Lecco, 26 aprile 2017   |  

I giovani, i nuovi linguaggi e il mistero della morte

di Mario Stojanovic

Come ci poniamo davanti al disagio di questi giovani e alle loro domande?

Croce sul monte Krizevac e1426610180846

Stiamo vivendo tempi di confusioni generali e grandi disagi sociali, conseguenze di ingiustizie come molte volte sottolineato anche da monsignor Franco Cecchin nelle sue accorate omelie.

Inoltre sembra che i “social”, tecnologici strumenti di comunicazione, stiano prendendo il sopravvento anche nelle nostre famiglie, trasformando i momenti di dialogo - come possono essere quelli a tavola durante i pasti - in momenti di mutismo, dove ognuno scambia messaggi con chi vuole.

Ma cosa sta succedendo? Le giovani generazioni trovano in questi social un mondo effimero, che poi crea in loro il vuoto dell'anima, perdendo il senso della realtà e il valore della vita. Questi mezzi, se usati senza un controllo, insegnano che il mondo è concentrato a soddisfare i bisogni materiali: tutto deve essere tangibile, visibile, mentre i valori umani e spirituali non lo sono.

In queste ultime settimane abbiamo letto dalle cronache, anche provinciali, le vicende tristi di ragazzi giovani che hanno detto addio alla vita anzitempo. Pochi giorni fa ho partecipato alle esequie di uno di questi ragazzi, tragicamente morto. Al termine il parroco, che lo aveva seguito sin da piccolo, oggi in pensione ma presente alla concelebrazione, ha lasciato un suo scritto ai genitori straziati dal dolore, amici di famiglia da oltre trent'anni.

Uno scritto che pone alcuni quesiti anche a noi che ci professiamo Cristiani e alla nostra società: “Io, come Sacerdote – scrive don Luigi Oggioni - mi rimetto a Dio le vere ragioni di questi gesti, solo il Signore li può sapere e giudicare. Per noi rimane una domanda inquietante: come ci poniamo davanti al disagio di questi giovani? Hanno dentro di sé una domanda su se stessi, sul senso della vita, sono malati di senso e di Speranza. Abbiamo qualcosa da dire loro? Hanno bisogno di qualcuno che stia con loro e li ascolti perché il linguaggio si è fatto difficile, oggi sentono tanti messaggi che li ubriacano anche visivamente. Ma non serve solo il cervello, ci vuole cuore e amore. I nostri ragazzi hanno sete di affetto, di amore e di Speranza per vivere”.

Terminando don Luigi scrive ancora: “Dio Padre non rifiuta il figlio che torna quando lo vede affranto e smarrito. Accoglie con Amore Misericordioso la sua creatura, anche se arriva alla soglia dell'Eterno prima del tempo e senza essere stata direttamente da Lui chiamata”.

Forse anche noi adulti, io per primo, ci siamo lasciati prendere da ciò che sembrava normale per il mondo o per il bene dei nostri figli. Torniamo a condivide il pane quotidiano, in famiglia si torni a dialogare senza nessun rumore tecnologico.

Perché nelle nostre chiese ci sono perlopiù persone con i capelli grigi? Perché ci sono sempre meno vocazioni al Sacerdozio? Forse sarà diverso se sapremo dare risposte e testimonianze Cristiane alle domande poste da don Luigi, un semplice ed umilissimo sacerdote anziano in pensione.

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