Rimini, 23 agosto 2018   |  

Il cardinale Scola al Meeting di Rimini: “Libertà e speranza”

di Giulio Boscagli

Al tavolo con il cardinale erano Alberto Savorana e Luigi Geninazzi

Molti i lecchesi presenti al Meeting in occasione dell’incontro con il card. Angelo Scola. Il tema assegnatogli “Libertà e speranza” richiamava le suggestioni del tema generale racchiuso in una frase di don Giussani “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”. Scola tornava al Meeting dopo che, nell’ormai lontano 2010 allora Patriarca di Venezia aveva svolto una relazione su “Chiesa e postmodernità”.

Questa volta il taglio dell’incontro è stato diverso e anche più accattivante. Al tavolo con il cardinale erano Alberto Savorana, autore della biografia di don Giussani e Luigi Geninazzi con il quale il cardinale ha dato alle stampe una lunga intervista uscita per i tipi dell’editore Solferino “Ho scommesso sulla libertà”.

Giunta a termine una lunga stagione di impegni da sacerdote, docente e vescovo (è stato infatti docente e poi rettore della Pontificia Università Lateranense, preside dell’istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia, vescovo di Grosseto, patriarca a Venezia e arcivescovo di Milano), Scola ha voluto ripercorrere e riproporre i passi salienti di questo cammino non tanto in una sorta di “testamento spirituale” (come lo ha definito Geninazzi amabilmente rimbrottato dal cardinale) ma più profondamente come testimonianza di un incontro decisivo a partire dal quale la sua vita è stata cambiata e proiettata nelle dimensioni straordinarie della chiesa e del mondo.

E’ l’incontro con don Giussani, avvenuto negli anni del liceo classico, in un momento in cui la fede ricevuta in famiglia faticava a confrontarsi con i desideri profondi di una giovinezza appassionata.

Scola racconta di aver ascoltato per la prima volta don Giussani in occasione di un quaresimale predicato per gli studenti lecchesi sul tema “gioventù come tensione”. Fu colpito da come don Giussani parlava di Cristo come della presenza di una persona non del passato ma contemporanea. Quando poi incontrò dei giovani milanesi che già seguivano don Giussani e che testimoniavano che “Cristo c’entra con tutto” sentì che quella era la strada da seguire per la propria vita. “Cristo mi si è manifestato come una figura concreta e reale che faceva parte del mio vivere quotidiano. La fede stava diventando qualcosa che avevo a cuore, c’entrava con tutti i miei interessi, era il punto focale attraverso cui giudicare la realtà”

Nei suoi interventi Scola ha ricordato spesso le parole del suo predecessore a Milano Montini che constatava come Gesù Cristo fosse diventato uno sconosciuto alla società del suo tempo; la proposta di don Giussani rimetteva Cristo al centro dell’esistenza, da qui l’impegno a seguire don Giussani attraverso l’esperienza di GS, i diversi incarichi di responsabilità avuti nel movimento fino alla nomina vescovile che sposterà il suo impegno dal movimento alla chiesa universale e alle chiese particolari che gli saranno affidate.

L’appartenenza al carisma di don Giussani, che Scola ha pubblicamente riconosciuto come la grande grazia della sua vita, lo ha portato ad amare sempre di più Gesù Cristo e la Chiesa in un abbandono fiducioso come iscritto nel suo motto episcopale “Sufficit Gratia tua”: e a sostenerlo nelle diverse responsabilità..

Chi vorrà conoscere meglio il percorso di questo straordinario uomo di chiesa generato dal carisma di don Giussani per la chiesa universale, troverà nel le trecento pagine del libro molte risposte. Il cardinale potrà essere ascoltato direttamente il prossimo 9 ottobre quando il volume sarà presentato a Lecco presso il salone della camera di commercio.

Nell’incontro di Rimini Scola non si è sottratto anche a domande più scontate o ricorrenti: sul conclave (non sono mai stato in corsa per diventare papa); su papa Francesco (un salutare pugno allo stomaco per le stanche chiese europee e per ciascuno di noi, va ascoltato e seguito); sull’immigrazione (da venti anni parlo di meticciato: è comprensibile la paura del diverso ma occorre affrenarla e superarla).

Non sono mancare osservazioni sull’educazione (importanza fondamentale dei nonni per la trasmissione della fede) e qualche cenno alla situazione attuale (cose più ampie le ha dette nelle interviste collaterali).

Il colloquio in sala invece è stato molto familiare e diretto; molti dei lecchesi hanno rivisto la passione di quando un giovane Angelo Scola guidava il nascente movimento di Lecco sulle piste tracciate da don Giussani anche con tutta la ricchezza del suo temperamento.

Due parole sono emerse dall’incontro: la prima “humilitas” come dal motto di San Carlo Borromeo. Una umiltà che consente di abbracciare il reale in tutti i suoi particolari, fino agli anni dell’età avanzata (anziani non vecchi, dice il cardinale) vissuti con la stessa energia spirituale della giovinezza nell’affidamento totale a Gesù attraverso Maria.

E poi la parola chiave con cui stare nel reale, la testimonianza, che non è semplice buon esempio ma affermazione di un mistero più grande che offre all’esistenza l’esperienza della vera libertà; testimonianza personale e comunitaria assieme, ricorda Scola, perché questa è l’offerta che i cristiani possono portare a un mondo confuso e disorientato.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

14 Novembre 2002 l'Argentina va in default su un pagamento di 805 milioni di dollari statunitensi alla Banca mondiale.

Social

newTwitter newYouTube newFB