Lecco, 24 febbraio 2018   |  

"Gori non è solo statalista e ha bene amministrato"

di Marco Magni

A proposito del nostro editoriale sulle elezioni regionali, Marco Magni, puntualizza e dissente su alcuni aspetti sostenendo, tra l'altro, che «in questo momento di cambiamento d’epoca, ci si rifugi troppo nelle proprie certezze, paurosi di farsi scomodare dalle novità dirompenti in atto».

ID90 Bergamo Citta Bassa 02 Mazzoleni

Veduta di Bergamo, di cui Gori è sindaco

Siamo grati a Marco Magni per il suo intervento, che volentieri pubblichiamo, sulle imminenti elezioni regionali. Con la diaspora politica del mondo cattolico, dopo il naufragio della Democrazia cristiana, le diverse anime si sono aperte a vari schieramenti e a queste è corretto dare voce. In politica tutto è transeunte, non i perenni valori evangelici.

Ho letto l’editoriale del 23 febbraio a firma Alberto Comuzzi dedicato al voto per la Regione Lombardia. Un’indubbia occasione per accendere un dibattito che è rimasto tristemente spento in queste settimane, ma con uno stile discutibile.

I due principali candidati in campo sono stati presentati senza peli sulla lingua, ma in modo sbilanciato e semplicistico. Il programma di Gori è stato definito con un solo aggettivo “statalista”, salvo poi che nelle righe precedenti lo stesso candidato viene bollato come primo servitore del più grande imprenditore privato a Canale 5 e abbia fatto indignare la sinistra di “Liberi e uguali”. Perché poi si tace che nel frattempo stia raccogliendo un buon consenso come primo cittadino di Bergamo? Quali idee propone?

La ricca economia lombarda sarebbe poi merito del ventennio di giunte di centrodestra. Ahimè, ormai ho i capelli quasi bianchi, sono nato in pieno boom economico e uno dei primi ricordi che ho è di mio papà che mi portò a visitare lo stabilimento dell’Icam: rimasi colpito dai fiumi di cioccolatini che scorrevano, di una ditta in pienissima attività. E da quel giorno sono diventato goloso. E’ un dato storico indubbio che le radici solide dell’economia e della società lombarda superino di slancio i vent’anni. In vent’anni solo un pazzo poteva rovinarle.

Sorvolo su tante altre affermazioni che non mi convincono, ribadendo invece l’invito ad un discernimento più approfondito, oltre gli slogan come ha ben sintetizzato in un post sulla sua pagina Facebook, il giornalista lecchese Gerolamo Fazzini, già direttore del Resegone: meno sicurezza, più misericordia, visione delle criticità di ogni schieramento, fatica della scelta elettorale…Un aiuto mi viene dai documenti dei Vescovi lombardi, dagli interventi di diverse associazioni cattoliche, quest’ultimi che non ho però visto rilanciati dalla testata online.

Mi preme solo puntualizzare un aspetto: l’editoriale invoca la continuità, valore che soprattutto oggi ha delle controindicazioni però. Non vorrei che in questo momento di cambiamento d’epoca, ci si rifugi troppo nelle proprie certezze, paurosi di farsi scomodare dalle novità dirompenti in atto. Nel lavoro, nella gestione di un’associazione, di un progetto e anche in politica, puntare su forze ed energie nuove e diversificate è risaputo che sia una buona cosa.

Marco Magni - Valmadrera

 

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