Lecco, 21 ottobre 2020   |  

Il cielo come una tenda

di Gabriella Stucchi

Nella Prefazione Andrea Monda (direttore Osservatore Romano) definisce il libro “raccolta di quindici parole esplorate nel loro significato”.

ILcielo come una tenda

Il punto di riferimento è la Bibbia, e il libro è una “piccola guida ai significati del vocabolario umano”, collegato con il discernimento, in cui si avverte la presenza di Dio che va cercato in tutte le cose attraverso la “cultura della parola” che aiuta a cogliere il vero, profondo significato, al di là delle diverse interpretazioni. Il libro si pone così come una “piccola biblioteca”.

“Fiore” è la prima parola proposta dall’autore Sergio Valzania, saggista e romanziere.
Egli cita Chesterton che vede il creato come espressione di un amore senza limiti. Questo mostra un Dio che non ci abbandona in nessuna circostanza, ma che vive insieme a noi. Il fiore viene riconosciuto come un regalo, un dono che esprime l’affetto: primariamente quello di Dio per l’uomo creato a sua immagine, poi nel rapporto tra marito e moglie nel giorno del loro anniversario.

Il grande gioco enigmistico del “Sudoku”, non collegato a conoscenze linguistiche, con l’atteggiamento dei giocatori, concentrati con attenzione nella soluzione possibile, permette all’autore di scoprire negli atteggiamenti due virtù cardinali: la fede e la speranza.

La “Sabbia” è un insieme di minutissimi frammenti minerari posti nelle clessidre, che con la rotazione dell’ampolla ci ricorda il senso del tempo passato. Inoltre la sabbia partecipa all’edilizia, è fonte di gioco sulle spiagge e luogo di piacevoli passeggiate. È in rapporto con il mare, è percorsa dal vento, in cui Qoelet vede l’insensatezza del mondo, in quanto il vento gira da una direzione all’altra, senza lasciar cogliere con la vista le novità. Il nuovo infatti è dentro ciascuno (Dio) e il vento, il mare e la sabbia sono lo sfondo alla storia a cui sono chiamati. L’autore richiama l’immagine dell’uomo che costruisce la sua casa anziché sulla roccia, su qualcosa di solido (cfr. Matteo 7,26; Luca 6,49), “la pietra scartata dal costruttore”, divenuta “testata d’angolo”.

Il termine “Nudità” richiama Genesi, quando Adamo ed Eva sono scacciati dal paradiso terrestre perché Adamo, dopo aver mangiato il frutto proibito, si nasconde allo sguardo di Dio per la vergogna di essere visto nella sua nudità.
Ci si veste, si copre il corpo con indumenti diversi, a seconda delle nazionalità, ma anche succubi della moda, mentre alcuni non hanno di che coprirsi. Il corpo ci ricorda l’uguaglianza che ci lega ai nostri simili, di qualunque condizione sociale o economica. Per i cristiani, poi, esiste il principio della condivisione.

Nella parola “Giardino” l’autore riprende tutti i passi biblici in cui Gesù si presenta nel ‘giardino’, fino alla risurrezione, che indica una nuova creazione dell’universo, da cui Dio si ritrae (“Veramente tu sei un Dio nascosto”, Isaia 45,15). Questo indica un rispetto per le creature, a cui è attribuito di esercitare la libertà, mentre il Signore stabilisce un rapporto di familiarità con l’uomo e la donna che gli sono amici.

Il “Deserto” mette in luce in primo luogo la figura di Giovanni il Battista, che precede la venuta di Gesù, che alla sua venuta porta liberazione e salvezza a chi si affida.

La “Luce” che sorge al mattino e irradia la nostra giornata ci riporta al prologo del Vangelo di Giovanni, con la proclamazione del Verbo, per mezzo del quale tutte le cose sono state create, per portarle alla salvezza attraverso il proprio sacrificio.

Il “Silenzio è la condizione dell’ascolto”. In esso si esprime la preghiera, che permette la comunicazione tra Dio e gli uomini e le donne di tutta la terra. Così ci sentiamo vicini al Signore e in questo ogni preghiera trova il suo compimento e viene esaudita. L’autore riporta alcuni passi biblici in cui si sottolinea che Dio è in ascolto nostro e tace per accogliere nella sua parola divina ciò che noi chiediamo.

I lunghi studi compiuti sulla volta del cielo evidenziano che nella “Notte” è descritta la storia dell’umanità, del suo desiderio di conoscere e scoprire, della sua speranza di conoscere se stessa e l’universo che la abita. Guardare il cielo ci riporta alla preghiera, in cui riconosciamo il nostro limite e il ringraziamento per il dono della vita e dell’universo con i meravigliosi spettacoli che offre ai nostri occhi nelle notti limpide.

“Macchina” ci ricorda che tutto il creato è una macchina, come la stessa terra sulla quale viviamo. L’autore accosta all’immagine della macchina i cammini, come quelli di Santiago di Compostela, che permette pellegrinaggi ; la Francigena, la Tolosana, la Renana e la Danubiana note per l’uso ciclistico e l’asfalto che le domina.

Il valore del termine “Icona” acquista il suo vero valore con l’intervento nell’843 del patriarca Metodio I che richiede un’attenzione teologica e formale minuziosa sulla rappresentazione figurativa del divino e sull’icona in particolare. Deve essere un gesto liturgico, di preghiera, per cui il pittore deve calarsi nella linea figurativa che rappresenta. L’autore cita come esempio la Trinità di Andrej Rublev. La venerazione delle icone nelle chiese orientali è molto profonda e adornata di solito da quattro raffigurazioni: Cristo, la Madonna, san Giovanni Battista, il santo o i santi dedicatari
della chiesa, di fronte a cui i fedeli si sentono parte del corpo mistico che unisce Cristo alla Chiesa.

L’autore fa un’analisi accurata sul “Libro”, il cui uso è ormai limitato dalle nuove tecnologie che attraggono soprattutto i giovani. Occorre però ricordare che le tappe editoriali di Bibbia, Vangelo e Corano sono tappe essenziali dell’umanità. Si auspica una rinascita che l’autore vede nella lettura ad alta voce in occasione di feste di bimbi. È un buon auspicio!

La “Pioggia” è vista da noi come qualcosa di sgradevole, mentre alcuni testi dell’Antico Testamento ci fanno riflettere. Isaia (45,15) la vede come anticipazione della missione di Cristo. In Qoelet (3,11) è l’affidamento a Dio, alla ricerca della sua amicizia, che si manifesta nelle esperienze semplici con affetto e fiducia.

Gesù dà alla “Preghiera” tratti innovativi, in primo luogo l’amore per la creazione. Nella vita molte sono le occasioni in cui ci si rivolge alla preghiera, in cui si sente il valore dell’incontro, dell’amore, della condivisione con il Signore, dello stare insieme...

Lo “Sguardo” di Dio nella Bibbia è esempio per tutti i credenti e insegna loro come porsi di fronte al mondo e ai fratelli. Tenerezza, amore verso tutti che ci unisce e che deriva dall’essere fratelli, sotto lo sguardo amorevole del Creatore, che vedremo “faccia a faccia” come scrive san Paolo ai Corinzi.

Attraverso il vocabolo, collegato con i testi biblici, l’autore offre al lettore importanti spunti di riflessione di carattere teologico-biblico ed indica atteggiamenti adeguati per vivere bene nel mondo contemporaneo.

Sergio Valzania “Il cielo come una tenda” – EDB – euro 10.00

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