Bernaga, 26 ottobre 2017   |  
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Il Card. Coccopalmerio: la certezza del Paradiso fonda la vocazione cristiana

di Italo Allegri

In occasione del 28° anniversario del “Dies Natalis” di Madre Maria Candida, S.Em. il Card. Francesco Coccopalmerio ha presieduto la solenne concelebrazione giovedì 26 ottobre presso il monastero delle Monache Romite di Bernaga.

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C’erano tanti sacerdoti giovedì 26 ottobre alla concelebrazione che si è svolta nella chiesa delle Monache Romite di Sant’Ambrogio ad Nemus a Bernaga, frazione del comune La Valletta Brianza: presbiterio e metà della navata. A presiedere la solenne eucaristia nel 28° anniversario del “Dies Natalis” di Madre Maria Candida, fondatrice dell’Ordine, S.Em. il Card. Francesco Coccopalmerio e i suoi compagni, che hanno ricordato con lui il 55° anniversario di ordinazione presbiterale. Numerosi, come sempre, anche i fedeli, che per ragioni diverse sono spiritualmente legati alla comunità cenobitica brianzola. Loro hanno occupato ogni spazio disponibile, compresa la balconata addossata alla controfacciata sovrastante i due ingressi.

Sua Eminenza ha ringraziato, all’inizio dell’omelia, il gradito invito rivoltogli dalle Romite e dell’accoglienza riservata a lui e al clero presente.

La riflessione offerta dalle letture ha aperto una finestra sul Paradiso, dove evidentemente si trova Madre Candida. Nel libro della Sapienza è scritto che «le anime dei giusti sono nelle mani di Dio». Immagine molto bella, significativa e commovente. Esse non stanno tanto «nelle palme delle mani, quando nell’abbraccio di Dio». Il Paradiso dunque è essere abbracciati da Dio, da Gesù. E in questa condizione le anime sono nella pace: vale a dire dispongono di ogni bene come la vita, la gioia, e tutto questo senza fine.

Il filo condutture della seconda lettura è la trasformazione «del nostro misero corpo per conformarlo al corpo glorioso di Gesù». In Paradiso «saremo nella vita, nella gioia e questa è un’immagine molto suggestiva».

Quindi la terza lettura, dove Gesù si rivolge al Padre con queste parole: «voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me, dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato».

Contemplare la gloria significa essere partecipi anche noi della gloria di Gesù: «Tutto quello che c’è in Lui sarà dato anche a noi, saremo uguali a lui, figli di Dio nella vita e nella gioia senza fine».

«Così pensiamo possa accadere a Madre Maria Candida, ma anche alle tante sorelle che sono passate da questa comunità al Paradiso».

A ciascuno però sorge una domanda angosciosa, ma legittima: «Ma io sarò là, sarò partecipe di tutti questi beni? E mi colpisce sempre questa espressione prepotente che dice “Padre voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi dove sono io”». Se Gesù dice «voglio», evidentemente il Padre non può dire «io non voglio». Anche perché nel versetto precedente afferma «questa è la volontà del Padre mio, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno».

«Quindi io credo – continua Sua Eminenza – che possiamo stare tranquilli: contemplare questo Paradiso come la nostra futura condizione sicura. Non per le nostre capacità, per i nostri meriti, ma perché Lui dice “voglio”, non può stare senza di me».

Tutta questa visione del Paradiso, questa aspettativa e la certezza di andare in Paradiso «fonda la vocazione cristiana, in modo particolare la vocazione alla vita consacrata; se le nostre sorelle sono venute qui è perché credono fermamente al Paradiso, non c’è altra spiegazione», come rammentava loro Madre Candida prima di partire per la fondazione di un nuovo monastero ad Agra.

Il Paradiso è dunque una proposta vocazionale da proporre ai giovani di oggi: Gesù è il Paradiso; innamorati di Gesù e del Paradiso, allora il cuore sarà aperto – se ci sarà la chiamata – a dire sì alla vocazione.

Poi l’invito ai sacerdoti a parlare di più del Paradiso nelle omelie. Anziché compiacersi di omelie social-teologiche sviluppate sul piano orizzontale: «dobbiamo volerci bene, sentirci fratelli gli uni gli altri; è importante la dimensione verticale». Anche nella proposta vocazionale in genere si fanno proposte sul piano orizzontale: «ti dedicherai agli altri, è bello occuparsi dei poveri; no! Io divento religioso perché credo in Gesù e nel Paradiso».

Sua Eminenza conclude esortando i presenti con queste parole: «E allora rafforziamo oggi, per l’intercessione della Madre Candida, questa nostra fede, ma più che fede questa nostra passione per il Paradiso, per Gesù, che ci aspetta con le sue braccia aperte in Paradiso e trasfigurerà il nostro povero corpo per conformarsi al suo, anzi sarà uguale a Lui».

Nella preghiera dei fedeli, oltre al ricordo di Madre Candida fondatrice dell’Ordine delle Monache Romite Ambrosiane di Sant’Ambrogio ad Nemus, anche quello di coloro che nel tempo sono stati particolarmente vicini alla comunità monastica: il Beato Paolo VI, il suo segretario Mons. Pasquale Macchi, il Card. Carlo Maria Martini e il Card. Dionigi Tettamanzi.

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