Bulciago, 04 ottobre 2018   |  

Il Comune di Bulciago aderisce alla campagna nazionale “Nastro Rosa”

L’Amministrazione comunale di Bulciago aderisce anche quest’anno alla Campagnia Nazionale “Nastro Rosa” promossa dalla LILT (Lega Italiana per la lotta contro i Tumori) e il palazzo comunale si tinge di rosa.

Nastro Rosa 2018 3

L’Amministrazione comunale di Bulciago ha a cuore la salute dei propri cittadini e conferma anche quest’anno l’adesione alla Campagna Nazionale “Nastro Rosa” promossa dalla LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), iniziativa sostenuta anche dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

Tra le varie iniziative introdotte per diffondere la Cultura della Prevenzione vi è quella di illuminare nel corso della notte del primo ottobre un palazzo di pubblica utilità.

A Bulciago, dal 2014 l’Amministrazione Comunale ha ritenuto di identificare il palazzo tondo del Comune quale “luogo simbolo” per importanti ricorrenze e celebrazioni, ove poter proiettare immagini e parole sulle mura esterne, illuminando con i colori identificativi dell’iniziativa la Sala Consiliare che sta all’interno dell’edificio; luogo istituzionale dove vengono assunte le più importanti decisioni che guidano l’attività politico sociale dell’ente.

Nella pagina web che il Comune dedica all’iniziativa Campagna Nastro Rosa 2018, riporta la testimonianza della giornalista Anna Savini, che racconta la sua esperienza nel libro: Buone ragioni per restare in vita.

«Questo non è un libro sui tumori. È un libro sulla vita e su tutte le cose fantastiche che si possono fare.

Quando, un anno e mezzo fa, mi hanno detto che la pallina strana che sentivo al petto era un tumore, mi è venuto un colpo. Mi sono vista morta di lì a poco e, all’improvviso, mi sono accorta che non avevo abbastanza cose da ricordare.

Ammalarmi di tumore non era nella lista delle mie priorità, essere chemioterapizzata neppure. Così, all’inizio, non avevo voglia di curarmi, non mi sentivo abbastanza coraggiosa. Del resto, era proprio per la paura di quello che avrei potuto trovare che non avevo mai fatto prevenzione. Ma non è che se non lo cerchi, il tumore non arriva. A me è successo esattamente il contrario.

Adesso ce l’avevo, anche bello grande. Dovevo curarmi, non c’erano alternative.

Allora ho deciso che avrei affrontato la chemio come se fosse un lavoro. La facevo e poi pensavo ad altro. Per esempio, alle belle vite delle mie amiche immaginarie, che girano il mondo sempre sorridenti.

A dir la verità, sorridevano anche le malate che incontravo in ospedale. Perfino le bambine malate vedono il tumore come un drago e la chemio come il principe che ti salva. Io no. Io piangevo in continuazione. Vedevo solo draghi ovunque. Poi mi sono abituata, come succede sempre nella vita; sono arrivata alla fine e ho sconfitto il drago. Quindi posso dirlo: se ce l’ho fatta io, ce la possono davvero fare tutti.

Certo, l’obiettivo resta quello di non ammalarsi. Ma trovare le ragioni per cui vale la pena vivere è, senza dubbio, un’ottima cura.

Quindi, appena ho terminato la chemio sono andata in questura a rifare il passaporto scaduto. Volevo partire per Hollywood subito dopo l’intervento. E lì ho incontrato una collega che aveva avuto un tumore al seno prima di me. Aveva una criniera di capelli che sembrava Mafalda e voleva andarsene in Giappone a vedere i ciliegi in fiore. Ci è andata.

Io ho il passaporto nuovo con una foto orrenda e non sono ancora andata da nessuna parte. Questo libro insegna a non fare come me».

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