Lecco, 05 ottobre 2018   |  

Editoriale – Gli italiani? Brava gente, ma fastidiosa

di Alberto Comuzzi

L'Italia, con tutte le sue contraddizioni, rimane pur sempre un Paese invidiato e, in qualche modo, anche temuto.

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Poteva avere forse qualche ragione Klemens von Metternich, cancelliere di stato austriaco, quando, il 2 Agosto 1847, in una nota inviata al conte Dietrichstein, suo ambasciatore a Londra, annotava che «La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle».

Infatti, quella era un'epoca in cui l'Italia era il campo di battaglia di interessi stranieri. Una nazione spezzettata in cento regnetti in perenne competizione tra di loro. Interesse dell'impero austro-ungarico era quello di impedire che sulla scena europea si affacciasse un nuovo stato unitario, l'Italia, a Sud, in un momento in cui anche a Ovest la Prussia si agitava per trasformarsi in quella nazione molto più strutturata e ampia che sarebbe diventata la Germania. Insomma all'Austria faceva comodo la sempre valida politica del “divide et impera”.

Sono passati 180 anni, s'è fatta l'Italia e anche se non ancora del tutto gli italiani, quelli che ci sono continuano a dare fastidio a qualche altro europeo .

Non piacciamo, o meglio, non piace il nostro governo a Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici e monetari dell'Ue, a Jean Claude Juncker, presidente della commissione europea, ad Hartwig Loger, presidente di turno dell'Ecofin (gruppo dei ministri delle finanze dell'Ue), a Joan Van Overtveldt, ministro dell'Economia belga, per citare alcuni degli esponenti stranieri più in vista.

Perché tanta ostilità contro di noi? Perché da sempre gli italiani, pur con tutti i loro difetti e contraddizioni, rappresentano una minaccia. Siamo un popolo di soli sessanta milioni di persone che dà fastidio.

Danno fastidio la qualità delle nostre piccole e medie imprese, la creatività della moda, la genuinità e varietà della gastronomia (unica nel mondo), l'efficienza delle forze di sicurezza, l'eccellenza di una plurisecolare tradizione artistica e culturale, i pregevoli risultati ottenuti nello sport, l'innato spirito di moderazione (furono Fanfani e Papa Giovanni a mediare tra Kennedy e Kruscev evitando la terza guerra mondiale) e, soprattutto, la capacità di produrre benessere nonostante l'assoluta mancanza di materie prime.

Purtroppo eccelliamo anche nell'organizzazione della criminalità, un tallone d'Achille che ci penalizza e che offre, a chi già mal ci sopporta, una potente arma per accentuare forme di denigrazione.

Non crediamo alle tesi di complotti contro il nostro Paese, ma è evidente che dia fastidio un'Italia economicamente forte, capace di competere e di andare a conquistare i mercati. Dà altresì fastidio un'Italia che possa fare proseliti riproponendo una visione della vita basata sui propri valori fondanti, cioè le radici cristiane.

De Gasperi, Adenauer e Schumann erano tre cattolici che avevano immaginato un'Europa basata sulla solidarietà e amicizia tra i popoli. Macron, Merkel, Juncker e soci interpretano e lavorano per l'Europa dei mercanti. A Maggio del 2019 ne vedremo delle belle.

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