Milano, 08 gennaio 2018   |  

Il non detto dell’ormai ex Governatore. Voci e sussurri da Palazzo Lombardia

di Silvano Guidi

La “bomba” di ieri, ufficializzata oggi in conferenza stampa, ha in realtà un innesco lontano. Ecco i retroscena che si rincorrono per i corridoi della Giunta ......

roberto maroni foto

Dopo le anticipazioni filtrate ieri sera da Arcore, in occasione del vertice di centrodestra (Salvini-Berlusconi-Meloni), la conferenza stampa e le dichiarazioni di Bobo Maroni, oggi alle 12, sono state solo un grigio atto notarile privo di suspense.

Non mi ricandido. Avevo già avvertito sia Berlusconi sia Salvini. È una decisione personale. Il centrodestra può vincere anche senza di me. Non sono così fondamentale per la coalizione. Rivendico 5 anni di buon governo e soprattutto il successo nel referendum per l’autonomia. Se qualcuno ritiene che io possa essere utile alla causa ci sono. Non chiedo e non pretendo nulla, ma resto a disposizione.

gelmini salvini e maroni

Gelmini, Salvini e Maroni

Le parole dell’ormai ex Governatore sono state una sequela di ovvietà da risultare fin quasi irritanti. Però, a ben riflettere, proprio queste affermazioni scontate (troppo scontate) nascondono, come braci sotto la cenere, una grande capacità di fuoco e fiamme, ancora tutte da sprigionarsi.

È noto a tutti che fra Maroni e Salvini il feeling non sia dei più tenaci. Maroni rappresenta l’ala leghista più bossiana e più filo-berlusconiana e il rapporto umano e politico con il suo segretario è alquanto algido. Durante i cinque anni appena trascorsi Bobo ha aperto una quantità incredibile di fronti ostici in Regione: riforma sanitaria, concorsi interni, contratto per Lombardia notizie e, da ultimo, il referendum per l’autonomia. Nel prossimo quinquennio tutti questi fronti, che sono altrettante patate bollenti, andrebbero chiusi e non è facile ipotizzarne gli esiti.

«Meglio lasciare l’incombenza a un successore» dicono i maligni. Maroni ha già fatto il ministro con successo e tutti sanno quanto lui ami le atmosfere ministeriali. Sempre i beninformati dicono che l’ormai ex governatore abbia avuto la garanzia di un posto come “anonimo” senatore nella prossima legislatura. Una volta eletto lui sarà a Roma pronto ad ogni chiamata. Potrebbe essere l’Uomo della Provvidenza per un futuro governissimo: stimato da Mattarella, non inviso al PD, uomo pur sempre targato Lega potrebbe risultare il collante giusto per tenere insieme PD, Forza Italia e Lega in un governissimo di salute nazionale anti Cinque Stelle.

berlusconi comizio lecco.jpg

Silvio Berlusconi

Infatti oggi in conferenza stampa chi ha attaccato Maroni? Solo di Maio. Ecco le sue parole. "So che cosa significa governare. Ho l'assoluta preoccupazione che possa assumere l'incarico qualcuno come il candidato dei 5 Stelle Di Maio. Per me Di Maio è la Raggi al cubo. E, se lui dovesse andare a Palazzo Chigi, vedo il rischio concreto che l'Italia finisca come Spelacchio. È un rischio da evitare, spero che questo non avvenga. Certo, non andrò in pensione ma per il lavoro fatto e la conclusione in bellezza dell'autonomia posso ritenere concluso il lavoro fatto in Lombardia".

Maroni e Fontana

Il meno noto Fontana, ex sindaco di Varese, chiamato a correre per la Lega al posto di Maroni per la Regione Lombardia potrebbe essere cavallo meno vincente di Bobo. Le ipotesi, come direbbe Lapalisse, sono due: o vince o perde. Se Fontana vincerà tutto andrà bene, se Fontana invece verrà sconfitto da Gori la débâcle peserà solo su Salvini, perché sarà stato un suo candidato a non avercela fatta. La seconda ipotesi non turberà più di tanto Berlusconi: sia perché il Cavaliere è interessato solo alle politiche, sia perché avrà in ogni caso un rapporto privilegiato e non ostile con Gori, viste la loro amicizia personale e la consuetudine lunga e comune in Mediaset.

Maroni sorride e la quadra sembra averla trovata, come sempre, Berlusconi.

maroni fontanaUn altro acuto osservatore degli affari politici regionali, che desidera mantenere l’anonimato, ha confidato questa sua valutazione a Resegoneonline. «Roberto Maroni si candida a fare il premier. Il colpo di scena utile a ravvivare la campagna elettorale in Lombardia è servito. Il regista del centrodestra è per l'ennesima volta Silvio Berlusconi, riuscito nell'impresa di indebolire la Lega di Salvini puntando su Maroni. Fontana, il candidato filomaroniano che il centrodestra schiererà per la corsa alla regione più ricca d'Italia, dovrà organizzare la sua campagna elettorale in fretta e furia. Un azzardo: evidentemente al centrodestra sta più a cuore la partita romana di quella lombarda.

Se le elezioni politiche e regionali non fossero state entrambe il 4 marzo, Maroni avrebbe atteso il voto romano prima di abbandonare la Regione, ma una volta stabilita la data è stato evidentemente costretto a rompere gli indugi. Lascia una regione amministrata senza guizzi e una squadra regionale lacerata al suo interno, ma paradossalmente uscendo di scena conferma il suo fiuto politico: siamo sicuri che i sondaggi lo dessero così in testa?».

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