Lecco, 21 dicembre 2018   |  

Editoriale - Il futuro dei cattolici nella politica italiana

di Giulio Boscagli

1952 Luigi Sturzo

Don Sturzo

Tempo di ricomposizione tra cattolici? Queste ultime settimane sono state caratterizzate da diversi ma convergenti momenti di riavvicinamento.

C’è, sul fronte più propriamente dell’impegno sociale, l’idea di un forum dell’associazionismo cattolico lanciata dal presidente della CEI, il cardinale Bassetti.

Sul piano politico i diversi spezzoni eredi della Democrazia Cristiana si stanno, forse, riunificando.

Più recentemente, sotto il cappello di “Piattaforma Milano”, alcune forze popolari e di area centrista danno vita a gruppi unitari nel Consiglio comunale di Milano con la prospettiva di ampliarsi in altre assemblee istituzionali.

Sono tutti fermenti da guardare con positività dato che documentano un desiderio diffuso di unità o quantomeno di collaborazione per un servizio al bene comune. Nello stesso tempo confermano con chiarezza quanto la diaspora dei cattolici in politica (tanto teorizzata negli anni passati) abbia contribuito alla loro irrilevanza nel contesto attuale.

Guardare con positività a quanto sta avvenendo non significa tuttavia rinunciare ad una riflessione più articolata, anche tenendo presente i molti fallimenti cui sono andate incontro iniziative similari. Già negli anni Ottanta, di fronte alla crisi culturale della Democrazia cristiana si parlava di ricomposizione e nasceva anche un ”Comitato di collegamento di cattolici” (la cui parabola è ben narrata in un libretto del nostro Direttore pubblicato da Ancora nel 1995); più recentemente anche gli incontri tenutisi a Todi da parte di molte sigle dell’associazionismo cattolico non hanno portato a risultati concreti.

Azzardo una ipotesi di lettura di questi tentativi. Il difetto, a mio parere, è quello di cercare una convergenza a valle della propria identità. Si dà cioè per scontato proprio l’essere cattolici e si prova a mettersi insieme per confrontarsi con le sfide del tempo. Ne risultano posizioni sostanzialmente difensive o polemiche, sterili in definitiva.

Ma il punto critico di questi anni è proprio quello che viene dato per scontato. Cosa significa essere cristiani, in particolare essere cattolici, nella complessità del tempo presente?

Credo utile riportare quanto disse Benedetto XVI all’Assemblea del Pontificio Consiglio per i Laici nel 2010 (le sottolineature sono ovviamente mie):
“Riprendendo l’espressione dei miei Predecessori, posso anch’io affermare che la politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama i cristiani a un forte impegno per la cittadinanza, per la costruzione di una vita buona nelle nazioni, come pure ad una presenza efficace nelle sedi e nei programmi della comunità internazionale.

C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica. Questa esigenza dev’essere ben presente negli itinerari educativi delle comunità ecclesiali e richiede nuove forme di accompagnamento e di sostegno da parte dei Pastori. L’appartenenza dei cristiani alle associazioni dei fedeli, ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, può essere una buona scuola per questi discepoli e testimoni, sostenuti dalla ricchezza carismatica, comunitaria, educativa e missionaria propria di queste realtà.

Si tratta di una sfida esigente. I tempi che stiamo vivendo ci pongono davanti a grandi e complessi problemi, e la questione sociale è diventata, allo stesso tempo, questione antropologica. Sono crollati i paradigmi ideologici che pretendevano, in un passato recente, di essere risposta “scientifica” a tale questione. Il diffondersi di un confuso relativismo culturale e di un individualismo utilitaristico ed edonista indebolisce la democrazia e favorisce il dominio dei poteri forti.

Bisogna recuperare e rinvigorire un’autentica sapienza politica; essere esigenti in ciò che riguarda la propria competenza; servirsi criticamente delle indagini delle scienze umane; affrontare la realtà in tutti i suoi aspetti, andando oltre ogni riduzionismo ideologico o pretesa utopica; mostrarsi aperti ad ogni vero dialogo e collaborazione, tenendo presente che la politica è anche una complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi, ma senza mai dimenticare che il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione.”

Anche il richiamo dell’appello “ai liberi e forti” di don Sturzo, , che si fa più insistente con l’avvicinarsi del centenario, rischia di essere ambiguo se si dimentica quale tempra di cattolico fu il sacerdote calatino e quanto il suo Appello pescasse nella sapienza della Dottrina Sociale Cattolica.

Riscoprire nella concretezza delle sfide quotidiane il valore di una unità che viene prima perché è data, perché è un dono, e quindi va testimoniata come proposta di senso per tutti, questo mi sembra il compito più urgente.

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