Lecco, 11 giugno 2019   |  

Florovivaismo e aziende agrituristiche: la Lombardia adegua leggi e norme

di Silvano Guidi

Previste maggiori flessibilità per il recupero di strutture e costruzioni, per l’utilizzo delle produzioni proprie e non, per rendere più agevole la trasmissione aziendale in ambito familiare.

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Quando si parla di agricoltura in Lombardia, Regione agricola per eccellenza con infinite attività ad essa connesse, si toccano e coinvolgono interessi economici di peso e il futuro di molte aziende nonché sicurezza e prospettive per numerose famiglie. Nel nostro territorio non esiste solo la produzione estensiva, ma si vanno consolidando molteplici realtà di un’agricoltura parcellizzata che oltre a produrre cibo, sua precipua finalità, si occupa pure di disegnare il paesaggio, di proteggere l’ambiente, di contribuire alla sopravvivenza socio-economica delle aree rurali. Questo è particolarmente vero nelle zone cosiddette “difficili”, in collina e in montagna, dove non può svilupparsi l’agricoltura che richiede grandi superfici e sistemi produttivi fortemente industrializzati.

Di tutto questo si è discusso oggi nell’Aula consiliare del Pirellone. A fare da stella polare un progetto di legge teso a rivedere e ad ammodernare le normative che regolano il settore agricolo. Oggi esistono in Regione 150 garden center su grandi superfici che sono fortemente concorrenziali nei confronti degli imprenditori florovivaisti; poi ci sono più di 1.650 aziende agrituristiche con le quali è stato possibile salvare una parte molto importante di fabbricati rurali storici e far sopravvivere un’agricoltura tradizionale in zone difficili.

Si è parlato di aumenti dei prodotti propri aziendali da utilizzare nella somministrazione dei pasti, di introdurre un limite temporale di tre anni di esistenza del fabbricato agricolo da impiegare nell’attività agrituristica, di declinare in modo più lineare i requisiti per lo svolgimento dell’attività agrituristica.

I distinguo hanno riguardato le dimensioni delle strutture, la cristallinità della funzione («no a piccoli alberghi rurali camuffati da agriturismi» i 5 Stelle), la richiesta di poter avere prodotti non lombardi in zone di confine («a pochi chilometri dal Piemonte perché non posso avere un vino piemontese? Quando si eccede si sbaglia sempre» Matteo Piloni del Pd).

Su tutti il monito dell’assessore all’agricoltura Fabio Rolfi: «Piccolo non è più bello. È bello e funzionale ciò che può crescere e consolidarsi. Se la nuova legge farà scomparire qualche pseudoagriturismo io sarò lieto, perché il discrimine vero è fra chi è autentico agriturismo e chi non lo è».
La nuova legge è stata approvata con 43 voti favorevoli, 1 contrario e 28 astenuti.

 

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