Lecco, 08 dicembre 2017   |  

"È un dovere culturale: il fascismo di oggi manipola le paure"

Paolo Trezzi: La cultura antifascista, la nostra casa rifugio, che dobbiamo perciò ancor più promuovere ogni giorno, esercita una funzione di prevenzione e argine.

Manifestazione antifascista

Caro Direttore,

La casa su al Garabuso delle sorelle Villa era la più importante casa rifugio della Resistenza di Lecco.
Oggi per difenderci dal nuovo fascismo abbiamo bisogno di una nuova casa rifugio.
E questa non può che essere la nostra Cultura condivisa, la nostra storia, quella che ci faceva dire: “Non avrete il nostro odio, continueremo a volere un mondo più giusto”.

Nelle nostre città è cresciuta e sta pure imputridendosi una lotta contro il diverso, i diritti universali, le minoranze, le persone in fuga da regimi e povertà, la solidarietà di parrocchie, associazioni, singoli cittadini.
Una lotta che usa come spregevole specchietto per metterci uno contro l'altro: la crisi economica, la carenza di lavoro, le condizioni di disuguaglianza che vedono protagonisti cittadini e famiglie.

La cultura antifascista, la nostra casa rifugio, che dobbiamo perciò ancor più promuovere ogni giorno, esercita una funzione di prevenzione e argine contro questa deriva di fascismo, bullismo, soprusi vigliacchi e teatrali che oggi si moltiplicano.
Una deriva da non sottovalutare perché è di risposte sbagliate a domande giuste.
Perché non è vero che il passato si ripete se non lo si ricorda, ma si ripete se non lo si capisce.

L'ostentazione con cui i neofascisti vogliono conquistarsi uno spazio alimentando rancore e odio e manipolando paure è un fatto pericoloso. Essere antifascisti, oggi, credo voglia dire molte cose, alcune immediate: rispetto degli altri come persone, tutela delle libertà fondamentali, condanna della violenza contro i deboli, contrasto a tutto ciò che incoraggi le pratiche opposte: oppressione, sopraffazione, rancore, razzismo, anti-democrazia.

Insieme con la crisi della politica, dobbiamo affrontare la slavina culturale che spinge a pensare che l’antifascismo sia una reliquia di settant’anni fa. La crisi dell’antifascismo è cominciata nella debole trasmissione tra generazioni: scuola, famiglia e media, oggi raramente lo inseriscono tra i loro valori preliminari.

Per questo visto che letture squadriste di fascisti vigliacchi, cortei che negano lager e rispetto umano si moltiplicano, non è più rinviabile, rivendicare e attualizzare l'antifascismo che ci ha reso liberi, migliori, non sudditi.

La politica nel contempo contro questo nuovo fascismo che riempie i peggiori bassifondi e svuota di dignità, torni ad affrontare e risolvere i problemi che vivono troppi cittadini. Perché l’odio e il rancore è solo un tentativo ignorante di ributtarci in un brutto buco nero. Tutti i fascismi devono sentirsi incessantemente ribadire: “Non avrete il nostro odio, continueremo a volere un mondo più giusto”.

È una questione prioritariamente culturale, perché se si pensa male si agisce male.
Perché il fascismo non è il contrario del comunismo è il contrario della democrazia.
Paolo Trezzi

 

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