Lecco, 08 marzo 2018   |  

Aerosol: "dalla proprietà solo parole, pronti a dire basta"

di Stefano Scaccabarozzi

Le nuove promesse non convincono i lavoratori, si pensa all'istanza di fallimento.

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Ferni (Cisl), Sacchi (Uil) e Cesana (Cgil)

«Io come faccio a pagare l'affitto quando non prendo lo stipendio da mesi? Me lo dite voi o viene qui il signor Bartoli a spiegarcelo?». L'ennesimo tavolo istituzionale organizzato per ottenere risposte dalla proprietà di Aerosol, azienda di Valmadrera in profonda crisi di liquidità, è terminato senza nessuna novità concreta e risolutiva, scatenando la rabbia dei lavoratori riuniti in presidio sotto la sede della Provincia di Lecco.

La pazienza dei 66 dipendenti rimasti in organico in Aerosol, mentre solo un anno fa erano più di 110, è ormai finita da tempo: la produzione è bloccata dal 15 dicembre, sono 5 le mensilità arretrate e il sito produttivo è stato dichiarato non agibile dall'Arpa in quanto non a norma.

esterno cancello aerosolE nemmeno il confronto odierno con Giovanni Bartoli, da poche settimane divenuto amministratore unico di Aerosol, oltre a esserlo di Seconda Investimenti, la società che ha rilevato il 100% delle quote dell'azienda dalla famiglia Fiocchi, ha rischiarato l'orizzonte.

A fare il quadro della situazione sono i sindacalisti Nicola Cesana (Cgil), Massimo Ferni (Cisl) e Celeste Sacchi (Uil): «Nemmeno questa volta sulle questioni più importanti l'azienda è stata in grado di prendere alcun tipo di impegno. Il tavolo sul quale ci siamo impegnati a lungo non sta portando da nessuna parte. Mercoledì prossima i lavoratori si troveranno in assemblea per decidere quali atti adottare».

La strada verso l'ingiunzione di fallimento sembra ormai tracciata: «Ci sono già dei lavoratori – hanno spiegato i sindacalisti - che si sono dimessi e che hanno già attivato legali e uffici vertenze per riavere gli arretrati, azioni che potrebbero portare a decreti ingiuntivi e alla richiesta di fallimento. Mercoledì anche i dipendenti rimasti in organico decideranno quali passi concreti operare per muoversi in questa stessa direzione».

giovanni bartoli leccoI sindacati giudicano non credibili le risposte date oggi da Bartoli (in foto a destra): «Sul possibile ingresso di soggetti terzi in Aerosol, Bartoli ha comunicato che ci sarebbe anche un secondo tavolo di trattativa aperta, oltre a quello conosciuto, sempre con un soggetto del ramo farmaceutico. Ma sembra non poterci essere un accordo in quanto la proprietà vuole un impegno formale, da subito, all'acquisizione dell'Aerosol e su questo punto nessun acquirente è disponibile. Noi abbiamo detto a Bartoli di cedere prima possibilite l'attività, perché se loro vogliono fare degli utili dalla vendità non si otterrà mai nulla».

Sul tema della ricapitalizzazione la proprietà avrebbe assicurato l'arrivo di nuova liquidità: «Bartoli ha detto che c'è stato un aumento di capitale da parte della proprietù, senza però svelare la cifra, precisando che è stato fatto su un contocorrente esterno essendo gli altri bloccati. Non è stato esibito nessun documento, non sappiamo quindi se è stato veramente effettuato, ma se c'è stato è certamente minore rispetto ai 500mila euro annunciati. Queste nuove risorse non verranno usate per pagare parte degli arretrati ai lavoratori ma dovrebbero servire per la messa in sicurezza dell'impianto. Soltanto dopo l'arrivo dell'autorizzazione da parte di Arpa a riprendere la produzione verrebbe saldata una mensilità. Una tempistica totalmente incerta e dunque la nostra risposta è stata negativa: se il 12 marzo non arrivano gli stipendi non siamo disponibili a prestare alcuna attività lavorativa».

Non ci sono quindi nemmeno tempistiche certe per un'eventuale ripresa dell'attività, secondo i sindacati infatti nessun intervento strutturale per la messa in sicurezza dell'impianto è stato portato avanti in queste settimane, ma ci si è limitati a pagare fatture arretrate.

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