Roma, 22 gennaio 2018   |  

Il commiato di Francesco da Perù: ”Dio è in mezzo a noi”

È l’ultimo atto della sua visita prima di imbarcarsi sul volo che lo riporterà a Roma

papa lima messa

Gesù è l’ antidoto contro la «globalizzazione dell’indifferenza» che viviamo nelle nostre città sempre più piene di «avanzi umani», di uomini, donne e anche molti bambini scartati. Questo il messaggio che Francesco lascia ai fedeli presenti alla messa nella base aerea Las Palmas di Lima. È l’ultimo atto della sua visita prima di imbarcarsi sul volo che lo riporterà a Roma, dove è previsto il suo arrivo dopo le due del pomeriggio di lunedì 22 gennaio 2018.

Il Papa celebra sotto una struttura a forma di grande tenda; con lui concelebrano il cardinale Sean O'Malley e altri 60 vescovi del Perù.

Nell’omelia Francesco ricorda che Dio «vuole stare sempre con noi», a Lima «o dovunque stai vivendo, nella vita quotidiana del lavoro sempre uguale, nell’educazione dei figli, piena di speranza, tra le tue aspirazioni e i tuoi impegni; nell’intimità della casa e nel rumore assordante delle nostre strade. È lì, in mezzo alle strade polverose della storia, dove il Signore ti viene incontro».

Ma le città in cui viviamo, «con le situazioni di dolore e di ingiustizia che ogni giorno si ripetono, possono suscitare in noi la tentazione di fuggire, di nasconderci, di defilarci». Guardando alla realtà che ci circonda, continua Bergoglio, in effetti i motivi per defilarsi non mancano: «i moltissimi “non cittadini”, i “cittadini a metà” o gli “avanzi urbani” che stanno ai bordi delle nostre strade senza condizioni necessarie per condurre una vita dignitosa». E «fa male constatare che molte volte tra questi “avanzi umani” si trovano volti di tanti bambini e adolescenti. Si trova il volto del futuro».
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Vedendo tutto questo, possiamo cercare «uno spazio di fuga e di sfiducia. Uno spazio per l’indifferenza, che ci trasforma in anonimi e sordi davanti agli altri, ci fa diventare esseri impersonali dal cuore asettico, e con questo atteggiamento facciamo male all’anima del popolo». Ma Francesco, citando il predecessore Benedetto XVI, ricorda «la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana».

Gesù, spiega il Papa, come reazione all’ingiustizia di Giovanni il Battista, «entra nella città, entra in Galilea e comincia da quella piccola popolazione a seminare quello che sarebbe stato l’inizio della più grande speranza: il Regno di Dio è vicino, Dio è in mezzo a noi. È arrivato fino a noi per impegnarsi nuovamente come un rinnovato antidoto contro la globalizzazione dell’indifferenza. Perché davanti a questo Amore non si può rimanere indifferenti».

Il Nazareno «ha chiamato i suoi discepoli a vivere nell’oggi ciò che ha sapore di eternità: l’amore per Dio e per il prossimo; e lo fa nell’unica maniera in cui può farlo, alla maniera divina: suscitando la tenerezza e l’amore misericordioso, suscitando la compassione e aprendo i loro occhi perché imparino a guardare la realtà in maniera divina. Li invita a creare nuovi legami, nuove alleanze portatrici di eternità».

Gesù, afferma ancora il Pontefice, «percorre la città con i suoi discepoli e comincia a vedere, ad ascoltare, a fare attenzione a coloro che avevano ceduto sotto il manto dell’indifferenza, lapidati dal grave peccato della corruzione. Comincia a svelare tante situazioni che soffocavano la speranza del suo popolo suscitando una nuova speranza.» Insegna ai discepoli «a guardare ciò a cui fino ad ora passavano sopra, indica nuove urgenze».

Gesù, conclude Francesco, «continua a camminare per le nostre strade, continua a bussare alle porte, a bussare ai cuori per riaccendere la speranza e gli aneliti: che il degrado sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia vinta dalla solidarietà e la violenza spenta con le armi della pace». Risveglia «la speranza che ci libera da rapporti vuoti e da analisi impersonali e chiama coinvolgerci come fermenti lì dove siamo, dove ci è dato di vivere, in quell’angolino di tutti i giorni». È un Dio che «non si stanca e non si stancherà di camminare per raggiungere i suoi figli» e chiama «a percorrere con Lui la città, la tua città».

 

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