Lecco, 21 settembre 2018   |  

Francesco nei Paesi Baltici: visita in Lituania, Lettonia ed Estonia

Sarà occasione "per rendere omaggio" a quanti "hanno sofferto per la fede".

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Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Lituania, Lettonia ed Estonia, in programma dal 22 al 25 settembre prossimi, è anche una occasione "per rendere omaggio" a quanti "hanno sofferto per la fede".

Così il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ricordando ai giornalisti che il viaggio del Pontefice si svolge nel 25.mo anniversario della visita, nei Paesi Baltici, di San Giovanni Paolo II.

Greg Burke sottolinea poi che da lontano i Paesi Baltici potrebbero sembrare "più o meno uguali". Invece, sono nazioni sorelle, "ma come sorelle possono essere molto diverse". In Lituania - spiega il direttore della Sala Stampa della Santa Sede - la maggioranza della popolazione, quasi l'80%, è di fede cattolica. In Lettonia, alla maggioranza luterana si aggiunge un interessante mix tra lettoni e russi. In Estonia - ricorda inoltre Greg Burke - il 75 per cento delle persone si dichiara non religioso. Ma questa - afferma - "è una sfida che credo piaccia al Papa". E se uno pensa - aggiunge il direttore della Sala Stampa della Santa Sede - che in Estonia il Papa visita una comunità cattolica di 5.000 persone - come una parrocchia nell’Europa occidentale - si coglie, un'altra volta, il segno della presenza del Papa nelle periferie.

Tra i momenti più importanti del viaggio, la visita - domenica 23 settembre - al Museo delle occupazioni e lotte per la libertà a Vilnius, in Lituania, con breve sosta di preghiera proprio al monumento delle vittime del ghetto. Una visita - sottolinea Greg Burke - che si svolge nel giorno del "75.mo anniversario della distruzione del ghetto". Il Museo - afferma inoltre Burke - credo che sia proprio un "simbolo di quanto ha sofferto questo popolo". Il Papa - ricorda infine il direttore della Sala Stampa della Santa Sede - "andrà a visitare le celle, la sala delle esecuzioni e i luoghi dove tante persone, inclusi sacerdoti e vescovi, hanno sofferto e sono stati torturati”.

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