Lecco, 23 marzo 2018   |  

Editoriale - Mons. Cecchin: "Chiesa italiana svegliati!"

di Franco Cecchin

don franco cecchin

Lo scenario politico, delineatosi dopo le elezioni del 4 marzo, è caotico, forse il più confuso nella storia della nostra Repubblica italiana.

Siamo interpellati come Chiesa e cittadini cattolici. Il momento storico che stiamo vivendo ci sveglia e ci fa percepire lo scollamento tra la gente e la politica.

Siamo chiamati a percepire che il mondo è cambiato (società liquida, la comunicazione via Web...) e che i partiti tradizionali sono in crisi. E soprattutto che il modo di essere Chiesa oggi non è quello di essere “anima del mondo”.

Non basta ricostruire la speranza, ricucire il Paese e pacificare la società: occorre un salto di qualità. Non sono sufficienti appelli buonisti o esortazioni generiche.

È urgente prima di tutto un esame di coscienza, senza piangerci addosso. Ripercorriamo sia pur brevemente il cammino della Chiesa dall’inizio della Repubblica italiana fino ad ora.

La Chiesa italiana, in passato, ha formato laici cattolici capaci di incidere anche sulla Costituzione italiana. L’egemonia democristiana ha avuto in passato un grande valore, poi si è deteriorata per mancanza di formazione e per la prevalenza di interessi personali e di gruppi (ecclesiali o meno).

La diaspora dei cattolici italiani ha indebolito il fermento evangelico nella società. L’ingerenza di alcuni ecclesiastici e la contro testimonianza di alcuni laici cattolici hanno svuotato la corresponsabilità e la credibilità dei cristiani in politica.

La Chiesa tendenzialmente (non è un’accusa ma una constatazione) è in parte venuta meno come luogo di discernimento, di formazione all’impegno politico e di accompagnamento per i laici cattolici impegnati.

Che fare? Non è facile rispondere. Certamente questo momento grave di crisi e di insignificanza può essere un’opportunità di rigenerazione di ciò che è specifico della novità cristiana e che è necessario per l’Italia, per l’Europa e per il mondo.

Non è sufficiente incoraggiare l’impegno dei cattolici in politica, per ricuperare il rapporto vitale tra Legge e Bene comune, armonizzare l’interdipendenza tra diritti e doveri e per promuovere la cultura responsabile della partecipazione alla vita pubblica e sociale.

Insistere sui “valori non negoziabili” non è sufficiente per una politica incisiva.

Le scuole socio-politiche sono utili ma non efficaci. Se abbiamo compiuto alcuni passi nel linguaggio della catechesi e della liturgia, siamo drammaticamente indietro nel dialogo con i tempi.

Prendiamo atto che come cattolici italiani siamo una minoranza, ma anche nello stesso tempo sentiamo l’invito di Cristo a essere “lievito nella pasta”, “sale della terra” e “luce del mondo”.

Come Chiesa favoriamo una crescita della nuova generazione in un cammino di maturazione umana e cristiana. Riprendiamo nelle Comunità cristiane lo studio della Dottrina sociale della Chiesa e sosteniamo credenti e non credenti ad avere come unico obiettivo il Bene Comune.

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