Lecco, 28 agosto 2017   |  

Il missionario lecchese Padre Claudio Longhi ritorna in Kenia

Ha trascorso alcuni mesi a Lecco e tra pochi giorni si accinge a ripartire.

P.Claudio 2

Padre Claudio Longhi, originario della parrocchia di S. Nicolò e missionario comboniano in Kenia dal 1968, ha trascorso alcuni mesi a Lecco e tra pochi giorni si accinge a ripartire.

Mancano ormai pochi giorni al mio rientro in Kenya. In venticinque anni d'Africa è la quinta volta che torno per restare, e questa volta, nonostante i miei anni, trovo che devo iniziare qualcosa di nuovo. Vivo in periferia di Nairobi in una zona che si sta sempre più' sviluppando, dove famiglie provenienti da differenti parti e di differenti estrazioni comprano lotti di terreno e vi costruiscono casa. Vivo in comunità con altri due confratelli comboniani, uno Kenyano e uno Centrafricano. San Daniele Comboni ha sempre sostenuto che si evangelizza in comunità.

L'annuncio, la Buona Notizia è che lo Spirito del Signore Gesù dà a chi l'accoglie, la capacità di vivere in fraternità, di volersi bene, perdonarsi, e aiutarsi a portare i pesi della vita. Una comunità poi composta da persone di culture diverse può essere un segno ancora più forte. I miei due confratelli hanno ciascuno un servizio a livello nazionale: di animazione missionaria e di animazione vocazionale. A me spetta il compito di animare questa nuova comunità di cristiani e non, che si sta formando, destinata a diventare in futuro una nuova parrocchia. Non abbiamo ancora una casa presbiterale: viviamo in affitto al terzo piano di un edificio non ancora ben finito e non abbiamo una chiesa. Utilizziamo per la liturgia giornaliera e domenicale un salone in realtà destinato ad altri usi. È una comunità cristiana che con i nuovi arrivi cresce sempre di più.

Ho trovato l'Italia non diversa da come l'avevo lasciata tre anni fa con gli stessi problemi non risolti e senza forse con uno in più. L'immigrazione. Chiaro che l'Italia non può accogliere - TUTTI -. Ma mi rattrista il sentire come cresce a livello nazionale uno spirito di “Non se ne può più”; “Se ne devono andare”. “L'importante è che rimangano al di là del mare. In Libia? Dove? Non interessa chi siano o che problemi abbiano, solo che non vengano da noi”.

Non sento l'Italia, l'Europa, interrogarsi sul tipo di economia che noi abbiamo con l'Africa. Praticamente una economia di rapina. Vogliamo ciò che ci serve a prezzi più stracciati possibile. Teniamo in piedi per questo governi ingiusti. Costringiamo così milioni di persone a salari di fame. Perché non cominciare a pagare ciò che compriamo ad un prezzo giusto? Il nostro stile di vita dovrà per certo ridursi, ma potrà alzarsi quello di altri che potranno allora uscire da una vita di baraccati. Altrimenti il numero dei migranti continuerà ad aumentare. La violenza non si giustifica, né da una parte né dall'altra: questo riguardo a recenti sgomberi. Sono però persone che hanno doveri, ma anche diritti.

Ringrazio tutti coloro che, costi quel che costi, si impegnano perché cresca la giustizia in questo mondo, e di conseguenza la pace.

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