Lecco, 02 febbraio 2018   |  
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Editoriale - Le elezioni e la Dottrina Sociale della Chiesa

di Giulio Boscagli

senato parlamento

Depositate le liste per Camera e Senato tra pochi giorni si consegneranno anche quelle per l’elezione del Presidente e del Consiglio Regionale della Lombardia. E’ quindi il momento di iniziare a riflettere sull’importanza del prossimo appuntamento elettorale. Come primo strumento per orientarci utilizziamo la nota della Conferenza dei Vescovi Lombardi (CEL) che Resegoneonline ha pubblicato nei giorni scorsi.

Il primo invito dei vescovi è a prendere sul serio la scadenza elettorale: “Chi non va a votare non è uno che si astiene dal voto; è piuttosto uno che decide che siano altri a decidere per lui”. E’ un richiamo forte che cerca di invertire una tendenza che ha preso piede negli anni di questa che siamo ormai abituati a chiamare seconda repubblica. Nella “prima” infatti, gli italiani partecipavano in massa alle urne, in misura ineguagliata dagli altri paesi europei. La disaffezione quindi non è solo colpa di indifferenza o distrazione ma anche del disagio che i cittadini elettori provano davanti all’offerta politica di oggi. Basta leggere i commenti e le polemiche sul come sono state approntare le diverse liste per capire che questa disaffezione non è senza buoni motivi.

E’ quindi necessario trovare motivazioni adeguate per andare alle urne e i vescovi lombardi si augurano che il dibattito “tra le parti sia il più sereno possibile e non gridato, su programmi ben articolati, sinceri e reali nelle promesse”. Un auspicio serio che comporta tuttavia una reale modifica delle modalità con cui le campagne elettorali si sono svolte negli ultimi anni: è anche l’incapacità di un confronto sereno, per quanto serrato, su proposte e programmi ad allontanare gli elettori dalla politica o, al contrario, a dar peso a proposte che hanno il fascino velenoso dell’irrealizzabilità .

“La chiesa, -scrivono i vescovi- non si schiera in modo diretto per alcuna parte politica”. Questo inciso “in modo diretto” sembra voler indicare che non tutto quello che viene offerto dai partiti in lizza abbia lo stesso grado di accettabilità per i cattolici: ad esempio, citano, “le questioni etiche rilevanti della vita, della morte, della dignità e sacralità della persona” che richiedono una attenzione particolare.

Quanto possono influire queste indicazioni sulla campagna elettorale? Temiamo assai poco dato che è ormai invalsa, anche in tanta parte dell’elettorato cattolico, una separazione tra le ragioni della fede e le scelte della quotidianità, in particolare le scelte della politica.

Serve quindi un ritorno alle radici dell’insegnamento sociale della Chiesa, a quella “Dottrina Sociale” che troppo velocemente viene accantonata come non più attuale. Eppure troviamo in essa un principio fondamentale quale quello del bene comune che è “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”(dal Catechismo della Chiesa Cattolica). Bene comune che comporta tre elementi essenziali: “ il rispetto della persona, il benessere sociale, lo sviluppo e la pace e la sicurezza di un ordine giusto”.

E’ da questo insegnamento che deriva la valorizzazione della società civile e dei corpi intermedi che l’azione politica è chiamata a riconoscere e sostenere, come peraltro prevede anche la Costituzione Italiana.

E’ un tempo questo in cui le grandi decisioni sulla vita personale e familiare, sulla vita della società rischiano di essere prese non dai diretti interessati ma da organizzazioni impersonali o dal potere finanziario che sovrasta i rappresentanti eletti dai popoli.

Quando leggiamo che le grandi aziende delle nuove tecnologie si apprestano ad organizzare un sistema di welfare riservato ai propri dipendenti (oltre un milione) non siamo più di fronte a un welfare aziendale che integra virtuosamente quello universalistico, bensì di fronte ad una nuova organizzazione del mondo che prescinde da ogni controllo democratico.

Il voto è uno strumento debole di fronte ai poteri globali ma rimane l’unico modo per far conoscere il pensiero e la voce dei popoli.

Certo servirà nell’imminente futuro che i mondi vitali, che pure sono presenti nella società italiana più che altrove, tornino a farsi interpreti delle istanze popolari per modificare una partitocrazia invasiva che rischia di soffocarli.

Quando parliamo di un nuovo ruolo della società civile non intendiamo riferirci alle liste cosiddette civiche che restano comunque nell’ambito dell’offerta politica: pensiamo piuttosto a tutti quei soggetti, a partire dalle famiglie, portatori di valori, anche diversi, che devono tornare a frequentare la vita comune e a confrontarsi nella piazza, come ha ricordato recentemente papa Francesco, non limitandosi a “guardare del balcone” .

“La politica è sembrata in questi anni a volte ritrarsi di fronte all’aggressività e alla pervasività di altre forme di potere, come quella finanziaria e quella mediatica. Occorre rilanciare i diritti della buona politica, la sua indipendenza, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti–doveri – bilanciare tutti e due – e a renderli effettivi per tutti. Il popolo, che si riconosce in un ethos e in una cultura propria, si attende dalla buona politica la difesa e lo sviluppo armonico di questo patrimonio e delle sue migliori potenzialità”.(Francesco, discorso a Cesena, 1 ottobre 2017)

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