Lecco, 15 marzo 2019   |  

Editoriale - Quaresima (al cinema) ci interroga, Lecco risponde

di Giulio Boscagli

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Tra le iniziative quaresimali della Comunità Pastorale Madonna del Rosario, la proposta di quattro film su cui confrontarsi è certamente la più innovativa, non solo per l’uso del mezzo cinematografico ma anche perché vuole essere una occasione di riflessione per l’intera città, non solo per la comunità cristiana.

Dopo le due prime proiezioni è possibile qualche considerazione e commento.

akakssaE’ da sottolineare innanzitutto che la risposta dei lecchesi è stata importante: il Cenacolo affollato documenta un bisogno di cinema che esiste e che viene colmato, per quanto possibile, solo da soggetti che non hanno questo come il loro principale scopo. Possibile che a Lecco non si trovino imprenditori del settore capaci di rinverdire una tradizione di sale che fu a lungo importante in questa città?

Ma veniamo alle pellicole. La prima, “Il fattore umano, lo spirito del lavoro” del regista Giacomo Gatti è un docu-film che racconta molte e diverse storie di imprese e di lavoro in Italia. Si respira un’aria positiva, del tutto in controtendenza con narrazioni che si esercitano soprattutto sul negativo, sulle crisi. Certamente il momento non è di quelli facili e tuttavia forse è più facile uscire dalle difficoltà non recriminando ma guardando avanti e costruendo come fanno i protagonisti del film.

Sottolineo due momenti che mi sembrano particolarmente stimolanti anche per il mondo del lavoro lecchese.

L’operaio della grande fabbrica di trattori, intervistato, si mostra orgoglioso del proprio lavoro e afferma perentoriamente che nessuna macchina sarà mai in grado di sostituirlo adeguatamente. Successivamente lo stesso illustra, accarezzandola quasi commosso, la bellezza di una saldatura effettuata. Delle due affermazioni la prima non è purtroppo vera, lo stesso procedere del filmato mostra automazioni molto sofisticate; ma la seconda è quella più carica di valore e prospettive. Se possiamo costruire macchine per sostituire il lavoro materiale dell’uomo (e occorrerà farsi carico di cosa questo comporti in prospettiva), non si potrà mai far valutare a una macchina la bellezza di una saldatura. Quella bellezza che, parafrasando Dostoevskij, “salverà il mondo” è rintracciabile nelle parole di questo tecnico, parole che potrebbero essere ripetute da generazioni di operai che hanno fatto e fanno, con la sapienza della loro mani, la storia del lavoro e della società lecchese.

Schermata 2019 03 14 alle 13.37.23Ma nel film c’è anche un’altra provocazione forte: l’imprenditore iraniano che, in un momenti di crisi, assume venti giovani senza averne una necessità dal punto di vista dell’andamento aziendale: una testimonianza concreta che nell’economia il fattore umano gioca un ruolo fondamentale. Cosa ha da dire questa esperienza alla tendenza in atto per cui sono sempre più bassi i salari dei lavoratori e sempre più illimitate le risorse con cui si retribuiscono top manager e azionisti?

Il secondo film, ”Pitza e datteri” del regista curdo Fariborz Kamkari, affronta con il tono della commedia leggera il tema della convivenza di una piccola comunità islamica nella citta di Venezia. Il cuore di questo racconto sta nelle parole di introduzione del regista quando ha affermato che il grande problema dell’islam è il confronto con la modernità. La storia e i personaggi del film vivono proprio dentro questo confronto. In una successione di eventi che fanno sorridere ma anche riflettere, ad esempio sul ruolo delle donne affrontato con determinazione dal regista, e il ruolo saggio del più anziano del gruppo che coglie la necessità di confrontarsi, rispettandola, con la cultura della città lagunare.

C’è un’immagine del film che mi sembra emblematica e che fa riflettere. A questa piccola comunità viene mandato un giovane imam proveniente dall’Afghanistan, Saladino. Al suo arrivo a Venezia questi indossa un paraocchi perché, dice, non vuole essere condizionato dagli errori dell’Occidente. L’ultima immagine del film è quella di Saladino che lascia Venezia e dalla nave che lo trasporta i suoi occhi sono ora spalancati sulla bellezza dei luoghi e sulla ragazza con cui ha dovuto confrontarsi nel corso della storia.

La bellezza, ancora una volta, la bellezza. Salverà il mondo?

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