Lecco, 06 novembre 2017   |  
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Editoriale – Con l'astensione scricchiola la democrazia

di Alberto Comuzzi

Ad Ostia hanno votato meno di quattro cittadini su dieci e in Sicilia più della metà degli aventi diritto non s'è presentato ai seggi.

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Lunedì scorso l'editoriale di Resegoneonline, affidato alla penna di monsignor Franco Cecchin, si apriva con queste parole: «In un mondo come il nostro, fatto di egoismi, di violenze e di ingiustizie, è urgente riscoprire la Dottrina sociale della Chiesa. È un appello accorato che rivolgo ai credenti e ai non credenti. Stiamo imboccando un tunnel che ci porta all’autodistruzione.

Manca una progettualità. Sono saltati tutti i punti di riferimento. La terra, che è diventata un villaggio globale, più che essere una casa comune sta trasformandosi in una Babele per una molteplicità di linguaggi in una continua contrapposizione e aggressività».

Per confermare la fondatezza del suo appello basta dare uno sguardo ai media di oggi. I quotidiani nazionali più diffusi e i telegiornali delle televisioni più seguite, infatti, questa mattina aprono le prime pagine con le elezioni in Sicilia e a Ostia (comune commissariato per infiltrazioni mafiose), le 26 persone uccise da un killer in una chiesa del Texas, i “paradisi fiscali” dove i ricchi vanno a nascondere i loro soldi per non pagare le tasse, la libertà vigilata dei vertici politici catalani “esuli” a Bruxelles e una sfilza di incidenti mortali sulle strade accanto ai consueti fatti di cronaca nera (rapine, furti, stupri e via dicendo).

“Egoismi, violenze e ingiustizie” dice il Monsignore; ed ecco confermata la sua denuncia. Dalla Regina d'Inghilterra ad artisti famosi, dai capi di Stato agli oligarchi dell'economia mondiale un'unica preoccupazione: non pagare le tasse.

Fedeli raccolti in preghiera uccisi da uno squilibrato in possesso di un'arma micidiale: quanti sono i reduci vittime, essi stessi, di quella violenza generata dalle tante guerre in cui sono stati coinvolti e che tuttora insanguinano il pianeta?

Fino a che punto la real politik ha ragione d'essere nei confronti di cospicue minoranze che chiedono l'autodeterminazione?

Senza andare troppo lontano guardando in casa nostra ci accorgiamo che “contrapposizione e aggressività” sono il pane quotidiano. Il legittimo (e salutare) confronto politico è diventato contesa esasperata: chi non la pensa come me, non è avversario, è nemico da distruggere. Intanto sotto i nostri occhi si sta accelerando la decomposizione della democrazia.

La notte scorsa gli opinionisti si sono impegnati in un coacervo di discussioni imperniate sugli exit poll delle elezioni senza avere l'unico dato certo: il responso delle urne, che avremo solo nel pomeriggio.

Quasi nessuno, purtroppo, ha rilevato che a Ostia ha votato solo il 36,15 percento degli aventi diritto (nel 2016 la percentuale era stata del 56,11) e in Sicilia il 46,76 per cento (2.179.474 elettori su 4.661.111), in ulteriore calo rispetto a cinque anni fa, quando fu del 47,41.

Poco importano le analisi sulla disaffezione al voto. Quando il cittadino rinuncia a votare, l'unica vera possibilità e occasione che egli ha di “pesare” nella vita pubblica, la democrazia scricchiola e spalanca le porte, prima all'oligarchia e poi alla tirannide.

 

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