Garlate, 26 dicembre 2017   |  

Garlate festeggia il patrono Santo Stefano e i 50 anni di sacerdozio di don Enrico

di Mario Stojanovic

Presenti i sacerdoti nativi del paese oltre al parroco don Matteo.

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"O si è grati o si è gretti": è questa la frase che don Enrico Panzeri ha voluto scrivere sul fascicolo che ricorda i suoi 50 anni di sacerdozio.

La comunità di Garlate ha infatti festeggiato questa mattina il proprio patrono Santo Stefano e ha ricordato l'importante anniversario raggiunto da don Enrico, garlatese, ex parroco di Galbiate e ora con incarico di esorcista.

WhatsApp Image 2017 12 26 at 10.42.25Alla celebrazione eucaristica hanno preso parte anche il parroco don Matteo Gignoli, mons. Giuseppe Longhi, don Giuseppe Buzzi, anch'essi nativi di Garlate. Ad animare la liturgia la corale della parrocchia.

Don Enrico nasce il 9 febbraio 1940. Lavora come meccanico nella ditta Pellegrini di Lecco senza tralasciare l'oratorio e i servizi parrocchiali. Dopo il diploma entra in seminario nel 1960 per essere poi ordinato sacerdote sette anni dopo dal cardinal Colombo.

Svolge così l'incarico di coadiutore nella parrocchia di Gorla Minore (VA) dove insegnerà nelle scuole medie, viene poi nominato parroco a Ponte Labro e nel 1997 a Galbiate ricoprendo anche l'incarico di decano dell'oggionese.

Nel 2016 lascia la parrocchia per raggiunti limiti d'età e gli viene affidato l'incarico di esorcista, residente nella comuntià di Acquate, Olate e Bonacina anche con incarichi parrocchiali

WhatsApp Image 2017 12 26 at 10.43.30A pronunciare l'omelia proprio don Enrico, quest'oggi accompagnato dai propri parenti presenti per l'importante anniversario: "Garlate ha ancora una radice religiosa, è un'isola felice perché vedo la chiesa gremita di fedeli, nella speranza non siate qui solo per tradizione. Ma chi era Santo Stefano? Dobbiamo riprendere gli Atti degli Apostoli per capire: Siamo all'inizio della storia della Chiesa, quando il popolo si lamentava con gli apostoli per alcune ingiustizie. Furono allora scelti sette uomini di buona reputazioni e tra loro Stefano fu il primo".

E ancora: "Badate bene che la reputazione non si vende al supermercato, soprattutto oggi che conta l'immagine, oggi che se non appari non esisti. La superbia e l'orgoglio, il parlar male dell'altro, fanno perdere la reputazione. E allora chiediamo al nostro Santo patrono affinché noi non ci si vesta solo esternamente da cristiani, ma dentro per essere come Stefano uomini di buona reputazione".

Al termine il primo cittadino Giuseppe Conti ha pronunziato parole di ringraziamento a don Enrico: "Uno di noi", regalando una targa e il libro de I Promessi Sposi in dialetto.

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