Lecco, 12 febbraio 2018   |  

I giovani Liberi e Uguali: siamo la generazione del lavoro grigio

di Stefano Scaccabarozzi

Emanuele Manzoni: redistribuire la ricchezza che già c'è, ma è nelle mani di poche persone.

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Emanuele Manzoni

«Siamo una generazione che avrà un curriculum lunghissimo appeso in una casa che non potrà pagare»: è questa la denuncia di Emanuele Manzoni, candidato alle regionali per Liberi e Uguali, che ha presentato la ricerca svolto dai giovani del proprio partito circa le condizioni di lavoro dei giovani e la disperità tra uomini e donne.

Un lavoro nato dall'esperienza diretta dei ragazzi: «questa ricerca racconta le storie di Francesca, 24 anni, laureata, che va a Milano ogni giorno per un tirocinio e non sa se sarà pagata, forse alla fine riceverà un premio. Oppure di Lucia, 27 anni, laureata, che lavora a partita Iva e che quindi non può permettersi di stare a casa in malattia per troppi giorni per non perdere il posto».

I giovani di Liberi e Uguali hanno raccolto 500 sondaggi tra i ragazzi under 30, raccontando uno spaccato di quello che si può chiamare lavoro grigio «dove non si è in nero, ma non si hanno nemmeno tutti i diritti».

Particolarmente interessante i risultati del focus dedicato ai giovani tra i 21 e 30 anni, impegnati in stage e tirocini: il 54% lavora gratis, il 36% riceve qualcosa e il 10% riceve una retribuzione equa, come gli altri lavoratori. Chi non viene pagato? Il 50% degli uomini e quasi il 70% delle donne, con una chiara diseguaglianza di genere.

Perché farlo? «Ci dicono che almeno lo si può mettere nel curriculum. – continua Manzoni – E se qualcuno si ribella: quella è la porta, tanto c'è la fila di persone pronte a lavorare per quella cifra. Una generazione condannata a fare stage a 200-300 euro».

Inoltre il 60% dei giovani tra i 21 e 30 anni in provincia di Lecco ha sperimento il lavoro nero: «Ci è stato detto che eravamo choosy, che non sapevamo rimboccarci le maniche. Una definizione meschina con cui si è nascosta la mancanza di investimenti sulle politiche di inserimento lavorativo. Siamo la generazione più formata – continua Manzoni - che parla 2-3 lingue, che ha viaggiato, che fa più volontariato in Europa eppure ci dicono che siamo choosy. Ci dicono che la gavaetta è normale, che il tirocinio ti dà competenza: forse era così quando in passato, dopo la gavetta, si entrava in un posto di lavoro e si rimaneva fino alla pensione. Oggi il mercato del lavoro è invece fatto di precariato. Ma a 30 anni uno stage di 8 ore al giorno per 200 euro al mese non è più formazione ma sfruttamento».

E quali sono le soluzioni dei giovani di Liberi e Uguali? «Se c'è offerta il mercato si prende manodopera a basso costo. Tornare indietro, riconquistare i diritti, poi è molto difficile. Allora come Liberi e Uguali dobbiamo presidiare i diritti, non solo per i giovani, ma soprattutto in Lombardia. Proviamo a indicare la rotta: l'1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza. La ricchezza dunque c'è già, ma è nelle mani di poche persone. In una sola parola redistribuzione».

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