Lecco, 28 novembre 2018   |  

Educare all’«umanesimo solidale» per nuovi stili di vita

di Gabriella Stucchi

Riflessioni, opportunamente intervallate da testi di autori noti in materia, sottolineano che papa Francesco invita la famiglia umana a prendere consapevolezza che il creato in cui viviamo ci unisce.

Educare

“Attuare una conversione ecologica e promuovere il protagonismo delle chiese locali per la cura della «casa comune»”.

Così esprime Giuseppe Alcamo nell’Introduzione, sottolineando come il testo, che vede la collaborazione di diversi autori, ha lo scopo di rispondere all’appello di papa Francesco espresso nell’enciclica Laudato si’ in cui invita a prendersi cura del creato, che chiama “casa comune”, auspicando “una conversione ecologica globale”. Si tratta di educare ad assumere nuove abitudini ed atteggiamenti, mettendo come primo punto la bellezza, cui seguono la gratitudine, la gratuità, la sobrietà, la pace e la fraternità universale.

L’intervento di Rino La Delfa, docente di Ecclesiologia nella Facoltà Teologica di Sicilia, che parte dalla frase di Matteo “Se non diventerete come i bambini” intende qualificare la specificità della fede ecclesiale, lasciandosi condurre dallo Spirito in un rinnovamento. Questo porterà a far uso delle risorse naturali secondo giustizia, solidarietà e amore per i poveri.

Massimo Naro, docente di Teologia a Palermo, illustra la dimensione sociale del magistero di Francesco in “Costruire la città affidabile”. Occorre reimpostare le reciproche relazioni, non solo all’interno della comunità ecclesiale, ma anche nel mondo, dove sono sempre più numerosi i casi di chi non ce la fa più da solo, tra l’indifferenza dei più. “La cultura della cura” di cui parla papa Francesco deve eliminare la cultura dello scarto, prendendosi cura del disagio altrui.

Tutta la comunità ecclesiale deve fare suo lo “spirito samaritano” come già Paolo VI insegnava concludendo il Concilio Vaticano II. Non si tratta solo di assistenza, ma soprattutto di inclusione e integrazione. L’impegno politico, definita da Francesco “una delle forme più preziose della carità” è senza dubbio un punto fondamentale, ma deve essere esercitato con senso di responsabilità per il bene comune. È essenziale anche “l’umanizzazione dell’economia”: cooperare, valorizzare al massimo il contributo di ciascuno, investendo in “progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati”.

Il delicato tema del lavoro è trattato da Fabio Mazzocchio (docente di Filosofia morale) e Giuseppe Notastefano (docente di scienze economiche e aziendali).

Nel lavoro si mettono in gioco molte dimensioni dell’umano: “la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione” (Laudato si’ 127).

Per questo Francesco auspica che ci sia lavoro per tutti, realizzando un meccanismo di solidarietà tra le generazioni. Occorre concretizzare quanto emerso nella quarantottesima Settimana Sociale dei cattolici italiani: lavoro libero, partecipativo, creativo e solidale.

Giuseppina D’Addelfio, docente di Filosofia dell’educazione e Pedagogia, riflette sugli interventi di papa Francesco mettendo in relazione quanto è detto nell’”Evangelii gaudium” con il contenuto della “Laudato si’”. Lo scopo è di chiarire il senso della “pedagogia della cura” basata sulla compassione, cioè come attitudine etica, umana e umanizzante. Questo comporta la necessità di aver cura della fragilità, cioè dell’inclusione dei più poveri e più deboli. Così si chiama in causa la formazione delle emozioni, in particolare dell’empatia, cioè dell’uscire da se stessi e andare verso l’altro, lasciando all’altro lo spazio dei prendere l’iniziativa, di esplorare il mondo.

Alessandra Smerilli, docente di Economia politica, sostiene che lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica, ma deve essere integrale, cioè volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. “Il bene comune ha bisogno di un’economia più umile, più sobria, più bella, più solidale, più di comunione”.

Francesco Sucameli, magistrato della Corte dei Conti, in “Educare alla legalità e al dovere come premessa di ogni libertà” nota come nella “Laudato si’” papa Francesco indichi che l’”amore civile e politico” non può che confluire nel diritto. Il diritto, infatti, è per definizione un’infrastruttura di convivenza tramite cui le aspirazioni e pulsioni individuali vengono mediate per renderle possibili in relazione all’altro e all’ambiente in cui si vive. Il diritto ha lo scopo di aumentare la forza e il benessere delle persone attraverso la collettività, tramite l’inclusione e la cooperazione. Il diritto, dunque, rende possibile la libertà, individuale e politica. Essenziale è il senso di giustizia del giudice.

Si chiude con la riflessione di Camillo Ripamonti, presidente del centro “Astalli”, servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, sul senso umano dell’accoglienza, superando paure e pregiudizi. Si possono discutere le politiche, ma l’atteggiamento del cristiano deve essere sempre quello dell’accoglienza, un fare spazio all’altro per vivere meglio tutti.

Le riflessioni citate, opportunamente intervallate da testi di autori noti in materia, sottolineano che papa Francesco invita la famiglia umana a prendere consapevolezza che, nonostante le differenze culturali, di religione e di razza, il creato in cui viviamo ci unisce, offrendo una base di armonia e di solidarietà.

Giuseppe Alcamo “Educare all’«umanesimo solidale»” - Paoline – euro15.00

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