Lecco, 28 aprile 2018   |  

Il Consiglio provinciale di Lecco approva la "mozione antifascista"

di Stefano Scaccabarozzi

Per utilizzare la Sala Ticozzi sarà chiesto di aderire per iscritto ai valori della Costituzione. Pasquini: pronto a fare da garante per qualunque associazione.

Sergio Brambilla Valgreghentino

Con sei voti favorevoli (Pd e sinistra) e quattro voti contrari (Lega e Libertà e Autonomia) il consiglio provinciale ha approvato l'ordine del giorno presentato dal consigliere Sergio Brambilla in merito all'obbligo di sottoscrivere un'esplicita dichiarazione di adesione ai valori Costituzionali per poter richiedere l'utilizzo di sale pubbliche o patrocini.

«L'adesione ai valori antifascisti e costituzionali – ha spiegato Brambilla – dovrebbe essere ovvia, ma oggi sembra non esserlo più ed è quindi necessario ribadirli e chiedere una dichiarazione esplicita».

Concorde l'intero gruppo del Pd, come spiegato dal capogruppo Bruno Crippa: «Questa mozione parla dei valori della Costituzione, di cui l'antifascismo è radice ideale. È una mozione di prevenzione contro le associazioni neofasciste che si stanno riaffaccaindo in modo preoccupante. Bisogna applicare le legge vigenti, costruire u nuovo argine a questo fascismo 2.0: non è più solo nostalgia, ma cerca conflitto, è aggressivo non solo sul web ma anche in luoghi pubblcii e delle istituzioni. Come possiamo dare la Sala Ticozzi, intitolata a chi ha combattuto per la resistenza, ad associazioni che rinnegano i nostri valori?».

Una mozione che per il vicepresidentr Giuseppe Scaccabarozzi si è resa necessaria dopo i recenti fatti di cronaca: «Prende le mosse da fatti reali avvenuti nell'ultimo periodo, modelli di comportamento fascisti, con simboli, bandiere minacce esplicite. Vogliamo che la Provincia prenda la distanza da questi fenomeni culturali che si richiamamo ai valori del fascismo e che nulla hanno a che vedere con quelli della destra».

Dello stesso avviso Marinella Maldini: «Ci dissociamo da tutto quello che è violenza e terrore, anche in difesa delle giovani generazioni che oggi non possono cogliere appieno il valore di certe dichiarazioni».

Contraria invece il consigliere provinciale della Lega Elena Zambetti: «La Costituzione prevede libertà di espressione. Oggi non ha più senso parlare di fascismo, non esiste più ormai. È stato rievocato solo per fare campagna elettorale contro il centrodestra. Non si doveva nemmeno presentare questa mozione». Dello stesso avviso la compagna di partito Claudia Ferrario: «È inaccettabile che una parte poltiica decida chi può partecipare alla vita pubblica e chi ne deve rimanere escluso».

Per Alfredo Casaletto di Libertà e Autonomia si tratta di n provvedimento infarcito di retorica e fuori dal tempo: «È vero che ci sono fenomeni di ostensione di vessilli fascisti e che la guardia non deve mai essere abbassata. Ma non afferro il senso di questa mozione oggi, la risposta migliore l'hanno data agli italiani che hanno regolato allo zero virgola i movimenti fascisti e xenofobi».

Parla invece di ordine del giorno fotocopia, inutile, ideologico e proveniente dal sottoscala della Boldrini Antonio Pasquini: «Questo continuo scontro ideologico, ormai ridotto a un piccolo circolo mediatico, come mostrano i dati delle elezioni, non va enfatizzato. Soprattutto in Consiglio provinciale dove si dovrebbero portare avanti le istanze dei Comuni. Si tratta di un ordine del giorno anticostituzionale, non si può avere uno sguardo solo da una parte, c'è anche la libertà di manifestare il proprio pensiero. Mi dichiaro fin da ora pronto a fare da portavoce nel richiedere le sale per qualunque associazione, voglio vedere se verrete a chiedere anche a me che sono un consigliere provinciale di sottoscrivere questa dichiarazione».

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