Lecco, 15 giugno 2018   |  

Editoriale - Sui migranti l'Europa dia risposte “di legge e di umanità”

di Giulio Boscagli

aquarius

Lo scorso mese di Aprile il presidente francese, Emmanuel Macron, ha incontrato la Conferenza Episcopale di Francia presso il collegio dei Bernardins dove ha tenuto un discorso molto importante sul tema dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, toccando in termini nuovi anche quel tema della laicità che in Francia è di fondamentale rilevanza dato che appartiene all’identità della Repubblica.

C’è tuttavia in questo discorso del Presidente un passaggio che non è stato particolarmente sottolineato a suo tempo e che diventa oggi di grande attualità (il testo è riportato nel numero della rivista “Tracce” appena uscito).

Dice Macron rispondendo alle osservazioni fatte dai vescovi sull’immigrazione: «Riguardo ai migranti, a volte, ci viene rimproverato di non essere sufficientemente generosi e accoglienti, di lasciare che vengano detenuti o di respingere i minori non accompagnati. Veniamo anche accusati di permettere alla violenza della polizia di colpirli» e a questo punto del discorso ci si potrebbe aspettare una smentita o almeno una correzione delle osservazioni dei vescovi, invece il Presidente così continua: «Ma a dire il vero cosa stiamo facendo? Stiamo cercando urgentemente di porre fine alla situazione che abbiamo ereditato e che si sta sviluppando a causa dell’assenza di regole, della loro errata applicazione o della loro scarsa qualità (…) stiamo tentando la conciliazione tra la legge e l’umanità».

Alla luce di quelle parole suonano piuttosto ipocrite le polemiche francesi contro le politiche italiane, ma preferisco non entrare in questo tema per sottolineare maggiormente l’affermazione che riguarda la conciliazione tra la legge e l’umanità.

Quello che è sotto i nostri occhi, il fenomeno dell’immigrazione incontrollata, è un evento epocale che coinvolge milioni di persone nel mondo e che non può essere affrontato – men che mai risolto – senza tener presente i due corni del problema umanità certo, ma anche legge.

La rilevanza della questione non tollera semplificazioni o scomuniche reciproche tra Paesi o forze politiche: questo serve solo a nascondere il cuore del problema.
Quello che è sotto i nostri occhi e che riguarda in particolare i flussi verso l’Italia e l’Europa è innanzitutto una grande operazione di traffici umani, una tratta vera e propria. Noi ci preoccupiamo delle ultime miglia dei migranti, quelle sul mare, ma dimentichiamo troppo facilmente le migliaia di vite perdute nei percorsi dall’Africa subsahariana alle coste del mediterraneo, vite perse nei deserti e nelle steppe e che nessuno piange sui nostri giornali.

Continuiamo a non ascoltare la voce dei vescovi africani che da sempre denunciano l’impoverimento dei loro Paesi causato dalla partenza di forze giovani che dovrebbero garantire il futuro della loro terra, attirati da personaggi senza scrupoli che fanno intravedere scenari paradisiaci a persone che poi – almeno molti di loro – finiscono per bivaccare nei centri di accoglienza, ciondolare per le strade delle città elemosinando, sfruttati come schiavi nei campi o inserendosi nel mondo criminale sfruttando anche le ragazze loro connazionali.

Se ci fosse un’Europa all’altezza delle sfide di questo tempo (non è un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca ci ha detto papa Francesco) smetterebbe di produrre commenti sciocchi e tweet irresponsabili per prendere seriamente in considerazione interventi, come è stato detto, simili a un Piano Marshall – quella serie di interventi che aiutarono l’Europa a superare i disastri della guerra – per l’Africa che affronti con coraggio tutta la filiera del problema, da un sostegno responsabilizzante ai Paesi da cui partono i migranti, alla lotta ai trafficanti di uomini, alla sicurezza del trasporto via mare per chi venga riconosciuto in diritto di entrare in Europa.

Solo da una reale solidarietà europea nell’affrontare il problema si può sperare di rallentare e invertire la tendenza alla chiusura delle frontiere che è sentita come necessaria da sempre maggiori quote di popolazione in tutta Europa: di più, io credo che l’Europa , almeno nel senso in cui fu pensata all’origine dai padri fondatori, avrà un futuro solo se saprà farsi carico delle preoccupazioni dei suoi popoli offrendo risposte “di legge e di umanità”.

Di umanità trabocca l’Europa dei popoli e lo si può vedere ogni giorno nella vita quotidiana delle città e dei paesi: ma perché non si trasformi nel suo contrario c’è bisogno di una politica che sappia tradurre quel connubio di valori in provvedimenti e azioni conseguenti. 

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