propone quindi di indicare un percorso per una comprensione corretta del posto che il denaro deve occupare nella vita. Occorre fare un esame di coscienza per scorgere in sé il posto che occupano i desideri egoistici, il culto del denaro, che chiudono la persona su se stessa e alla cerchia ristretta della famiglia e degli amici, con inaridimento dell’amore e quindi chiusura all’Altro e agli altri.

Tra i grandi valori cristiani di fronte al denaro l’autore cita il riserbo e la condivisione. Il primo è fondato su una giusta valutazione delle cose e comporta la capacità di resistere alle seduzioni della pubblicità e dei desideri.

La condivisione significa l’attitudine a “pensare agli altri” e la disposizione a “dare”, ai più vicini o attraverso organismi o forme di volontariato.

Due i tipi di educazione della fede proposti: una imperniata su un mutamento delle mentalità, l’altra su un mutamento della società nelle sue strutture.

Il libro presenta importanti riflessioni, sostenute da riferimenti evangelici e da citazioni di filosofi.

André Naud “IL VANGELO E IL DENARO” Queriniana – euro 9.00

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