Cassago Brianza, 12 novembre 2017   |  

I poeti fanno “danzare” le parole a Cassago Brianza

di Italo Allegri

La Parola declinata in lingua italiana o nel gergo dialettale, è stata protagonista della serata organizzata sabato 11 novembre dall’Associazione storico-culturale …

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La Parola declinata in lingua italiana o nel gergo dialettale, è stata protagonista della serata organizzata sabato 11 novembre dall’Associazione storico-culturale Sant’Agostino di Cassago, in collaborazione con il Gruppo Acarya di Como e la Biblioteca comunale di Cassago, che si è svolta nella Sala consiliare del Comune di Cassago Brianza. A promuoverla è stato il poeta cassaghese Caliandro Orazio, che ha riunito una dozzina di amici con i quali condivide il dono del saper musicalmente unire le parole per esprimere i sentimenti più delicati profondi, insiti nella natura umana.

Come del resto ha sottolineato la sindaca di Cassago, Rosaura Fumagalli, nel porgere il benvenuto ai numerosi presenti in sala: «In questo ultimo ventennio il livello di istruzione nel nostro paese è cresciuto, siamo culturalmente molto più preparati, abbiamo più competenze, però su una cosa siamo rimasti e continuiamo a essere deficitari: la crescita dell’anima. Gruppi letterari come il vostro, associazioni, gruppi musicali, aiutano a elevare una persona, a crescere, al di là di quello che uno può apprendere dai libri in termini nozionistici. Io credo che anche la cronaca di questi giorni ci richiama fortemente a impegnarci, perché associazioni come le vostre siano sostenute. E’ difficile, ve lo dice un Sindaco che deve far quadrare i conti: e non è sempre facile. Ma io continuo a dire che bisogna avere il coraggio di investire nella scuola, ma anche in gruppi e associazioni che arrivano all’anima delle persone. Sono convinta che sia un investimento utile, oltre che necessario, da fare in questo nostro paese, perché altrimenti le derive che sono la quotidianità di questi giorni continueranno sempre di più. La musica e la scrittura servono anche ad abbattere i muri, anziché costruirli. Chiedo a voi di continuare il vostro impegno».

Il prof. Luigi Beretta, Presidente dell’Associazione Storico-Culturale Sant’Agostino di Cassago Brianza, promotore dell’iniziativa, rammenta come la serata «cade a fagiolo, nel senso che oggi è l’11 novembre; il 13 di novembre ricorre il compleanno di S. Agostino, quindi abbiamo colto questa opportunità per rinforzare le iniziative che ci sono state quest’anno, in occasione dei 50 anni di attività dell’Associazione Sant’Agostino». E prosegue: «E’ una manifestazione che unisce tante cose: la poesia, la musica, l’anniversario di tanti anni di attività, e direi che forse ancora Agostino, che sta li dietro nel quadro che onora questa sala, mette un po’ tutti assieme. Agostino è stato un grande poeta. Aveva una grande capacità di esprimersi attraverso la parola. E’ stato anche un grande musicologo: ha scritto 5 libri sulla musica; e il motto dei cantori è: “chi canta prega due volte”! E’ una figura che mette assieme questi due grandi aspetti e ci aiuta a crescere nell’animo, ne avremo sicuramente un esempio questa sera con tante poesie con i testi che verranno letti: sono specchio delle persone che le hanno pensate e vissute».

Quindi interviene il Presidente della Biblioteca, Ivano Gobbato: «Quando Orazio mi ha chiesto di dire qualche parola all’inizio della serata, la prima cosa che mi è venuta in mente è di quando, ragazzino, ho avuto l’incontro con la poesia. Ed è stato perché su un sussidiario delle scuole elementari ho trovato una bella domanda: a cosa servono i poeti? Non ricordo cosa mi abbia detto la maestra, però oggi credo che i poeti servano sostanzialmente a tante cose, ma quella che a me sembra importante, è che i poeti ci ricordano quanto decisive siano nella nostra vita le parole. Il titolo di questa antologia lo dice anche se in un modo leggermente diverso: Mai la parola rimane sola. Sono cose le parole che noi abbiamo tra le mani - forse è meglio dire tra i denti - in ogni momento della nostra vita; però, come tutte le cose che maneggiamo di continuo nel quotidiano, corriamo il pericolo di considerare ovvio di avere le parole e quindi di non riuscire a tenerne bene a mente il valore. Ci sono un sacco di cose meravigliose della nostra vita che diamo per scontato: la lavatrice, l’automobile, il forno a microonde, l’istruzione, la biblioteca, persino la libertà. Io credo che i poeti, dal momento che servono ricordarci qualche cosa di così importante e prezioso, siano persone per cui dobbiamo provare gratitudine. Perché questi piccoli oggetti preziosi e scintillanti, che fanno un breve viaggio o lunghissimo dal nostro cervello alle nostre labbra, sono veramente qualcosa di prezioso. Noi le chiamiamo parole e i poeti le sanno usare in un modo che è precluso alla maggior parte della gente. Per questo dobbiamo essere grati ai poeti. Nell’introduzione di questo libro è scritto che le parole danzano. Una delle cose che mi aveva stupito da ragazzino, era scoprire il vero significato di quel detto: verba volant scripta manent. Tutti lo diciamo per dire quando parliamo le cose si dimenticano, quando le scriviamo restano ben fissate. Invece il significato vero è tutto il contrario: le cose scritte pesano, rimangono a terra, solo le parole volano; e quindi credo che l’essere grati ai poeti è la cosa migliore che possiamo fare in una serata come questa».

Antonio Bianchetti, Presidente Gruppo Acarya di Como, ringrazia il Sindaco, il Presidente della Biblioteca, l’Associazione Sant’Agostino «per averci invitato a questa bellissima serata, perché Orazio da tantissimi anni è un po’ il fulcro dell’amicizia che ci unisce, perché Acarya se è durata 40 anni è perché c’è l’amicizia che ci accomuna. Ma la parola non rimane sola, perché se la prima pagina della Bibbia inizia con “in principio era il Verbo”, vuol dire che la parola è posta all’inizio della nostra intelligenza. In un periodo come questo, dove l’immagine sta avendo il sopravvento sulla parola, difendono la parola gli scrittori o poeti, che hanno questo dono stupendo di continuare a portare avanti la nostra cultura e la nostra civiltà».

I poeti presenti leggono poi con molta espressione e intensità di sentimento una loro poesia tratta dall’antologia: Mai la parola rimane sola. Si alternano: Rosanna Belotti di Faloppio (Como), Angelo Elli di Giussano (lingua dialettale), Cesare Puppi di Guanzate (Como), Luigi Besana di Cantù, Ivano Gobbato legge una poesia di Renato Beretta.

E’ questa l’occasione per ricordare il poeta cassaghese scomparso già da alcuni anni. Lo fa innanzitutto Gobbato che lo ha conosciuto: «Ho avuto il piacere e l’onore di passarci insieme qualche momento ascoltandolo e sono cose che mi sono rimaste per cui sono veramente onorato di leggere una poesia del papà di Luigi». La poesia è stata scelta da Orazio Caliandro detto Grazio. E ricorda che circa venti giorni fa un amico poeta ha rinvenuto tra le sue cose una targhetta indirizzata a Renato Beretta, dicendomi «che voleva consegnare ai familiari proprio nel corso di questa serata». La targhetta passa dunque dalle mani di Grazio a quelle del figlio Luigi, presidente dell’Associazione Sant’Agostino, accompagnata da un prolungato e caloroso applauso.

La testimonianza del figlio Luigi: «Aveva scoperto la poesia piuttosto anziano, ormai era in pensione: ha accostato alla sua naturale passione della pittura la poesia. Lo aveva fatto partecipando al concorso La Culla di Veduggio. Era la prima occasione e aveva vinto il secondo premo. Forse questo è stato uno stimolo a proseguire e poi un po’ di strada ne ha fatta. Sono poesie belle. Tante volte rileggendole le ricordo, quando è stato stampato Prima del pont. Siccome le battevo io a macchina per preparare la stampa e certe di notte da solo, sentirsele nella mente fanno un certo effetto. La cosa che mi ha convinto che ha sostenuto questa sua ricerca è di cosa significa essere uomini. La poesia penso gli abbia dato una espressione molto forte a questo suo desiderio di capire chi era e che cosa lo aspettava nella vita: lui assieme agli altri. E in questo ho sempre visto una agostinismo di fondo, perché proprio come in Agostino c’è questo desiderio continuo di sapere chi siamo e dove andiamo, trovare finalmente un congruo equilibrio, una risposta alla nostra inquieta domanda che naturalmente sorge dentro l’animo. E la poesia è la forma migliore in cui riuscire a dar corpo a questo desiderio, a questa sensazione profonda che ciascuno di noi ha e molto spesso reprime, oppure lascia perdere, mentre il poeta è colui che la riceve e ci ricorda continuamene questa impressione. Quindi grazie a questo esempio che ho avuto direttamente in casa, mi ha molto aiutato anche a crescere personalmente, grazie anche a voi per averlo ricordato».

Prosegue poi la declamazione dei versi con altri poeti: Elena Rigamonti legge una poesia di Giovanni Redaelli; quindi Ettore Cappelletti di Lambrugo, Federica Frigerio di Tavernerio, Luigi Somaschini di Giussano (lingua dialettale), Grazio Caliandro, Pinuccia Perlini di Olgiate Comasco, Rosanna Pirovano, Graziella Molinari di Montorfano (lingua dialettale).

Siamo così giunti al termine, Orazio ringrazia l’Associazione Sant’Agostino e la Biblioteca comunale per avere accettato la proposta. Il gruppo Acarya che ha accolto l’invito. La presenza del Circolo Pickwick di Besana nella persona di Pino Zanatta e tutti i presenti «per la pazienza che avete avuto ad ascoltarci».

Chiude il presidente della Sant’Agostino Beretta ricordando che la vita ci offre tante belle occasioni, ma spesso siamo assorti dalla televisione o altro distogliendoci da «momenti come questi» che ci fanno imparare a saper ascoltare le parole e la musica e, finalmente, «scopriamo anche noi stessi la bellezza dell’esistere, della musica e dall’ascoltare queste belle parole».

Le poesie infatti, sono state intervallate da brani musicali eseguiti da due giovani musiciste con il violino e il flauto traverso da soliste o insieme nel finale, esibizioni molto apprezzate dal numeroso pubblico presente.

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