Milano, 08 dicembre 2016   |  

Il cardinale Corti in Duomo: "Vi chiedo di pregare per me"

È questa la richiesta che il porporato lecchese ha rivolto ai tanti fedeli che hanno partecipato al Pontificale dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria da lui presieduto in Duomo.

scola e corti

I cardinali lecchesi Angelo Scola e Renato Corti

Dopo aver rivolto il saluto al card. Scola, ai Vescovi Ausiliari, ai Vicari Episcopali, al Capitolo del Duomo, ai Sacerdoti, ai diaconi presenti e a tutti i fedeli, il cardinale Renato Corti ha così parlato

«Vi domando di implorare con me dallo Spirito Santo il dono del consiglio. Per lo stesso motivo, di invocare Maria Santissima, Madre del Signore, perché sia veramente per me “Mater boni consilii” per me. Entrando, per volontà del Papa, nel Collegio Cardinalizio mi pare infatti di essere chiamato, in particolare, a seguire attentamente il cammino della Chiesa, anche a livello universale, e di esprimere qualche saggio consiglio sui suoi passi perché siano una traduzione genuina del Vangelo oggi.

Mi chiedo onestamente se ne sarò capace. Certo dovrò mettere in conto - giorno per giorno - un serio lavoro di discernimento. Sarà importante conoscerne e osservarne le regole fondamentali, per poi esprimerle nei modi più opportuni. So che a questo servizio è chiamato ogni Vescovo. Sono chiamati anche tutti i Sacerdoti, loro stretti collaboratori. Siete coinvolti tutti voi Laici - dal mattino alla sera - in casa vostra e negli ambiti della vostra responsabilità professionale e sociale.

L’urgenza di un costruttivo discernimento ecclesiale è veramente grande. Nello stesso tempo, si tratta di qualcosa di molto delicato e complesso. Chiede molto l’ascolto, spazio per lo studio dei problemi, immersione nella preghiera, meditazione delle Sacre Scritture, frequentazione della scuola dei Santi, grande amore alla Chiesa e, con questo amore in cuore, mettere in conto il passo difficile della “parresia”, che è franchezza e disponibilità a correre qualche rischio a causa del Signore».

Il Cardinale è poi passato a commentare la pagina dell’apostolo Paolo agli Efesini. «Ci indica il progetto di Dio sull’uomo che egli ha creato. Egli intende fare della creatura umana un suo figlio e attende che la nostra libertà divenga il luogo nel quale decidiamo di vivere per conoscere, amare e servire Dio. San Paolo dice che noi siamo benedetti, amati, ricordati, accompagnati da Dio “per essere santi e immacolati al suo cospetto, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo”. Questo è il suo pensiero; non è qualcosa di meno. E qui sta il fondamento della nostra speranza.

In Maria il pensiero di Dio si è realizzato in maniera singolarmente piena: l’amore di Dio e quello della creatura umana si sono incontrati pienamente. Maria è diventata l’immagine perfetta di ciò a cui noi tutti siamo chiamati da Dio. Ha vissuto veramente “a lode e gloria della sua grazia”. Invito voi tutti a chiedere con intensità, come grande dono per la Chiesa, che nel suo cammino tenga vivo il profilo mariano.

Giovanni Paolo II ne spiegò il significato: “Maria è Colei che, predestinata ad essere Madre del Verbo, è vissuta continuamente e totalmente nella sfera della grazia divina; è stata specchio e trasparenza della vita di Dio stesso. Immacolata, ‘piena di grazia’, Ella è stata preparata da Dio all’incarnazione del Verbo, e si è trovata sotto l’azione ininterrotta dello Spirito Santo; è stata il ‘Sì’ a Colui che l’aveva prescelta prima della creazione del mondo” (Ef 1,4).

Diceva ancora il Papa: “Maria allude alla dimensione interiore della Chiesa, Questo profilo mariano, è altrettanto - se non lo è di più – fondamentale e caratterizzante per la Chiesa quanto il profilo apostolico e petrino, al quale è profondamente unito”. Il compito di Pietro “è quello di aiutare ogni cristiano ad essere simile a Maria”».

Mons. Corti ha così concluso: «Lascio esprimere la conclusione alla testimonianza di Suor Elisabetta della Trinità, recentemente canonizzata. Ha scritto nel suo diario durante l’ultimo Ritiro della sua vita, compiuto attorno alla festa dell’Assunzione di Maria (1906): “Questo è il mio nome: ‘Laudem gloriae’”. Intendeva dire: desidero che tutta la mia vita divenga lode e gloria al Signore in ogni circostanza, facile o difficile che sia. Vogliamo dirlo anche noi?».

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