Lecco, 11 maggio 2018   |  

Editoriale - Governo Lega-M5S? Si occupi dei bisogni del Paese

di Giulio Boscagli

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Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Nei giorni in cui questo editoriale sarà in linea potremo assistere al cammino verso la costituzione di un governo figlio dell’alleanza tra Cinque Stelle e Lega. In attesa di sviluppi possiamo avanzare qualche riflessione di ordine più generale.

1-Diciamo subito che un tale governo, se nascerà, sarà pienamente legittimo. Il nostro attuale sistema istituzionale prevede che i governi nascano in Parlamento e siano legittimati da un voto di maggioranza delle due camere. Checché se ne dica nei talk show televisivi o anche nelle parole di taluni politici, in Italia non esiste il “premier” eletto dal popolo ma un Presidente del Consiglio cui l’incarico di formare un governo viene affidato dal Presidente della Repubblica. Gli elettori non scelgono – almeno fino ad ora – un governo ma solo le forze politiche da cui si sentono meglio rappresentati. Da qui il compito, non facile ma stimolante per chi ama veramente la politica, di cercare convergenze programmatiche e politiche per dare un governo al paese.

2- Altro tema è se questa alleanza sia all’altezza dei problemi e delle necessità del paese sia sul piano della vita interna che su quello internazionale. Su questo i dubbi sono legittimi. Tuttavia se la metà degli elettori, in via di principio, nelle recenti elezioni si è fatta rappresentare da questa alleanza occorre prenderne atto e chiedersi il perché di questo orientamento.
I dati ISTATdi questi giorni ci dicono che le persone in condizione di povertà assoluta sono passate dal 3,9% del 2008 al 8,3% del 2017, si tratta di cinque milioni di persone.
Non ci vuol molto a capire perché milioni di elettori rifiutino un sistema che in un decennio ha aumentato la povertà, allargato la forbice tra ricchi e poveri, moltiplicato le ingiustizie sociali. Povertà e disagio sociale unito alla crescente insicurezza, vera o presunta, causata da una presenza percepita come eccessiva della immigrazione incontrollata sono il brodo di coltura su cui si alimentano le posizioni antisistema.
In questo contesto non è certo sufficiente la retorica europeistica: il “ce lo chiede l’Europa” è ormai percepito come una presa in giro proprio in un paese in cui un forte sentimento europeistico ha dato un contributo decisivo nelle fasi costituenti dell’Unione Europea.

3-Nel contesto politico in cui sta nascendo il governo si nota la pratica scomparsa della posizione del Partito Popolare Europeo e il silenzio assordante dei cattolici.
Il PPE, riferimento sia di Forza Italia che di quel che resta della diaspora democristiana, è al suo punto più basso di consenso e sembra ormai prossimo alla scomparsa reale per rimanere in vita solo come un fantasma senza futuro. Eppure i valori del popolarismo sarebbero di una attualità disarmante. Vogliamo ricordarne qualcuno? Ad esempio come non riportare al centro dell’attenzione la famiglia e la sua funzione cardine per il futuro della società? E la valorizzazione delle autonomie locali e sociali per costruire una convivenza civile armonica e più giusta? L’economia sociale di mercato, così vilipesa dalle orde liberiste che ci hanno fatto fare un passo indietro come non si era mai visto prima nella nostra storia repubblicana, non ha nulla da dire? O in politica estera ci basta l’insipienza europea davanti all’aggressività dei neocon statunitensi o possiamo riscoprire il grande ruolo di mediazione tra i conflitti svolto per decenni dai nostri ministri degli esteri? E potremmo continuare nel ripercorrere punto per punto il programma scritto cento anni fa da don Sturzo ma anche presente nel manifesto del PPE.

4- Nel silenzio dei cattolici (è anche il risultato della dispersione nei vari contenitori della politica desiderato da tanti come occasione per una maggior pulizia della proposta) nasce il desiderio che qualcuno si assuma il compito di far convergere tante positive energie presenti nel sociale verso una traduzione politica attuale in analogia a quanto seppero fare ai tempi della crisi ideale e politica della Dc tutti quelli che si impegnarono a dar vita al Comitato di Collegamento dei Cattolici o al Movimento Popolare.

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