Lecco, 05 agosto 2019   |  

Fatture carburanti senza chilometraggio

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Con le nuove regole non è più prevista l’indicazione della targa in fattura e nemmeno il numero dei chilometri percorsi, se non in via facoltativa.

benzinaio

Nell’ambito della fatturazione elettronica non è un caso che a fare da apripista sia stato il settore dei rifornimenti di carburante. Non è, infatti, un mistero che lo scopo governativo delle nuove misure sia quello di fare cassa, ed evidentemente il sistema della scheda carburante era un colabrodo dal punto di vista del Fisco. Addio, quindi, alle schede carburante e a tutto il rituale di bolli del benzinaio, indicazione delle targhe e dei chilometri. La scheda carburante era un documento sostitutivo della fattura ma con la strabiliante particolarità che, a fronte di un’IVA detraibile, non esisteva la garanzia che qualcun altro versasse proprio quell’imposta.

Che il sistema fosse privo di sicurezza lo sapeva non solo l’Agenzia delle Entrate ma anche ognuna delle aziende che hanno preferito adottare un sistema di carte elettroniche, rivolto a limitare l’utilizzo del contante per i dipendenti potenzialmente infedeli. L’obbligo di documentare la fornitura di carburante con fatture ordinarie (elettroniche ovviamente) e di utilizzare strumenti di pagamento tracciabili dovrebbe chiudere le falle del sistema. Per questa ragione i sistemi di controllo sono destinati a cambiare.

In effetti con le nuove regole non è più prevista l’indicazione della targa in fattura e nemmeno il numero dei chilometri percorsi, se non in via facoltativa. Tale punto è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate nel corso di un intervento all’ultimo Telefisco. In tale occasione è stato affermato che la fattura elettronica non deve necessariamente contenere l’indicazione della targa del veicolo e neanche dei chilometri percorsi. Tuttavia qualora si volesse mantenere l’informazione si potrebbe utilizzare il dato nel campo “Altri Dati Gestionali”. Queste aperture dell’Agenzia, motivate dall’introduzione di metodi di controllo più coerenti con il sistema IVA, mettono i contribuenti di fronte a un particolare problema. L’abitudine a compilare la scheda carburante lascia, infatti, disorientati i contribuenti onesti. D’altra parte le indicazioni delle Entrate non sono state ancora trasposte in un documento di prassi organico.

Nasce, quindi, il timore che l’Agenzia possa agire negando l’inerenza del costo in mancanza di strumenti atti a sostenere i corretti consumi. Le imprese sono, inoltre, abituate a monitorare i consumi dei dipendenti per scoraggiare comportamenti inappropriati. Rimane la possibilità di inserire su base volontaria targa e chilometraggio nella fattura elettronica. Qualora non si riuscisse a conservare tali indicazioni nel tracciato telematico, si potrebbe pensare di annotare i consumi per mezzo di un’apposita scheda. È chiaro, però, che questa modalità è tutt’altro che in linea con la semplificazione che il sistema di fatturazione elettronica pur sempre si prefigge. Inoltre parrebbe che alcuni principali fornitori di servizi di pagamento mediante carte elettroniche abbiano eliminato dal tracciato standard l’indicazione dei chilometri. Insomma, una semplificazione che rischia di non coniugarsi con l’esigenza (e la cultura) dei controlli aziendali.

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