Lecco, 27 novembre 2017   |  
Politica   |  Opinioni

Editoriale - Necessaria una effettiva parità scolastica

di Giulio Boscagli

andemm a6

E’ tempo di Open Day. Percorrendo le strade della città si viene attratti dai manifesti che invitano a partecipare all’uno o all’altro delle diverse “aperture” che le scuole lecchesi, di ogni ordine e grado, organizzano.

Lo scopo è quello di far conoscere le attività del singolo istituto, promuoverlo e quindi, possibilmente, attirare le famiglie e i ragazzi verso una determinata scuola.

E’ forse, questa, una delle principali conseguenze che la legge sulla parità scolastica, voluta dall’allora ministro Berlinguer nel 2000, ha provocato, cioè una sana “concorrenza” tra scuole per offrire ai ragazzi i migliori e più vari percorsi formativi.

C’è tuttavia l’aspetto principale di questa legge che attende da più di tre lustri una reale applicazione. Parlo della realizzazione di una effettiva parità scolastica che la legge afferma in modo forte e chiaro ma che i provvedimenti dei diversi governi che si sono succeduti da allora hanno di fatto penalizzato.

Non basta infatti mantenere il contributo – misero rispetto alle spese dell’istruzione italiana – che ogni anno e spesso in ritardo viene riservato al sistema paritario se poi tutte le normative che riguardano organizzazione, personale, concorsi etc. vengono misurate sulla scuola statale. In questi ultimi anni si è così assistito non solo alla chiusura di molte scuole paritarie ma anche all’esodo di molti insegnanti verso la scuola statale attratti non solo dal miglior trattamento economico ma soprattutto dall’incertezza delle prospettive future.

Perché questo succede? Credo che antiche obiezioni verso il sistema pubblico paritario dovrebbero essere superate in un contesto culturale che si vorrebbe sempre più aperto, concorrenziale e multiforme. Tuttavia in Italia rimane forte un sentimento statalistico di stampo risorgimentale ( e come tale anche anticattolico) che fa leggere ogni apertura seria verso la scuola libera come un “vulnus” alla laicità dello stato.

Questo atteggiamento tuttavia costituisce una fuga dalla realtà, quella realtà che dovrebbe essere il riferimento di ogni politica tesa al bene comune.

La realtà infatti dice che – e mi riferisco alla città di Lecco che conosco più in dettaglio – la formazione e l’educazione dei propri figli è al centro delle preoccupazioni delle famiglie e non da oggi.

Se guardiamo il sistema scolastico dell’infanzia nella nostra città, esso è da sempre costituito in larga maggioranza da scuole materne non statali né comunali, libere e, oggi, paritarie. Sono state aperte da sensibilità diverse, cattoliche e non – ricordo sempre che la scuola di Pescarenico porta il nome di un notorio imprenditore massone- con lo scopo iniziale dell’assistenza all’infanzia evolvendo poi gradualmente verso luoghi di educazione prescolare.

Ma anche la scuola primaria e secondaria a Lecco affonda le proprie radici nella storia più lontana (penso alla scuola del Belvedere, al Collegio Volta per non dimenticare quelle che hanno chiuso l’attività come le suore di Via Aspromonte o di Rancio) o più prossima come Le scuole Salesiane e quelle più recenti della cooperativa Nuova Scuola. Tutti segni di una vitalità educativa che da sempre caratterizza la nostra città. Tutte iniziative nate dal basso spesso prima che lo Stato intervenisse in proprio.

Ma anche la scuola statale, che oggi copre un ricco arco di offerta, ha alla sua origine l’iniziativa della comunità cittadina attraverso la sua rappresentanza amministrava. E’ il Comune di Lecco infatti che si fa promotore dell’apertura dei diversi istituti superiori portandoli poi fino al riconoscimento statale.

E’ la grande avventura degli anni del dopoguerra che infatti vedono molti uomini ( e donne) di scuola impegnati nella responsabilità civica. Penso al preside del Liceo Classico don Ticozzi, che fu presidente del CLN locale, al sindaco e preside Luigi Colombo, al vicesindaco e preside Antonietta Nava, al preside e parlamentare Vittorio Calvetti solo per iniziare un elenco che dovrebbe essere doverosamente allargato. E’ per questa intensa opera che la Città di Lecco ottenne la Medaglia d’onore della Pubblica Istruzione che oggi campeggia sul gonfalone assieme a quella per la Resistenza.

Sarebbe bello che gli open day, i giorni di apertura a tutti delle scuole, diventassero finalmente, sul piano istituzionale, giorni di apertura alla parità realizzata unificando finalmente le diverse storie di impegno educativo.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

25 Aprile 1945 l'esercito nazifascista si arrende e lascia l'Italia dopo le insurrezioni partigiane a Genova, Milano e Torino, ponendo fine all'occupazione tedesca in Italia: l'evento viene ricordato ogni anno dalla Festa della Liberazione

Social

newTwitter newYouTube newFB