Lecco, 21 settembre 2018   |  
Chiesa   |  Opinioni

Editoriale – Grazie, don Franco

di Alberto Comuzzi

Domenica 23 Settembre il saluto del Prevosto che lascia Lecco dopo undici anni di ministero pastorale.

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Mons. Franco Cecchin con il plastico del nuovo centro di comunità della parrocchia di San Nicolò

Con la Messa celebrata nella basilica di San Nicolò domenica 23 Settembre alle ore 10 (seguita da un brindisi in oratorio e un pranzo comunitario), monsignor Franco Cecchin saluta i fedeli e l'intera comunità lecchese di cui è stato prevosto per undici anni.

Oltre che responsabile della comunità pastorale “Madonna del Rosario” (composta dalle parrocchie di San Nicolò, San Materno in Pescarenico e San Carlo al porto in Malgrate), monsignor Cecchin ha ricoperto anche il ruolo di decano.

In chiosa al suo libro “Emozioni e pensieri a Lecco” (Teka edizioni), il terzo dedicato all'amata città lariana, don Franco, riferendosi al tempo trascorso a Lecco scrive: «In questo periodo della mia esistenza ho ricevuto di più di quello che ho dato. Il mio essere uomo è stato arricchito da un'affascinante natura, da una popolazione intraprendente e da una cultura di autentiche tradizioni di stampo manzoniano.

Il mio ministero, nella quotidianità della vita pastorale, è stato sollecitato a prendere coscienza sempre più del valore dell'accoglienza empatica, della condivisione e soprattutto dell'esigenza profonda dell'interiorità: si può dare, solo in comunione con Gesù Buon Pastore.

L'augurio che esprimo di cuore a voi tutti, al nuovo prevosto di Lecco monsignor Davide Milani, già responsabile dell'Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, e a me, ha come contenuto l'impegno di rispondere a quello che lo Spirito di Cristo desidera e vuole da tutti noi in questo momento preciso della nostra storia.

Certamente per mons. Davide, per me e in parte per voi tutti, il distacco porta sofferenza, ma può essere generativo di un salto di qualità. “Dio non turba mai la gioia di suoi figli se non per preparane loro una più certa e più grande” (Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, cap. VIII)».

Queste parole di commiato rivelano l'essenza della persona di monsignor Cecchin che, aldilà dei limiti umani (chi non ne ha?), resta un prete totalmente dedito al suo Signore e ai fedeli incontrati nel suo percorso presbiterale («Solo in Cristo l'umanità si salva» non si stanca mai di ripetere nelle circostanze in cui gli è consentito di dirlo).

Nel bilancio delle opere materiali realizzate egli lascia: una libreria rinnovata; la scuola dell'infanzia completamente ammodernata; restaurate la chiesa di Santa Marta, il convento di Fra Cristoforo a Pescarenico, la facciata e le porte della basilica e, con sponsor privati, le statue di San Nicolò e della Madonna del rosario; avviati il progetto del Centro di Comunità della parrocchia di San Nicolò di cui faranno parte la casa della carità e il nuovo oratorio; lanciato e sostenuto un giornale online.

Sosteneva il filosofo Blaise Pascal che esistono tre generi di “grandezza”: la grandezza terrena, la grandezza degli uomini di pensiero, la grandezza della saggezza. Ognuno di essi ha i propri valori, il proprio “impero”, il proprio “splendore”, le proprie “vittorie”. Ecco monsignor Cecchin, pascalianamente parlando, ci sentiremmo di collocarlo – e, siamo certi, a lui farebbe piacere trovarvicisi – nella categoria della grandezza della saggezza «che non è nulla se non viene da Dio, è invisibile alle persone carnali e agli uomini di pensiero».

 

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