Lecco, 11 giugno 2018   |  

Entro il 18 giugno prima rata Imu e Tasi in base alle aliquote 2017

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Il calcolo dell’importo da pagare dovrebbe essere abbastanza semplice considerato che non sono intervenute modifiche

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Con l’approssimarsi della scadenza per il pagamento della prima rata dell’IMU e della TASI, prevista per il 18 giugno (in quanto il 16 è sabato), è opportuno riepilogare i principi che sottendono le modalità di determinazione delle imposte comunali.

Come lo scorso anno, il calcolo dell’importo da pagare dovrebbe essere abbastanza semplice considerato che non sono intervenute modifiche alle discipline dei due tributi e che i Comuni non possono aumentare le aliquote dei tributi locali.

Per quanto riguarda il calcolo dell’IMU, a decorrere dall’anno di imposta 2013, l’art. 13 comma 13-bis del DL n. 201/2011 dispone che il versamento della prima rata dovuta per il 2018 sia eseguito sulla base delle aliquote e delle detrazioni previste per l’anno 2017. Eventuali variazioni deliberate dai Comuni avranno rilevanza solo in sede di versamento del saldo, con eventuale conguaglio sulla prima rata. Rilevano a tal fine gli atti pubblicati nel sito del Dipartimento delle Finanze – Portale del federalismo fiscale alla data del 28 ottobre 2018.

I Comuni, pertanto, devono effettuare l’invio telematico delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni nonché dei regolamenti dell’IMU entro il termine perentorio del 14 ottobre 2018. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati per l’anno precedente.

L’imposta è dovuta e deve essere liquidata in proporzione: alla quota di possesso; ai mesi dell’anno durante i quali si è protratto il possesso; viene computato per intero il mese nel quale il possesso si sia protratto per almeno 15 giorni (ad esempio, se Caio ha acquistato un immobile il 13 maggio spetta a lui, e non al venditore, pagare l’imposta per l’intero mese). Per determinare, quindi, la prima rata scadente il 18 giugno 2018, dovrà essere calcolato il 50% dell’imposta dovuta con le aliquote e le detrazioni previste per l’anno 2017.

Si ipotizzi un immobile accatastato in A/4 tenuto a disposizione e posseduto al 100% per l’intero anno da un solo proprietario, sito nel Comune di Genova:
- rendita catastale dell’immobile = 950 euro;
- moltiplicatore = 160;
- aliquota IMU per l’anno 2017 = 1,06%;
- base imponibile IMU = 950 euro x 1,05 x 160 = 159.600 euro;
- IMU dovuta per l’intero anno sulla base delle aliquote 2017 = 159.600 euro x 1,06% = 1.691,76 euro;
- IMU da versare entro il 18 giugno 2018 per la prima rata 2018 = 1.691,76 euro : 2 = 845,88 euro che arrotondato diventa 846 euro.

Relativamente alla TASI, le modalità e i termini di versamento sono disciplinati dal comma 688 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013) e, anche in questo caso, è previsto che “Il versamento della prima rata della TASI è eseguito sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente”. Il versamento della rata a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno 2018 sarà eseguito, a conguaglio, sulla base degli atti pubblicati nel sito del Ministero dell’Economia e delle finanze, alla data del 28 ottobre 2018.

Si ricorda che il comunicato IFEL dell’8 maggio 2015 ha precisato che nel caso in cui, per l’anno 2018, il Comune abbia già deliberato aliquote e detrazioni IMU e TASI, magari determinando condizioni più favorevoli rispetto al 2017, il contribuente potrà tenerne conto in sede di determinazione degli acconti.

In conclusione, in generale, entro il 18 giugno andrà versata la prima rata dell’IMU e/o della TASI per l’anno 2018 per tutte le tipologie di immobili che non sono state escluse o esentate dal pagamento del tributo.

A titolo esemplificativo, si tratta:
- delle abitazioni principali classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
- delle abitazioni tenute a disposizione (c.d. “seconde case”);
- delle abitazioni concesse in locazione;
- delle pertinenze diverse da quelle che beneficiano del regime agevolato previsto per l’abitazione principale;
- degli altri fabbricati non abitativi (es. gli immobili delle imprese, gli uffici e studi privati), diversi dai fabbricati rurali strumentali;
- delle aree fabbricabili, ad eccezione di quelle possedute e condotte da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola, sulle quali persista l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali.

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