Bevera, 11 settembre 2018   |  

I preti del decanato di Oggiono iniziano l’anno pastorale con Mons. Rolla nel Santuario di Bevera

di Italo Allegri

I preti del decanato di Oggiono, lunedì 10 settembre hanno concelebrato l’Eucaristia con Mons. Rolla nel Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera. Nel pomeriggio il prolungamento della festa paesana. In serata estrazione lotteria e fuochi.

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È tradizione ormai consolidata che il lunedì della Festa Patronale della Parrocchia Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera, i preti del decanato di Oggiono concelebrino l’Eucaristia presieduta dal Vicario Episcopale Mons. Maurizio Rolla, in onore della Beata Vergine Maria, affidando alla sua protezione l’inizio del prossimo anno pastorale.

Così è stato anche quest’anno lunedì 10 settembre, presenti una decina di sacerdoti del decanato e quattro missionari dell’Istituto Missioni Consolata di Bevera, il decano don Maurizio Mottadelli e il parroco della comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli, don Marco Tagliabue, alla quale la parrocchia di Bevera appartiene, unitamente a quelle di Barzago e Bulciago.

Pur essendo una giornata feriale lusinghiera è stata la partecipazione dei fedeli, che hanno abbondantemente riempito la navata centrale e occupato buona parte dei due transetti laterali. Celebrazione accompagnata da un gruppo di cantori del coro parrocchiale, nel corso della quale è stato ricordato, nella preghiera dei fedeli, don Ambrogio Ratti, morto lo scorso 31 marzo – Venerdì Santo –, che ha retto la parrocchia di Bevera come parroco dal 1997 fino al 2008 – anno di istituzione della Comunità Pastorale –, continuando però a risiedere presso il Santuario, esercitando il suo ministero fino a quando la salute glielo ha consentito.

La liturgia del giorno ha proposto la lettura del testo evangelico di Matteo con la genealogia di Gesù, commentato dal Mons. Rolla nell’omelia. Un elenco di nomi che, di primo acchito, sembrerebbe un po’ arido per noi, ma è lo Spirito che ci aiuta a comprenderlo attraverso il mistero dell’Incarnazione. Contiene una esperienza «che già precedeva l’ingresso di Gesù, nella storia, non facile da offrirsi come fedeltà di una realtà divina così profonda», riassunta nel Figlio, segno della nostra fede nel Signore.

Il fulcro dell’evento è rappresentato dalla Beata Vergine Maria, nella quale il Signore ha posto «le sorgenti della vita», perché essa si è messa a disposizione quale mezzo «scelto da Dio per incarnare il Cristo, attraverso le vicende umane del sangue e della carne», esprimendo in questo modo la sua vicinanza all’intera umanità. Evento però difficile da capire, soprattutto se confrontato con la lettera di Paolo quando afferma: «non siamo figli della carne». Allora come comprendere questa dilazione all’interno della storia? Vuol dire «non essere senza finalità quando pensiamo la nostra vita», la nostra umanità è redenta attraverso il sacramento del battesimo, che instilla nella vita di ciascuno il «dono stupendo dello Spirito che è Gesù».

Il nostro modo di essere e rapportarci con il mondo «passa dunque da questa incarnazione affidata a Dio, che la sottrae alla caducità riconsegnandola allo Spirito». Il vigore della comunità e di tante situazioni difficili da comprendere: dolore, corruzione, violenza, tragedie; nell’incarnazione diventano «motivo di gioia, di speranza, di continuità, trovano le sorgenti della vita». Momenti di festa, di incontro, di tradizione, anche lo stare dentro la Chiesa, «partono da una Parola che ci scalda, ma talvolta scombina anche un po’ la vita, mette in difficoltà».

La riflessione pone poi l’accento sulla lettera dell’Arcivescovo, che invita la comunità cristiana a «stare dentro l’eucaristia della domenica come segnale di una sorgente dei nostri ragionamenti». Imparare ad assimilare senza dimenticare quanto ascoltato e riprenderlo nel corso della settimana, trovare il tempo per la preghiera. Talvolta «penso magari di essere bravo a fare le cose, poi mi illudo, perché se non sto dentro queste radici, alla fine la nostra boria diventa solo falsità».

Il vicario si rivolge poi ai confratelli: «Magari anche il nostro modo di pensare e di agire talvolta ci porta a pensare che facciamo delle cose belle, ma uno sa che poi la gente non lo ascolta. Ma diciamo: perché non mi ascolta, perché non si capisce bene quello che dico? No! Si capisce bene quello che dici. È che non passa, non raggiunge il cuore, perché c’è qualcosa che lo impedisce, che è la tua unità, la nostra unità di Chiesa con il Signore; è cedevole, è un po’ fiacca, forse un po’ appiccicata, a volte non è così robusta e questo è un po’ quello che chiediamo anche a Maria».

E prosegue il Vicario Episcopale: «Ci sono qui tanti sacerdoti del decanato di Oggiono, che iniziano un po’ insieme il cammino: quello di aiutarsi a capire come possono essere testimoni di questa bellezza famosa e difficile Parola del Signore, che siamo chiamati a custodire e testimoniare, però il Signore ci aiuta, ci sta vicino, lo mangiamo, perché lui mangi noi; lo imploriamo, perché lui preghi con noi e in noi. Lo propiziamo dentro la nostra comunità, perché trovarsi insieme, anche se è faticoso, talvolta i caratteri e le situazioni non sono sempre così facili, Lui comunque ha voglia che noi facciamo meglio insieme, anche se non sempre siamo in grado di poter mettere a disposizione la nostra fede come vorremmo».

Mons. Rolla infine conclude: «Questo è un augurio che faccio a me, ai confratelli, alle vostre famiglie».
Ultimo atto liturgico la solenne benedizione, quindi la festa è continuata con il convivio dei sacerdoti nel tendone con tavola calda, che si è animato a partire da mezzogiorno, registrando ancora una notevole affluenza. Nel pomeriggio momento di preghiera per i bambini con benedizione. La festa popolare è proseguita intensa nel pomeriggio fino ad ora tarda. In serata, infatti, si è svolta l’estrazione dei numeri vincenti la lotteria e lo spettacolo sempre suggestivo dei fuochi d’artificio con un arrivederci al prossimo anno.

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