Lecco, 10 gennaio 2020   |  
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Editoriale - L'Europa dei mercanti è una tigre di carta

di Alberto Comuzzi

L'Occidente ha tra i suoi nemici dichiarati i fondamentalisti islamici. Mentre gli Stati Uniti li combattono, gli europei s'illudono di tenerli a freno con misure diplomatiche. Che errore.

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Donald Trump (credit Il Sole24Ore, p.g.c.)

Ha avuto ragione san Giovanni Paolo II che in tutte le circostanze in cui ha esternato il suo pensiero sul Vecchio Continente ha sempre sottolineato che «senza riscoprire le proprie radici cristiane l'Europa non esiste ».

In questi giorni in cui acute si fanno le crisi in zone vicinissime al nostro Paese (Libia) e poco più distanti (Iraq e Iran) è evidente l'irrilevanza politica di un'Europa che – seppure è geograficamente ben delineata come continente unico dall’Atlantico agli Urali, dal Mare del Nord al Mediterraneo – s'è solo preoccupata di crescere come grande area commerciale.

I governanti europei sono lo specchio dei popoli che governano: non hanno voluto citare il cristianesimo nel Preambolo del documento che dovrebbe essere una specie di Costituzione continentale perché sono gli stessi europei ad avere smarrito le proprie origini cristiane.

Libertà, dignità umana, solidarietà, sussidiarietà, dialogo sono principi nati nella cultura espressa dalla quella religione giudaico-cristiana che oggi appare insignificante ai più e alla quasi totalità dell''élite che governa le istituzioni europee.

Riconoscere esplicitamente le radici cristiane dell'Europa nel testo del Trattato costituzionale dell'Unione non sarebbe stato un atto formale, ma una forte garanzia per il Vecchio Continente.

Il santo Papa polacco aveva visto con acume che «un buon ordinamento della società (europea) deve radicarsi in autentici valori etici e civili, il più possibile condivisi dai cittadini».

Nell'Agosto del 2003 sull'Europa era intervenuto ripetutamente. «La cultura europea dà l'impressione di un' apostasia silenziosa da parte dell'uomo sazio, che vive come se Dio non esistesse (...). Occorre ritornare a Cristo e ripartire da Lui», aveva sottolineato all' Angelus il13 Luglio. Adesso che si lavora «alla redazione della nuova Costituzione la nuova Europa va aiutata a costruire se stessa rivitalizzando le radici cristiane che l'hanno originata.

L'Europa è un concetto prevalentemente culturale e storico, caratterizzatosi come continente grazie pure alla forza unificante del cristianesimo, che ha saputo integrare tra loro diversi popoli e culture.

La Chiesa è convinta che il Vangelo di Cristo continui a rimanere ancor oggi una inesauribile fonte di spiritualità e di fraternità. Il prenderne atto torna a vantaggio di tutti e il riconoscere esplicitamente nel Trattato le radici cristiane dell'Europa diventa per il continente la principale garanzia di futuro».

Oggi, Gennaio 2020, governanti e governati europei siamo qui a prendere atto di vivere in un'area tra le più prospere del pianeta (non si sa ancora per quanto tempo), ma che, di fatto, ben poco o nulla conta nello scacchiere internazionale.

Egoisticamente divisi, non solo registriamo la fragilità del benessere conquistato (con lo spettro di una nuova ancor più devastante crisi economica come quella iniziata nel 2008), ma ci stiamo pure rendendo conto che non siamo neppure in grado di difendere i nostri interessi materiali quando un tirannello come Erdogan li minaccia. Risultato: questa Europa è un disastro totale.

Sono sempre più insistenti le voci piagnucolanti di politici, giornalisti, commentatori e osservatori vari che accusano gli Stati Uniti di essersi disimpegnati dalle vicende del Mediterraneo.

La tanto vituperata "dottrina" del presidente James Monroe (1758-1831) riassunta nell'efficace espressione «l'America agli americani», per fortuna degli europei è stata, nel tempo, diversamente applicata.

Se la politica di Theodore Roosevelt (1901-1909) tradusse quell'espressione nell'interesse primario degli Stati Uniti di tenere sotto controllo l'intero Sud America (concepito come "cortile di casa"), quella di Wodrow Wilson (1913-1921) di espandere la democrazia nel mondo fino a diventarne "il gendarme" durante la presidenza di Harry Truman (1945-1954), non dovrebbe stupire l'interpretazione che l'attuale presidente Donald Trump dà di quella espressione: tutelare gli interessi dell'America colpendo coloro che, nel mondo, la minacciano.

Fin dal suo primo incontro con i leader europei Trump ha detto chiaramente che non intende più proteggere gli europei se essi non dimostrano di fare la propria parte.

Davanti alle minacce iraniane agli Stati Uniti gli unici leader ad avere il coraggio di schierarsi dalla parte di Trump sono stati l'inglese Boris Jhonson (che ha subito mandato due navi ad affiancarsi a quelle statunitensi) e l'israeliano Benjamin Netanyahu.

Fino a quando i valori giudaico-cristiani che hanno fatto grande e importante l'Occidente dovranno essere tutelati dagli Stati Uniti senza il supporto dell'Europa? Quando gli europei usciranno dal loro torpore e prenderanno coscienza che c'è un islam radicale che li vuole distruggere?

Lo scrittore romano Publio Fabio Vegezio (seconda metà del IV secolo) ci ha insegnato che «se vuoi la pace, prepara la guerra». Noi, che seriamente vogliamo la pace, siamo favorevoli non solo ad un esercito europeo (come tanto auspicato dai padri fondatori dell'Europa), ma desideriamo ardentemente anche Forze armate italiane sempre meglio addestrate ed efficienti perché bene equipaggiate.

 

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