Lecco, 21 giugno 2018   |  

Francesco: “Perseguire l’unità e camminare secondo lo Spirito”

Dinanzi a circa 230 persone, il Pontefice inaugura il suo 23.esimo viaggio apostolico

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Nel Centro Ecumenico di Ginevra, Papa Francesco presiede la preghiera ecumenica e pronuncia il primo discorso del suo 23.esimo viaggio apostolico, a 70 anni dalla nascita del Consiglio ecumenico delle Chiese, sul tema: “Camminare, pregare e lavorare insieme”.

Dinanzi a circa 230 persone, il Pontefice inaugura il suo 23.esimo viaggio apostolico rimarcando che il Signore “chiede unità”; “il mondo, dilaniato da troppe divisioni che colpiscono soprattutto i più deboli, invoca unità”. Certo, riconosce, si potrebbe obiettare che camminare insieme, senza alcun “ripiegamento autoreferenziale”, sia una sorta di lavoro “in perdita”, ma i discepoli di Cristo devono “camminare secondo lo Spirito, purificando il cuore dal male, scegliendo con santa ostinazione la via del Vangelo e rifiutando le scorciatoie del mondo”.

L’essere umano è una creatura “in cammino”, perennemente in uscita: “da quando esce dal grembo della madre a quando passa da un’età della vita a un’altra; dal momento in cui lascia la casa dei genitori fino a quando esce da questa esistenza terrena”. Ma camminare, sottolinea Papa Bergoglio, “è una disciplina, una fatica, servono pazienza quotidiana e allenamento costante”; bisogna “rinunciare a tante strade per scegliere quella che conduce alla meta e ravvivare la memoria per non smarrirla”.
“Camminare richiede l’umiltà di tornare sui propri passi e la cura per i compagni di viaggio, perché solo insieme si cammina bene. Camminare, insomma, esige una conversione continua di sé. Per questo tanti vi rinunciano, preferendo la quiete domestica, dove curare comodamente i propri affari senza esporsi ai rischi del viaggio”.

“Se ogni uomo è un essere in cammino”, tanto più questo vale per un cristiano, chiamato a seguire il “tracciato inaugurato dal Battesimo”, invece di “soddisfare il desiderio della carne”. Questo, in concreto, chiarisce il Pontefice, significa non “provare a realizzarsi inseguendo la via del possesso, la logica dell’egoismo”, che porta inevitabilmente l’uomo a perdere “di vista i compagni di viaggio”, mentre “sulle strade del mondo regna una grande indifferenza”.
“Spinto dai propri istinti, diventa schiavo di un consumismo senza freni: allora la voce di Dio viene messa a tacere; allora gli altri, soprattutto se incapaci di camminare sulle loro gambe, come i piccoli e gli anziani, diventano scarti fastidiosi; allora il creato non ha più altro senso se non quello di soddisfare la produzione in funzione dei bisogni”.

Dinanzi ai membri del Consiglio ecumenico delle Chiese, a 70 anni dalla nascita, Papa Francesco chiede di “calarsi nella storia col passo di Dio”, “non col passo rimbombante della prevaricazione”, ma con quello dell’amore evangelico. Le divisioni tra cristiani, infatti, “sono spesso avvenute perché alla radice, nella vita delle comunità, si è infiltrata una mentalità mondana”, e oggi “troppo facilmente” il cammino ecumenico “si arresta davanti alle divergenze che persistono”.
“Le distanze non siano scuse, è possibile già ora camminare secondo lo Spirito: pregare, evangelizzare, servire insieme, questo è possibile e gradito a Dio! Camminare insieme, pregare insieme, lavorare insieme: ecco la nostra strada maestra”.

Gesù, che per amore “si è fatto pellegrino” tra gli uomini, ancora oggi ci ricorda che i “muri della separazione” sono stati abbattuti e “ogni inimicizia” è stata vinta, e che “camminare insieme per noi cristiani non è una strategia per far maggiormente valere il nostro peso, ma un atto di obbedienza nei riguardi del Signore e di amore nei confronti del mondo”. E’ difficile, conclude Papa Bergoglio, “sopire le animosità e coltivare la comunione”, è ostico “uscire da contrasti e rifiuti reciproci alimentati per secoli”, ma i discepoli del Figlio di Dio sono chiamati a perseguire l’unità, con ostinazione, perché la divisione porta solo “guerre e distruzioni”.

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