Lecco, 08 ottobre 2018   |  

Fattura con Iva all’esportatore abituale anche se c’è lettera di intento

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 954-6/2018 a un’istanza di consulenza giuridica presentata da Assonime

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I soggetti in possesso dello status di esportatori abituali, previa presentazione della dichiarazione d’intento, possono avvalersi della facoltà di scegliere se spendere o meno il proprio plafond con riferimento a una specifica operazione di acquisto.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 954-6/2018 a un’istanza di consulenza giuridica presentata da Assonime, il cui contenuto è stato reso noto dalla stessa Assonime con la circolare n. 20/2018 pubblicata il 17 settembre.

Alla luce della risposta, appare chiaro che il cedente o prestatore non ha l’obbligo indefettibile di emettere fattura in regime di non imponibilità IVA, se il cessionario o committente ha presentato regolare dichiarazione di intento ed è ancora capiente in termini di plafond disponibile.

Può accadere che il cedente o prestatore emetta fattura con addebito dell’IVA se, ad esempio, l’esportatore abituale presenta la revoca della lettera di intento o, comunque, manifesti l’intenzione di non avvalersi della spendita del plafond con riferimento ad alcune operazioni. In questo secondo caso la dichiarazione di intento presentata mantiene intatta la propria validità.

Nella risposta dell’Agenzia riportata da Assonime, viene anche riconosciuta la possibilità, per l’esportatore abituale, di effettuare l’acquisto con applicazione dell’IVA manifestandone l’intenzione attraverso comportamenti concludenti. Tipicamente, si tratta del pagamento dell’IVA addebitata in rivalsa e dell’esercizio del diritto alla detrazione.

Dunque, in un’ipotesi di questo tipo è da considerarsi legittimo l’esercizio del diritto alla detrazione da parte del cessionario o committente, senza che il comportamento sia sanzionabile (fatte salve le situazioni frodatorie).

Dal punto di vista del fornitore si può, quindi, affermare che tale soggetto viene, per così dire, “guidato” dal proprio cessionario o committente: in primis, con l’intenzione di voler effettuare acquisti senza applicazione dell’IVA ex art. 8 comma 1 lett. c) del DPR 633/72 manifestata mediante la presentazione della lettera di intento; in secundis, con l’eventuale revoca della lettera di intento presentata oppure con l’indicazione (esplicita o mediante comportamento concludente) che si intende effettuare lo specifico acquisto con applicazione dell’imposta.

Riconosciuto il diritto alla detrazione

A quest’ultimo riguardo, va infatti ricordato che:
in termini generali, le operazioni rilevanti ai fini IVA sono imponibili; il regime di non imponibilità dipende esclusivamente dal possesso della speciale qualifica da parte dell’esportatore abituale e dalla manifestazione da parte di quest’ultimo della volontà di avvalersene;
il beneficio dell’utilizzo del plafond, al fine di effettuare acquisti in regime di non imponibilità IVA, rappresenta una mera facoltà e non un obbligo (cfr. circ. Agenzia delle Entrate n 8 del 13 marzo 2009).

Gli effetti del venir meno (anche “momentaneo”) della dichiarazione di intento sono immediati o, come indicato dalla Cassazione nella sentenza n. 5174/2017, “quantomeno dal momento in cui è portata a conoscenza”.

Di conseguenza, la fattura emessa dal cedente o prestatore in un momento successivo deve tenerne conto, applicando il regime di imponibilità che, come detto, rappresenta il regime ordinario per le operazioni soggette a IVA.

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