Lecco, 23 agosto 2019   |  

Editoriale - Agli albori del Meeting di Rimini

di Giulio Boscagli

La testimonianza di Giulio Boscagli che, allora trentenne, insieme ai promotori dell'iniziativa giunta quest'anno alla sua 40^ edizione, intravedeva già i sintomi di «un cattolicesimo italiano un po' seduto sugli allori di un passato glorioso».

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Meeting 2019, pubblico presente ad uno dei numerosi incontri (foto Sussidiario.net)

La quarantesima edizione del Meeting si sta concludendo a Rimini con una rassegna sempre più ricca di incontri, di mostre, di spettacoli. E soprattutto con una partecipazione attenta e appassionata di un popolo che desidera incontrarsi con la verità della vita. E quando pensiamo a questo popolo abbiamo davanti non solo moltissimi giovani ma anche e sempre di più famiglie con bambini di ogni età e moltissimi giovani anziani che non si perdono un'edizione del meeting da quaranta anni.

Una certa narrazione che va per la maggiore sui mezzi di informazione tende infatti a circoscrivere il Meeting di Rimini all'ambito delle manifestazioni giovanili estive riducendone quindi la portata di novità per l'intera convivenza sociale. Una novità che fatica a trovare spazio nella cronaca di questa settimana caratterizzata soprattutto dallo spettacolo tutt'altro che dignitoso di una crisi politica di non facile comprensione.
Dopo la sua conclusione sarà importante valutare i contributi portati da questa edizione: ora mi pare importante fare un passo indietro per andare a rivedere il primo Meeting, quello del 1980, perché, come sempre, nel momento sorgivo di un'iniziativa, di un'opera, sono meglio presenti i valori che ne costituiscono l'identità.

Non intendo fare una storia di quel l'inizio, ma solo portare una testimonianza personale perché ero anch'io in quell'anno tra quelli che collaboravano per la buona riuscita dell'iniziativa.

Il Meeting di Rimini, infatti, è opera della iniziativa congiunta di quattro soggetti adulti nati e cresciuti nell'esperienza di Comunione e liberazione. La comunità di Rimini che aveva il desiderio di una proposta forte e alternativa per l'estate della riviera romagnola e trovò in Sante Bagnoli, il fondatore delle edizioni Jaca Book, il primo sostenitore che mise a disposizione la ricca trama dei suoi rapporti internazionali. Con questi collaborarono da subito il Movimento Popolare che era guidato allora da Roberto Formigoni e a cui partecipava allora anche il filosofo Rocco Buttiglione, e i giovani giornalisti che avevano fondato il settimanale Il Sabato.

Chi ha frequentato solo in questi ultimi anni il Meeting non può immaginare quale distanza lo separi dell'edizione iniziale in dimensione e organizzazione.

Occorre ricordare che quel primo Meeting non portava ancora uno di quei titoli immaginifici che lo caratterizzeranno per anni, ma si chiamava semplicemente Meeting per l'amicizia tra i popoli, perché questa era la sua vocazione originaria, quella che gli avevano attribuito gli organizzatori.
Poi niente ampi saloni climatizzati e ben attrezzati. La prima edizione si svolse nella fiera vecchia, nella zona in cui oggi sorge il Centro Congressi, non lontano dal monumento dedicato in questi giorni a don Giussani, fiera che era in quell'anno costituita solo da un paio di capannoni in lamiera, ovviamente senza alcun condizionamento, tanto che la resistenza dei partecipanti era messa a dura prova da un'estate particolarmente calda.
Il nucleo dei relatori proveniva, come accennavo, dai rapporti di Bagnoli e quel l'edizione fu particolarmente ricca delle testimonianze di persone perseguitate nei paesi a regime comunista per la loro fede religiosa o posizione politica. I cosiddetti dissidenti caratterizzarono quel l'edizione facendola ricca di umanità.

Per documentare gli inizi non facili di un cammino ormai diventato adulto basta ricordare che ogni mattina prima della apertura dei padiglioni si teneva una riunione, cui partecipavano oltre a quelli citati anche Don Angelo Scola, Nicola Sanese, che coordinava abilmente l'intera organizzazione, e altri, con lo scopo di pensare la giornata e i suoi diversi momenti.

Nei primi meeting non c'erano i numerosi relatori di oggi, né le sale erano così capienti: nacque così l'idea di organizzare nei pomeriggi la ripresa degli incontri mattutini con gli stessi relatori e la possibilità di far loro domande. Fu per alcuni anni una grande occasione di parlare da vicino con personaggi che hanno fatto la storia politica e culturale di quegli anni.

Come ogni cosa che inizia si è sempre preoccupati della sua affermazione e del seguito che potrà avere. Ricordo personalmente l'insistenza di Formigoni nell'invitare le comunità di CL a venire a Rimini almeno per un giorno telefonando ai diversi responsabili e telefonando anche a quei giornalisti da lui conosciuti perché dessero notizia di quanto stava avvenendo a Rimini

E che a Rimini fosse nato quaranta ani fa un fatto nuovo e ricco di prospettive fu documentato appena due anni dopo quando alla terza edizione partecipò Papa Giovanni Paolo II che aveva saputo cogliere, forse più degli stessi promotori dell'iniziativa, la portata di rinnovamento culturale che Il Meeting portava con sé come presenza di cattolici nella società senza timori reverenziali capaci di «generare una civiltà che nasca dalla verità è dall'amore», come disse in quell'occasione (ma il suo discorso di allora dedicato alle risorse dell'uomo mantiene tutta la sua attualità e andrebbe ripreso come contributo al dibattito in corso).

Se il Meeting ha compiuto quaranta anni le ragioni vanno forse ricercate nella decisione di quei primi che, senza timore reverenziale, hanno sfidato l'estate festaiola riminese e, con essa, un cattolicesimo italiano un po' seduto sugli allori di un passato glorioso.

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23 Settembre 1943 Salvo d'Acquisto si offre in cambio della vita di 22 civili rastrellati dai tedeschi per rappresaglia contro un attentato compiuto il giorno prima, viene fucilato a Roma, in località Torrimpietra. Riceverà la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

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