Lecco, 03 giugno 2019   |  

Entro il 17 giugno prima rata imu e tasi in base alle aliquote 2018

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

I Comuni che non avevano ancora raggiunto le aliquote massime potranno aumentarle in relazione ai tributi locali (IMU e TASI) e all’addizionale comunale IRPEF entro il termine di approvazione del bilancio di previsione 2019.

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Con l’approssimarsi della scadenza per il pagamento della prima rata dell’IMU e della TASI, prevista per il 17 giugno (in quanto il 16 è domenica), è opportuno riepilogare i principi che sottendono le modalità di determinazione delle imposte comunali.

Rispetto allo scorso anno non sono intervenute modifiche rilevanti alla disciplina dei due tributi. La legge di bilancio 2019, tuttavia, non ha previsto l’estensione della disposizione contenuta nell’art. 1 comma 26 della L. n. 208/2015 che prevede che per gli anni dal 2016 al 2018 sia sospesa l’efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni comunali per la parte in cui prevedevano aumenti di tributi e delle addizionali attribuite alle Regioni ed agli enti locali, rispetto ai livelli di aliquote o tariffe applicabili per l’anno 2015. Dall’anno 2019, quindi, non operando la disposizione menzionata, potranno essere aumentate le aliquote precedentemente deliberate fino a raggiungere i limiti massimi stabiliti dalla legge.

Pertanto, i Comuni che non avevano ancora raggiunto le aliquote massime potranno aumentarle in relazione ai tributi locali (IMU e TASI) e all’addizionale comunale IRPEF entro il termine di approvazione del bilancio di previsione 2019.

Con riguardo al calcolo dell’IMU, a decorrere dall’anno di imposta 2013, l’art. 13 comma 13-bis del DL n. 201/2011 dispone che il versamento della prima rata dovuta per il 2019 sia eseguito sulla base delle aliquote e delle detrazioni previste per l’anno 2018. Eventuali variazioni deliberate dai Comuni avranno rilevanza solo in sede di versamento del saldo, con eventuale conguaglio sulla prima rata. Rilevano a tal fine gli atti pubblicati nel sito del Dipartimento delle Finanze – Portale del federalismo fiscale al 28 ottobre 2019.

I Comuni, pertanto, devono effettuare l’invio telematico delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni nonché dei regolamenti dell’IMU entro il termine perentorio del 14 ottobre 2019. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati per l’anno precedente.

L’imposta è dovuta e deve essere liquidata in proporzione alla quota di possesso ed ai mesi dell’anno durante i quali si è protratto il possesso (viene computato per intero il mese nel quale il possesso si sia protratto per almeno 15 giorni.

Ad esempio, se Caio ha acquistato un immobile il 13 maggio spetta a lui, e non al venditore, pagare l’imposta per l’intero mese).

Per determinare, quindi, la prima rata scadente il 17 giugno 2019, dovrà essere calcolato il 50% dell’imposta dovuta con le aliquote e le detrazioni previste per l’anno 2018.

Relativamente alla TASI, le modalità e i termini di versamento sono disciplinati dal comma 688 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013) e, anche in questo caso, è previsto che “Il versamento della prima rata della TASI è eseguito sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente”. Il versamento della rata a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno 2019 sarà eseguito, a conguaglio, sulla base degli atti pubblicati nel sito del Ministero dell’Economia e delle finanze, alla data del 28 ottobre 2019.

Si ricorda che il comunicato IFEL dell’8 maggio 2015 ha precisato che nel caso in cui, per l’anno 2019, il Comune abbia già deliberato aliquote e detrazioni IMU e TASI, magari determinando condizioni più favorevoli rispetto al 2018, il contribuente potrà tenerne conto in sede di determinazione degli acconti.

In conclusione, in generale, entro il 17 giugno andrà versata la prima rata dell’IMU e/o della TASI per l’anno 2019 per tutte le tipologie di immobili che non sono state escluse o esentate dal pagamento del tributo.

A titolo esemplificativo, si tratta:
delle abitazioni principali classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
delle abitazioni tenute a disposizione;
delle abitazioni concesse in locazione;
delle pertinenze diverse da quelle che beneficiano del regime agevolato previsto per l’abitazione principale;
degli altri fabbricati non abitativi (es. gli immobili delle imprese, gli uffici e studi privati), diversi dai fabbricati rurali strumentali;
delle aree fabbricabili, ad eccezione di quelle possedute e condotte da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola, sulle quali persista l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali.

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