Lecco, 20 dicembre 2017   |  

Il presepe nella basilica di Somasca e i Re Magi

di Mario Stojanovic

San Girolamo si lasciò guidare da quella buona stella che lo portò ad amare gli ultimi, gli orfani e gli ammalati.

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Il personaggio scelto per questo periodo natalizio per il tradizionale presepe, realizzato dai padri di Somasca nella Basilica, è uno dei re magi, la cui figura è accompagnata da un racconto.

No, non crediate che io sia un mago della fiaba, non ho la bacchetta fatata, ne faccio incantesimi. Nel nostro paese, che è la Persia, mago significa sapiente, cioè studioso. Anche noi avevamo molto studiato sul libro chiamato Avesta. Le nostre spalle si erano incurvate su quel libro e le nostre barbe si erano imbiancate per lo studio. Il libro annunziava la venuta di un saggio signore o di un vittorioso liberatore degli uomini. Prima di noi, generazioni di sapienti avevano atteso questo miracoloso personaggio, ma sempre invano.

Anche noi oramai eravamo vecchi, ma ecco una stella di straordinario splendore ci indicò di seguirla. Partimmo felici, montati sulle migliori cavalcature, vestiti riccamente con le corone in testa e i doni in mano. Uno di noi di noi prese una coppa d'oro simbolo di potenza regale, un altro un anfora piena d'incenso, simbolo sacerdotale, l'altro ancora un calice di mirra, simbolo di redenzione. La stella ci faceva da guida. Valicammo monti, attraversammo pianure, guardammo fiumi e attraversammo città senza che la stella accennasse a fermarsi.

Giunti a Gerusalemme, il re Erode fu avvertito del nostro arrivo. Seppe che cercavamo il re dei giudei e chiese ai suoi sapienti: dove dicono i libri che deve nascere il Redentore? Anche gli ebrei avevano un libro chiamato Bibbia dove era annunziata la venuta del salvatore.
Perciò i sapienti risposero a Erode: Betlem sarà la sua culla.
Andate a Betlem e al ritorno mi narrerete di lui.

Riprendemmo a viaggiare con la nostra stella come guida, finche non si fermò sopra una povera stalla. Trovammoil bambino fasciato e deposto in una mangiatoia, fra due animali. Quanto abbandono e quanta miseria. Il re del mondo giaceva su paglia trita senza corte intorno e senza onori. A quella vista la nostra sapienza si confuse e ci mise in crisi. Vedendo tanta umiltà ci sentimmo umiliati. Lasciammo fuori i nostri doni, oro, incenso e mirra.

Il bambino ci guardò, come per accettarli, ma noi pensammo che non bastava offrire solo quei doni. Egli non s'appaga a dei nostri doni materiali, pur preziosi, voleva insieme il nostro cuore e lo voleva ripieno di quella ricchezza che non finisce mai e che si chiama amore.

A questo amore che si traduce in carità la nostra scienza di vecchi sapienti non aveva mai pensato. Ce lo insegnò un bambino nato da poco, in una stalla, con un sorriso che ringiovanì il nostro vecchissimo cuore.

"Anche il nostro fondatore San Girolamo Emiliani - ricorda padre Livio Valenti, parroco e superiore di Somasca, ricco che era si lasciò guidare da quella buona stella che lo portò ad amare gli ultimi, gli orfani e gli ammalati, poiché queste sono le azioni gradite da Gesù bambino come doni di Natale".

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