Lecco, 23 ottobre 2017   |  

Frontalieri senza rw anche se risiedono oltre 20 km dalla Svizzera

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

L’esonero in argomento è stato esteso anche al coniuge ed ai familiari di primo grado dei soggetti frontalieri.

frontalieri

Sono esonerati dalla disciplina sul monitoraggio fiscale i soggetti residenti in Italia che prestano la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera e in altri Paesi limitrofi con riferimento agli investimenti e alle attività estere di natura finanziaria detenute nel Paese in cui svolgono la propria attività lavorativa.

Con la legge di conversione del DL 50/2017 (quindi da REDDITI 2017), l’esonero in argomento è stato esteso anche al coniuge ed ai familiari di primo grado dei soggetti frontalieri, qualora risultino cointestatari ovvero beneficiari di procure e deleghe sul conto corrente costituito all’estero per l’accredito degli stipendi o altri emolumenti derivanti dal lavoro ivi svolto.

In sintesi, quindi, vi sono due tipi di esonero: per i frontalieri si applica per tutte le attività detenute nel Paese fonte del reddito, mentre per il coniuge ed i familiari l’esonero è circoscritto al conto estero in cui sono accreditati stipendi ed emolumenti.

L’esonero dalla disciplina sul monitoraggio fiscale per i soggetti frontalieri, il loro coniuge ed i familiari è soggetto alle limitazioni previste dal provv. Agenzia Entrate 18 dicembre 2013 n. 151663, nel quale si specifica:
- che l’esonero compete fintanto che il lavoratore presta la propria attività all’estero;
- che esso è riconosciuto per l’intero periodo d’imposta, se l’attività lavorativa è svolta all’estero in via continuativa per la maggior parte del medesimo periodo.

In caso di rientro in Italia, l’esonero è condizionato al trasferimento in Italia delle attività detenute all’estero entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se trascorso il termine di sei mesi il lavoratore non ha fatto rientrare in Italia le attività estere, egli è tenuto ad indicare tutte le attività detenute all’estero durante l’intero periodo d’imposta (cfr. circ. n. 38/2013).

Inoltre, occorre considerare che l’esonero in argomento non riguarda la liquidazione di IVIE e IVAFE. Infatti, anche i soggetti frontalieri sono tenuti ad assolvere queste imposte: pertanto, può accadere che un lavoratore frontaliero debba compilare il quadro RW non per ottemperare alla disciplina sul monitoraggio fiscale, ma per liquidare 34,20 euro di IVAFE sul proprio conto corrente situato nel Paese in cui lavora.

La definizione di lavoratori frontalieri si rinviene nell’art. 1 comma 175 della L. 27 dicembre 2013 n. 147, che accorda il beneficio della franchigia di 7.500 euro di reddito non assoggettato ad imposta ai soggetti residenti che prestano l’attività di lavoro dipendente in zone di frontiera o in Stati limitrofi al territorio nazionale in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto.

In sostanza, la norma individua tre requisiti di fondo per definire i frontalieri:
- la residenza fiscale italiana del lavoratore;
- il fatto che il lavoro sia prestato nello Stato estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto (e non si sostanzi, quindi, in mere attività occasionali prestate oltreconfine);
- il fatto che il lavoro sia prestato in zone di frontiera, o in Stati limitrofi (Francia, Austria, Svizzera, Slovenia, San Marino, Città del Vaticano e Principato di Monaco).

Pur non essendo un requisito previsto dalla norma, la circ. Agenzia delle Entrate 15 gennaio 2003 n. 2 (§ 9) prevede anche che il regime dei frontalieri debba essere riservato ai soggetti che quotidianamente si recano all’estero per svolgere la prestazione lavorativa.

In presenza dei requisiti sopracitati, scatta quindi la qualifica di frontaliere ed il conseguente esonero dal monitoraggio fiscale che, per coloro che liquidano IVIE e IVAFE, mette comunque al riparo dalle sanzioni previste per le violazioni riferite al quadro RW.

Nei 20 km frontalieri tassati in Svizzera
Riguardo al caso di un soggetto residente in Italia che si reca a lavoro in Svizzera, si osserva che, nel contesto dell’accordo bilaterale Italia-Svizzera del 3 ottobre 1974, viene previsto che il reddito di lavoro dipendente dei frontalieri risulti tassato esclusivamente nello Stato dove l’attività lavorativa viene svolta se il lavoratore italiano risiede nella fascia di confine di 20 km che separa il Comune di residenza italiano dai Cantoni del Ticino, dei Grigioni e del Vallese (gli unici Cantoni nei quali, a sua volta, il frontaliere può lavorare per beneficiare delle agevolazioni).

Se, invece, il frontaliere risiede in un Comune italiano che dista oltre 20 km dal confine, si applicano le regole ordinarie che prevedono la tassazione concorrente in entrambi gli Stati e la franchigia di 7.500 euro (questa impostazione è stata confermata dal Parere della DRE Lombardia n. 904-45720/2008 e dalla ris. Agenzia delle Entrate 28 marzo 2017 n. 38).

In merito, occorre considerare che la residenza in un Comune che dista oltre 20 km dal confine svizzero non provoca la perdita dello status di frontaliere, perché detto requisito riguarda solo la possibilità di applicare la tassazione esclusiva dello Stato fonte del reddito.

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