Lecco, 12 agosto 2020   |  

Educare è roba seria

di Gabriella Stucchi

Corresponsabilità, oratorio, vocazione. Parole per il domani

Educare e roba seria 2

“L’oratorio deve essere il posto in cui io sono abilitato a riconnettere la testa con il cuore e con le mani”.

Il libro si apre con la Prefazione di Emanuele Fusi, insegnante di Filosofia e Scienze umane nei Licei, cultore di Filosofia dell’educazione presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e capo scout Agesci. Egli riassume il contenuto del libro, evidenziando che chiama a un cammino di “conversione”, che muove dalle problematiche del presente, ma guarda verso l’orizzonte, riconoscendo nell’oratorio il luogo in cui educare ed educarsi, grazie al rapporto tra le varie generazioni.

Nell’Introduzione l’autore spiega che attraverso cinque lettere scritte a persone di diversa età, egli offre spunti che invitano a riportare l’educazione alla frontiera della vita, dove ci si incontra con il Mistero dell’Essere e dell’esistente, con le esigenze del tempo e le sue fratture, e informa dell’importanza di ogni azione. Educare riguarda tutti, uomini e donne.

Attraverso la “Lettera a due genitori” (Marco e Rebecca) l’autore sottolinea l’importanza della famiglia da cui inizia il percorso educativo. Si incomincia dalla preadolescenza, consapevoli che il rapporto con i figli deve essere costantemente ricostruito, in base ai cambiamenti della persona e del mondo. Il primo punto è “l’ascolto” consapevole dell’altro (il figlio), mantenendo un’alleanza tra marito e moglie, riconoscendo le proprie fragilità come un valore. Il cammino richiede l’”incontro” con l’altro, in un clima di corresponsabilità intergenerazionale, in cui si realizzi l’incontro e l’esperienza della realtà. Questo si concretizza nell’oratorio, luogo di passaggio e di transito, in cui educare ed educarsi. È inoltre iniziazione all’incontro con Cristo, che è pace, giustizia, libertà, tolleranza, misericordia, solidarietà, fraternità. Nell’oratorio avviene il dialogo, la condivisione dei bisogni. L’oratorio può essere incontro e sintesi tra scuola e azienda, attraverso esperienze lavorative. Tre sono i sentimenti che devono guidare i genitori nelle relazioni con i figli: “compassione” (per sé, consapevoli di non aver fatto il massimo anche se non è abbastanza, per cui occorre accompagnarli fino a un certo punto); “tenerezza”; “perdono” verso se stessi per non aver fatto ciò che si era voluto per loro, e verso i figli per non essere quello che si era sperato, quello che si era voluto che fossero.

Nella “Lettera a una comunità” l’autore richiama la necessità di un “cammino” in cui ci sia un confronto diretto tra le persone, con dialogo, collaborazione, pluralismo.
L’oratorio può essere il luogo in cui si immagini un percorso comunitario che accolga domande che vengono dalla società, dai ragazzi e da chi ha bisogno. L’oratorio è un posto dove si ”sta” per andare”. È una chiamata di senso per la comunità intera.

Nella “Lettera a un sacerdote” (don Paolo) l’autore consiglia di “fare da mediatore tra le persone e l’esperienza dell’Eterno, del Mistero”, attraverso il raccoglimento, il silenzio, la solitudine, la vicinanza, l’ascolto. Essere “custodi” (Laudato si’); essere corresponsabili, che facciano emergere lo Spirito da questo mondo. Per questo l’oratorio è il posto più utile, in cui il servizio è inteso come dono gratuito, in cui capacitare se stessi a rispondere alle domande poste e abilitare i ragazzi a una vita sociale, alle forme nuove della politica, per il bene comune. Per questo occorre la costruzione di corresponsabilità attraverso forme nuove di consacrazione/congregazione. È utile uno strettissimo legame tra parrocchia e oratorio; andare verso l’apertura che lega l’aspetto collettivo con quello personale, cioè la comunità.

Segue la “lettera a un giovane” (Giovanni). Dopo aver indicato la complessità del tempo che stiamo vivendo, l’autore sottolinea il “cambiamento” e suggerisce che occorre “prendersi la responsabilità della propria vita e responsabilità con gli altri, cioè corresponsabilità. L’autore rileva che quello giovanile è un tempo “vocazionale”. Si capisce quale sia la propria chiamata, da affrontare con responsabilità, stando aperti, pronti ad ascoltare gli altri e se stessi, quindi corresponsabili insieme alla propria comunità, coltivare la vita degli altri come la propria.

L’autore si rivolge poi ai nonni, (Franco ed Elisabetta) e chiede loro di starci vicini con la loro testimonianza e pazienza. Nella complessità del mondo contemporaneo è indispensabile una corresponsabilità intergenerazionale, da effettuare con pazienza, con attività in cui tradizione e novità si uniscano per il bene reciproco, degli anziani, dei bambini e dei giovani. I nonni negli oratori possono aiutare l’esperienza del lavoro fin dall’età preadolescenziale, educando i ragazzi e rendendoli responsabili del cammino che li attende.

Il libro si chiude con la Postfazione di don Emanuele Poletti, sacerdote della diocesi di Bergamo e dal 2013 direttore dell’Ufficio per la Pastorale dell’Età Educativa.
Egli afferma che l’oratorio, nato da quasi 500 anni, si prende cura delle giovani generazioni in sinergia con la comunità cristiana adulta, religiosa e civile. Nota che ora c’è bisogno di un cambiamento. Il venir meno dei sacerdoti impone di promuovere un movimento di “comunione delle vocazioni” valorizzando la presenza dei laici nella vita della Chiesa. Questo spetta ai ministri ordinati, con una maggiore condivisione degli ideali educativi, passando il tempo con i giovani, ma vale anche per i giovani e i laici. Occorre estendere la formazione per valorizzare le diverse vocazioni e vivere insieme le esperienze, con una rinnovata comprensione della propria identità vocazionale, ponendosi come protagonisti della missione di educazione ed evangelizzazione, secondo le proprie competenze, insieme ai gruppi che abitano l’oratorio. “Lavorare insieme” richiede corresponsabilità da promuovere a tutti i livelli, con dialogo e lavoro d’équipe, responsabilità, stima e sostegno reciproco.

Una lettura molto coinvolgente, in cui si evidenzia che educare richiede una consapevole sinergia perché ciascuno, insieme alla propria crescita, favorisca quella dell’altro. L’oratorio, secondo l’autore, è il luogo privilegiato per sperimentare questo processo di formazione che si fonda su Gesù, che accoglie da bambini e sostiene fino al culmine della vita.

Johnny Dotti “Educare è roba seria” - EMI – euro 12.00

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