Lecco, 06 luglio 2018   |  

Editoriale - Turismo a Lecco? Tiriamoci una riga sopra

di Rosa Valsecchi

righe bianche in centro

Di cosa ha bisogno Lecco per diventare davvero una città turistica? Rispondere a questa domanda non è facile, il turismo ha dinamiche complesse e non esistono ricette magiche o formule perfette. Guardando però ai tanti esempi positivi che ci sono anche a pochi chilometri di distanza dal Matitone, c’è sempre un elemento ricorrente, una sorta di comune denominatore in tutte le miscele vincenti per il turismo: il buongusto, parente stretto del buonsenso.

Le occasioni perse da Lecco in questi anni, costellati da demolizioni fuori controllo, scarsa manutenzione dei beni pubblici e progettualità zoppicante, ci restituiscono, oggi, una città oggettivamente non bella e quindi ancora più bisognosa di un deciso cambio di passo. Le righe bianche dei parcheggi comparse auto centro in centro in questi giorni, che hanno sollevato un comprensibile vespaio di critiche, sono solo l’ultimo scivolone che l'amministrazione cittadina ha fatto nella direzione opposta a quella che il buongusto consiglierebbe.

Righe bianche che serviranno per delimitare gli spazi in cui sostare con l’auto, ma che idealmente hanno segnato il confine, ormai largamente superato, fra ciò che è giusto fare e ciò che sarebbe meglio evitare. Uno sfregio con vernice bianca ad una città già sufficientemente martoriata e che non riesce a trovare la propria identità, non solo turistica. Da un lato si promuovono iniziative a favore della mobilità sostenibile ospitando, ad esempio, una manifestazione come il Bike Up, dall’alto si fatica ancora, nel 2018, ad immaginare un centro città finalmente libero dalle auto. Un contrasto che stride almeno quanto quello fra gli straordinari panorami che ci circondano e le volte in cui il buongusto è stato dimenticato: la “mostra” al Vallo delle Mura, la rampa sulla facciata di Villa Gomes, l’incuria in cui versano aiuole e angoli verdi, la sporcizia che non risparmia neppure le vie del centro.

Quindi basta dare la colpa solo alla mancanza di grandi strutture ricettive o ai servizi che faticano a raggiungere standard elevati. Mettiamo da parte, per un attimo, le righe, le rampe, le mostre, quello che dovremmo avere o dovremmo fare e concentriamoci solo su quello che possiamo e dobbiamo evitare.

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