Rimini, 19 agosto 2018   |  

Francesco al Meeting: “Sognare che il mondo cambi in meglio”

“Si torna ad erigere muri, invece di costruire ponti. Si tende ad essere chiusi, invece che aperti all’altro diverso da noiˮ. Ma “una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiareˮ.

papa francesco bergoglio

«Il cristiano non può rinunciare a sognare che il mondo cambi in meglio». Anche quest'anno, attraverso il Segretario di Stato Pietro Parolin, Papa Francesco manda un indirizzo di saluto ai partecipanti al Meeting di Rimini. Il messaggio indirizzato al vescovo della città romagnola, Francesco Lambiasi, è stato letto durante la messa di apertura della 39esima edizione della kermesse riminese.

Nel messaggio si legge: «Il titolo del Meeting − “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo feliceˮ −, riprende un’espressione di Don Giussani e fa riferimento a quella svolta cruciale avvenuta nella società intorno al Sessantotto, i cui effetti non si sono esauriti a cinquant’anni di distanza, tanto che Papa Francesco afferma che “oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epocaˮ».

«La rottura con il passato - continua il messaggio - divenne l’imperativo categorico di una generazione che riponeva le proprie speranze in una rivoluzione delle strutture capace di assicurare maggiore autenticità di vita. Tanti credenti cedettero al fascino di tale prospettiva e fecero della fede un moralismo che, dando per scontata la Grazia, si affidava agli sforzi di realizzazione pratica di un mondo migliore».

Per questo «è significativo che, in quel contesto, a un giovane tutto preso dalla ricerca delle “forze che dominano la storia”, Don Giussani disse così: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo feliceˮ. Con queste parole lo sfidava a verificare quali siano le forze che cambiano la storia, alzando l’asticella con cui misurare il suo tentativo rivoluzionario».

Che ne è stato di tale tentativo? Che cosa è rimasto di quel desiderio di cambiare tutto? «Non è questa la sede per un bilancio storico - si legge ancora nel saluto papale - ma possiamo riscontrare alcuni sintomi che emergono dalla situazione attuale dell’Occidente. Si torna ad erigere muri, invece di costruire ponti. Si tende ad essere chiusi, invece che aperti all’altro diverso da noi. Cresce l’indifferenza, piuttosto che il desiderio di prendere iniziativa per un cambiamento. Prevale un senso di paura sulla fiducia nel futuro. E ci domandiamo se in questo mezzo secolo il mondo sia diventato più abitabile».

Un interrogativo, osserva il Papa, che «riguarda anche noi cristiani, che siamo passati attraverso la stagione del ’68 e che ora siamo chiamati a riflettere, insieme a tanti altri protagonisti, e a domandarci: che cosa abbiamo imparato? Di che cosa possiamo fare tesoro? Da sempre la tentazione dell’uomo è quella di pensare che la sua intelligenza e le sue capacità siano i principi che governano il mondo; una pretesa che si realizza secondo due modi: “Uno è il fascino dello gnosticismo, […] dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti. L’altro è il neopelagianesimo […] di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forzeˮ (Esort. ap. Evangelii gaudium, 94)».

Ma per evitare queste due tentazioni, più volte denunciate dal Pontefice, il cristiano deve rinunciare al desiderio di cambiamento? «No, non si tratta di ritirarsi dal mondo - risponde Francesco - per non rischiare di sbagliare e per conservare alla fede una sorta di purezza incontaminata, perché una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di muovere la storia, come recita il titolo del Meeting. In tanti si domanderanno: è possibile? Il cristiano non può rinunciare a sognare che il mondo cambi in meglio. È ragionevole sognarlo, perché alla radice di questa certezza c’è la convinzione profonda che Cristo è l’inizio del mondo nuovo».

Una certezza che Francesco sintetizza con queste parole: «La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. Nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo».

«Chi salverà oggi - si legge ancora nel messaggio - questo desiderio che abita, seppure confusamente, nel cuore dell’uomo? Solo qualcosa che sia all’altezza della sua brama infinita. Se infatti il desiderio non trova un oggetto adeguato, rimane bloccato e nessuna promessa, nessuna iniziativa potranno smuoverlo. Nessuno sforzo, nessuna rivoluzione può soddisfare il cuore dell’uomo. Solo Dio, che ci ha fatti con un desiderio infinito, lo può riempire della sua presenza infinita».

La natura stessa del cristianesimo «consiste nel riconoscere la presenza di Gesù e seguirlo. Questa fu la bella esperienza di quei primi discepoli che, incontrando Gesù, rimasero affascinati e pieni di stupore dinanzi alla figura straordinaria di chi parlava loro, dinanzi al modo in cui li trattava, dando risposte alla fame e sete di vita dei loro cuori».

«Il Santo Padre - è la conclusione del messaggio firmato dal cardinale Parolin - augura che il Meeting di quest’anno sia, per tutti coloro che vi parteciperanno, occasione per approfondire o per accogliere l’invito del Signore Gesù: “Venite e vedreteˮ. È questa la forza che, mentre libera l’uomo dalla schiavitù dei “falsi infiniti”, che promettono felicità senza poterla assicurare, lo rende protagonista nuovo sulla scena del mondo, chiamato a fare della storia il luogo dell’incontro dei figli di Dio col loro Padre e dei fratelli tra loro».

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