Lecco, 22 febbraio 2018   |  

Api: meno promesse irrealizzabili e più attenzione alle imprese

di Stefano Scaccabarozzi

Il presidente Sabadini: negli ultimi anni la politica industriale è stata fatta solo per le grandi aziende.

gattinoni sabadini api lecco 2018

Mauro Gattinoni e Luigi Sabadini

«Siamo preoccupati per l'esito della tornata elettorale, al nostro Paese serve un esecutivo stabile che possa governare questa fase di ripresa econimica, che pure ci vede fanalino di coda come crescita e presenta comunque tanti problemi aperti nel mondo del lavoro»: così Luigi Sabadini, presidente di Api Lecco, spiega il senso delle proposte programmatiche che a livello nazionale Confapi presenta a tutti coloro che si sono candidati alle elezioni del 4 marzo.

Diversi i punti messi in agenda dall'associazione delle piccole e medie imprese: dal debito pubblico che rende il nostro mercato finanziario poco credibile all'eccesso di burocrazia, alla semplificazione delle regole, fino ad arrivare alla fiscalità.

«Se si fa conto di quante persone producono beni e servizi rispetto al totale si vede che pochi portano sulle spalle una nazione intera che sta anche invecchiando. La politica dovrebbe dare risposte – ribadisce Sabadini – invece ci promette tutto e di più: ci aspettiamo che invece vengano indicate quelle che sono le proprie priorità, dove saranno messe le risorse e chi dovrà fare più sacrifici. Ci aspettiamo di sapere quale Italia stanno disegnando e invece assistiamo a un livello molto basso di campagna elettorale, con una situazione confusa in cui è difficile valutare concretamente quello che viene proposto e fatto».

La principale richiesta riguarda politiche specifiche per il mondo del lavoro e delle piccole e medie imprese: «Il nostro obiettivo – continua il presidente di Api Lecco - è quello di difendere gli interessi del mondo del lavoro: inteno sia come mondo dell'impresa, sia come lavoratori perché tutti gli ultimi rinnovi contrattuali hanno visto una proficua collaborazione con i sindacati, non solo sul reddito ma anche in materia di welfare. Ricordo che quest'ultimo sarebbe compito dello Stato, ma viene garantito sempre meno. Il problema è che certe leggi vengono tagliate per le grandi imprese, costringendo i piccoli imprenditori di adottare sistemi costosi e non adeguati alle loro esigenze».

Ed è proprio questa la principale critica mossa all'esecutivo uscente da Sabadini: «non posso dire che abbiano fatto male, hanno comunque portato avanti un'azione di governo seria, ma è mancata un'attenzione alle piccole e medie imprese, oppresse da una burocrazia elefantiaca. Per esempio sull'aspetto degli adempimenti fiscali la situazione è drammaticamente peggiorata, con sistemi che non funzionano o non sono allineati e la necessità di pagare consulenti per evitare sanzioni. Così non si colpisce l'evasione ma solo chi lavora seriamente. Abbiamo provato a farci sentire ma siamo rimasti inascoltati e per questo presentiamo questo decalogo».

Interessante anche la visione personale di Sabadini sulla Flat Tax e in generale sulle politiche fiscali: «dire che si ridurranno le tasse suona molto bene, ma quelli annunciati sono provvedimenti con impatti minimi. Il problema reale non è quanto si paga in base ai guadagni, ma quello delle tasse indipendenti da essi: mi riferisco alle tasse sull'occupazione e sul lavoro come l'Irap, all'Imu sui capannoni, a quelle sul debito, con la conseguenza che si erode il patrimonio, ci si indebita. Sono aberrazioni fiscali da rimuovere assolutamente, solo poi si potrà discutere delle aliquote».

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